LIBRI – La casa della saggezza. L’epoca d’oro della scienza araba

Senza titolo-1CULTURA – Siamo a Baghdad, all’incirca nel 762 dC. Il neonato Islam sta pian piano espandendo la sua influenza nel mondo arabo, prima di allargarsi all’Europa e all’Africa del nord. Queste sono le coordinate della storia raccontata dal fisico inglese di origine irachena Jim Al-Khalili nel saggio La casa della saggezza – L’epoca d’oro della scienza araba edito da Bollati Boringhieri. In terra araba quello che temporalmente per noi è il Medioevo è un fiorire di mecenatismo e grandi pensatori, di nuove conoscenze e fibrillazione intellettuale.

Tre sono i fattori che secondo Al-Khalili spingono la scienza a imporsi nel mondo arabo a partire dalla seconda metà del secolo VIII. Innanzitutto, l’esigenza di tradurre in arabo i libri persiani e greci. Quindi l’imporsi di nuove tecnologie, come la carta, che favorirono la circolazione di testi e la proliferazione di traduzioni e nuove versioni di classici greci e persiani, sempre più corretti e precisi. Infine un ruolo non marginale fu l’interesse crescente per l’astrologia zoroastriana, che spinse i mecenati a finanziare progetti di astronomia. Nessun lapsus: fu proprio l’astrologia un grande motore di conoscenza astronomica. La commistione fra quello che oggi distingueremmo in scientifico e pseudoscientifico era in quel contesto storico perfettamente nella norma e per nulla limitante: lo dimostra anche la feconda unione fra alchimia (al-Kimiya) e chimica (Kimiya) nell’opera di Jâbir ibn Hayyân, noto in Occidente col nome Geber l’alchimista.

Dopo la fondazione avvenuta nel 762 Baghdad divenne così il centro del mondo scientifico. Il califfo abbaside al-Ma’mun fu un mecenate entusiasta e fondò il cuore pulsante di questo movimento culturale, la “Casa della Saggezza” (Bayt al-Hikma), che dà il titolo italiano al saggio. Il titolo originale inglese, invece, è Pathfinders (pionieri) e reca un tributo ai protagonisti che popolavano la Casa della Saggezza di Baghdad: dai tre fratelli Banū Mūsā, autori di opere ingegneristiche d’avanguardia al grande matematico al-Khwārizmī, padre dell’algebra, che importò nel mondo arabo i numeri indiani, da noi tutt’ora usati ed erroneamente chiamati numeri arabi. E come non citare il “biologo” Abu Uthman al-Jahith, autore di un pionieristico libro di classificazione degli animali?

Al-Khalili, docente di Fisica Teoria all’Università del Surrey e già autore de La fisica del diavolo, qui sveste i panni del fisico teorico per indossare quelli dello storico: La casa della saggezza è un libro vivace che, pagina dopo pagina, contribuisce a minare alle fondamenta una serie di luoghi comuni sulla scienza, sul suo rapporto col mondo arabo e con quello occidentale. Al-Khalili è un grande esperto di storia della scienza araba e ha curato, per la BBC, la serie di documentari Science and Islam.

La casa della saggezza contribuisce a ricordare la straordinaria dignità della scienza extraeuropea, troppo spesso offuscata dai grandi nomi della rivoluzione scientifica occidentale. Al-Khalili non nega l’importanza di quell’esperienza straordinaria che è l’epoca di Keplero, Galileo e Newton: tuttavia, la rivoluzione copernicana e il prosieguo della scienza in Europa hanno ben più di un debito nei confronti dei grandi uomini di cultura che per 700 anni hanno fatto del mondo arabo-islamico il punto di riferimento del mondo scientifico.

2 Commenti su LIBRI – La casa della saggezza. L’epoca d’oro della scienza araba

  1. La passata grandezza della scienza araba è fuori discussione. Lo raccontava, dieci e più anni or sono, anche un altro testo uscito in Italia per i tipi di Cortina: “Storia della scienza araba” di Ahmed Djebbar. Il problema è capire come e perché da quelle altezze sia precipitata nella misera situazione attuale. Questo rappresentava un cruccio profondo di Abdus Salam, fondatore e direttore per quasi vent’anni del Centro internazionale di fisica teorica di Trieste, che – pur credente – puntava il dito contro i leader religiosi del mondo islamico con durissime accuse. Venendone ripagato con ugual moneta, in vita e dopo la morte. Scrivevo poco più di un anno fa nella mia rubrichetta “Laboratorio Trieste” sul “Piccolo”: http://ricerca.gelocal.it/ilpiccolo/archivio/ilpiccolo/2012/09/19/NZ_34_02.html

  2. Nulla da dire su quello che ha prodotto la scienza araba che è stato tantissimo, ma parlare di debito dell’occidente è eccessivo…intanto perchè se vogliamo essere coerenti gli arabi di quel tempo sono ancora più in debito verso i greci, persiani ed indiani dell’età classica (senza queste culture non avrebbero fatto quello che hanno fatto, infatti nei primi 100 anni del califfato gli arabi non producono nulla a livello di scienza, ed è solo quando si appropriano del sapere creato da altri che riescono a dare un grande contributo.
    Poi comunque la trasmissione delle conoscenze è una cosa normale, non è mica qualcosa di cui sentirsi in debito, altrimenti ogni volta che usiamo la carta dobbiamo ringraziare i cinesi, oppure ogni volta che usiamo una tecnologia creata negli ultimi secoli dobbiamo ringraziare Europa o Stati Uniti? Io non credo.
    E Negli ultimi secoli le conoscenze antiche degli arabi non le avevano a disposizione solo gli europei, ma anche gli stessi arabi o altre civiltà , eppure è stata l’Europa a compiere gli avanzamenti e non altri….dire che questi avanzamenti sono merito degli arabi è come dire che i contributi originali dati dagli arabi sono merito delle civiltà precedenti.
    Insomma tanto di cappello per quello che hanno fatto, ma parlare di debito a mio parere è fuorviante.

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