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La diminuzione della biodiversità mette in pericolo la salute umana

NOTIZIE – “Qualcosa sta accedendo su una scala globale.” Questo è l’allarme lanciato da Joe Roman, biologo dell’università del Vermont, e Montira Pongsiri, scienziata dell’Environmental Protection Agency, e da altri sette autori in un articolo di prossima pubblicazione su BioScience. Il declino della biodiversità a livello mondiale, secondo lo studio che ha preso in rassegna numerosi lavori precedenti, sta provocando un dilagare di nuove malattie e la transizione a livello globale di una serie di infezioni che fino a ora erano circoscritte a livello locale.

Non è la prima volta che nella storia dell’uomo, in concomitanza con un un cambio di abitudini nel comportamento su larga scala, si assiste a un proliferare di nuove malattie. Una delle tappe fondamentali della storia umana è stata l’introduzione dell’agricoltura, circa 10.000 anni fa, e dunque il passaggio da una vita seminomade, da raccoglitori-cacciatori, a una sedentaria. Proprio in corrispondenza di questo evento è avvenuta quella che gli scienziati chiamano “transizione epidemiologica”, un’improvvisa diffusione di nuove malattie infettive. La stessa cosa è avvenuta molto più tardi a ridosso della rivoluzione industriale, nel 1800. In questo caso però le malattie infettive sono diminuite, mentre sono aumentati notevolmente tumori, allergie e difetti alla nascita.
Oggi, secondo Roman e Pongsiri, ci troviamo di fronte a un nuovo episodio di questo genere, e secondo i dati in loro possesso la causa principale sarebbe la drastica diminuzione della biodiversità su scala mondiale.

Una schiera nutrita di nuove malattie infettive si stanno infatti rapidamente diffondendo, come il West Nile Virus, e altre che si pensavano sulla via del declino, come la malaria, stanno passando da un livello locale  a uno globale. Gli autori hanno esaminato un gran numero di ricerche che hanno preso in considerazione diverse malattie – i già citati West Nile Virus e malaria, ma anche la schistomatosi, la sindrome polmonare da hantavirus, e molte altre. “Il nostro è il primo lavoro che collega l’attuale transizione epidemiologica al cambio, declino ed estinzione della biodiversità,” ha dichiarato Pongsiri.

Roman e colleghi hanno analizzato i risultati di diversi studi che per esempio hanno collegato la crescita delle infezioni malariche in Perù alla deforestazione amazzonica, o l’aumento della trasmissione del morbo di  Lyme nell’uomo alla crescita della popolazione di una specie di roditore che funge da veicolo per il batterio Borrelia burgdoferi, il cui numero  è aumentato notevolmente a causa del calo generalizzato della biodiversità nel suo habitat.

La questione che Roman e colleghi sollevano è un modo nuovo di guardare alla biodiversità. Fino a oggi infatti le politiche di prevenzione dalle malattie infettive non hanno mai tenuto conto della tutela dell’habitat in cui viviamo. Forse da oggi dovrebbero cominciare a farlo.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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