AMBIENTE

Una rondine non fa primavera, ma due?

AMBIENTE – Su Nature, è uscita una ricerca di David Frank et al. sulla “sensitività del clima globale al ciclo del carbonio”. In base a 200 mila dati su CO2 e temperature dal 1050 a oggi, tenuto conto dei vari meccanismi di ciclo e riciclo della CO2 in terra, aria e mare, calcolano – con una probabilità del 95%, quella massima in materia di clima – che il suo contributo all’innalzamento delle temperature non arrivi a 40 ppmv/°C (ppmv sta per “parts per million by volume”) come indicano alcuni modelli. Dovrebbe essere invece tra i 1,7 e 21,4 ppmv/°C (mediana: 7,7). C’è molta differenza tra il tasso d’assorbimento nel periodo 1050-1549 (4 ppmv/°C), quando in alcune parti del mondo e per alcuni decenni faceva più caldo, e in quello del 1550-1800 noto come “mini-epoca glaciale” dell’emisfero nord (16 ppmv/°C). È una conferma che la CO2 dà un contributo positivo al riscaldamento, quindi come rondine non è il massimo. Per di più gli autori elencano le incertezze per cui non possono escludere i 20-30 ppmv/°C di media previsti da una decina di modelli. Però con tutto quel popo’ di dati intrecciati e comparati, il loro lavoro dovrebbe servire a calibrarli meglio…

L’ultimo decennio è stato più caldo dei due precedenti, in totale era da millenni che l’umanità non sudava come nei trent’anni scorsi, eppure di recente il riscaldamento ha smesso di aumentare in proporzione all’aumento dei gas serra. Non che sia una sorpresa, molti modelli del clima indicano periodi di pausa per via di oscillazioni decennali nelle correnti marine, dei cicli di attività solare e altre ricorrenze geo- e astro-nomiche. Dal 2000 però è successo un fatto nuovo, scrivono Susan Salomon et al. in una ricerca anticipata on-line da Science, i satelliti e palloni sonda hanno misurato un calo del vapore acqueo in stratosfera. Visto che il vapore acqueo è un gas serra potente, quel calo potrebbe aver ridotto di un 25% circa dell’effetto delle nostre emissioni. Se ne parla anche su Nature. Ma il vapore è diminuito perché l’acqua del mare evapora meno, o perché durante la salita una parte è rimasta bloccata da qualcosa? Se avete
un’idea, ditecela e la trasmettiamo subito a Susan Solomon, un nostro mito.

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