CRONACA

Sperimentazione animale: la dichiarazione di Basilea

NOTIZIE – La scienza ha i suoi martiri, e non è piacevole ammetterlo. Milioni di animali vengono usati ogni anno, e molti di loro danno la vita. Fa orrore pensarci. Non stupisce dunque la reazione degli animalisti, che in parte si può condividere. Spesso però mi chiedo, quanti di questi animalisti abbiano coscienza fino in fondo di quante ricadute ci siano tutto intorno a noi che derivano in maniera più o meno diretta dalla sperimentazione animale. Quanti animalisti non prendono l’aspirina quando hanno la febbre o dell’ibuprofene in caso di mal di testa?  E non è solo la scienza medica a beneficiare della sperimentazione animale: le neuroscienze, che hanno ricadute nuovamente in medicina ma anche nell’intelligenza artificiale (che può avere le più svariate ricadute in molta della tecnologia, anche spicciola, che utilizziamo ogni giorno), per esempio ne fanno largo uso.

Quello che sto cercando di esprimere (sì, sto camminando sulle uova, questo argomento mi mette sempre una certa tensione addosso, perché lo so si scatenerà il solito putiferio) è che in parte capisco molto bene le motivazioni che spingono la causa animalista a ostacolare a muso duro e in toto la sperimentazione sugli animali. Quello che però mi lascia perplessa è un certo pressapochismo nel capire le implicazioni che questa posizione dura porta con se. È facile sparare a zero sullo scienziato che lavora con gli animali, ma sappiamo fino in fondo a che cosa dovremmo rinunciare se si fermasse di botto tutta la sperimentazione sugli animali? E saremmo in grado di rinunciarvi?

La risposta tipica che mi sento dare quando faccio questa domanda è: “sì ma noi siamo per la moderazione.” Perché gli scienziati no? Non conosco nessuno che ci goda a far sperimentazione sugli animali. Nessuno che li usi come se si trattasse di fazzolettini usa e getta. Credo che anche coloro che lavorano sulla sperimentazione animale auspichino la maggiore moderazione possibile nell’uso degli animali. In questo senso va anche la notizia che il 29 Novembre a Basilea più di 50 scienziati al top nei loro settori (che lavorano tutti in Germania e Svizzera) si sono riuniti per firmare una dichiarazione in cui si impegnano a essere più trasparenti sulle loro ricerche e a dialogare maggiormente con il pubblico, proprio sul tema della sperimentazione animale.

Gli scienziati nella dichiarazione invocano limiti etici e legali sulla sperimentazione animale, per ridurre il più possibile l’uso degli animali e per mantenere al minimo la loro sofferenza. Dall’altro lato si oppongo ad alcuni casi recenti in cui il permesso alla sperimentazione è stato negato perché le ricerche erano troppo lontane da un’applicazione. Gli scienziati firmatari infatti sottolineano che la ricerca di base è quella su cui si fondano tutte le scienze applicate e che bloccare questa significa mettere una grossa ipoteca sul progresso scientifico.

Il modello “di concertazione” è quello già proposto in passato dagli scienziati britannici qualche tempo fa. Circa dieci anni fa il mondo scientifico inglese è stato preso di mira da ripetuti attacchi animalisti (attacchi anche violenti e che hanno messo in pericolo la sicurezza di alcune persone). La risposta nel 2005 è stata una contro campagna di informazione che ha avuto anche l’effetto di “addolcire” la spinta all’introduzione di leggi che avrebbero dato poteri molto forti alla polizia contro i gruppi che molestavano gli scienziati. Il dialogo allora funzionò e attenuò notevolmente i toni della controversia. I britannici si sa, sono dei maghi nella governance scientifica

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

27 Commenti

  1. Grazie Federica! Penso veramente che “l’animalista integralista e inconsapevole” sia una delle conseguenze più nefaste del progresso. Grazie per aver messo un po’ di puntini sulle I.

    1. Che stupidaggine. In genere noi animalisti (non dico i folli che liberano gli animali dagli allevamenti) siamo molto aggiornati su questi temi. Basterebbe che leggessi le riviste di LAV ed OIPA per esempio, e te ne renderesti conto.
      Certo, chi non ha la sensibilità per la vita in senso lato può fare affermazioni di questo tipo. E’ molto più facile chiudere gli occhi di fronte al massacro di milioni di animali perpetrato dall’uomo (specie eletta, che non dovrà mai subire tutto quello che fa subire agli animali, solo per la sua presunta quanto inconsistente superiorità), piuttosto che prendere atto dell’ingiustizia.
      Che tristezza.

      1. Toh guarda. Sei proprio l’esempio che stavo cercando. Evidentemente (come auspicabile da chi ritiene ci fosse una spiritualità diversa quando si moriva di peste) non è stata colta l’attenzione con la quale è stato trattato un argomento così spinoso. L’integralismo non porterà mai da nessuna parte, in nessun senso. Parlare di “concertazione” potrebbe essere un primo passo nell’affrontare il problema.

        Invece no! Invece foderiamoci gli occhi con il prosciutto (di seitan). Continuiamo a dire NO, continuiamo a non farci domande solo perché le possibili risposte ci fanno paura, continuiamo ad ingrassare i nostri cani e gatti d’appartamento convinti di essere i nuovi San Francesco d’Assisi quando il mondo, quello vero, ha bisogno di ben altre soluzioni.

  2. Che articolo assurdo, e incredibile su questa rivista.
    Per favore, non scherziamo. Io sono dentro l’Università, e vedo quanta barbarie si perpetra sugli animali. Agli scienziati non frega più di tanto della vita degli animali da laboratorio. E secondo te sono per la moderazione? Ma ci sei mai stata in un laboratorio dove si pratica la sperimentazione animale? Sei mai stata in una Facoltà di Medicina o Biologia, o peggio Farmacologia, hai mai parlato con i ricercatori e chi lavora lì? Io si. Ed è stato molto educativo: ho imparato che l’uomo è l’essere peggiore che ci sia sulla faccia della terra.
    Inoltre: è vero che la medicina ha avuto beneficio dalla sperimentazione animale, ma hai idea di quanti brevetti di medicine vengono poi immessi sul mercato rispetto a quelli sperimentati? Meno del 10%. Il resto è fallimentare, e milioni di animali vengono massacrati per questo.
    Alla faccia della moderazione.
    Per non parlare della case farmaceutiche: invece dei metodi alternativi continuano ad usare glia animali perchè gli interessi di chi li alleva e dei laboratori sono immensi. Eppure ricerche in merito dimostrano la validità dei metodi alternativi, c’è una bella bibliografia in merito.

    Infine una considerazione filosofica: la medicina è stata veramente la salvezza per il genere umano? Grazie alla medicina la mortalità si è ridotta moltissimo, la vita allungata, possiamo persino cambiarci i connotati se non ci piacciono. Rislutato: un pianeta sovraffollato, con popolazione vecchia nei paesi più industrializzati e affamata nei paesi del Terzo Mondo, un inquinamento sempre crescente per soddisfare le richieste energetiche di miliardi di persone, e una società sempre più alienata e terrorizzata dalla morte.
    Personalmente preferivo quando si moriva di peste: si viveva meno, ma forse si aveva una spiritualità diversa, e la Terra non era in agonia.

  3. @ Barbara: trovi “moderato” auspicare catastrofi, penitenziagite e sistavameglioquandosistavapeggio, muoiasansone eccetera? Io lo trovo assai inquietante e di una cecità spaventevole al pari delle posizioni degli antiabortisti americani, disposti ad uccidere esseri umani pur di imporre un’idea. E’ un approccio alla complessità delle cose che sa di nazismo, se mi perdoni la reductio ad hitlerum.

    Potendo scegliere salvare un essere umano ammalato di peste ed un ratto, chi salveresti? Se un topo ti attraversa la strada mentre guidi con tuo marito, quale scelta: schivare il topo o schiantare il coniuge?

  4. Dall’articolo e dai commenti emergono, pare, due posizioni di massima, una pro-animali, e una pro-uomo, entrambe cercano di essere nel “giusto” e si concentrano più sulle dinamiche di screditamento del “cattivo” che non sulla coerenza interna dei principi addotti. In questo senso parlare sia di moderazione che di integralismo – termini non esattamente univoci e neutri, che sarebbe sempre opportuno spiegare – non solo non risolve nulla, ma non aggiungendo alcuna informazione non permette al lettore di chiarirsi ulteriormente le idee. Dividersi in fazioni e attaccarsi: a che pro?
    Per carità, ognuno la pensi come vuole, ma forse non sarebbe più opportuno parlare di diversi sistemi di scelte, ciascuna con i suoi fallimenti e le sue coerenze interne?
    Dato che, specialmente nelle questioni etiche, l’oggettività praticamente non esiste, premettiamo la nostra posizione: siamo contro gli esperimenti sugli animali. Ma, come precisa l’autrice dell’articolo, ci rendiamo conto che tale affermazione, per essere SOSTANZIALE, ha, DEVE avere un prezzo. Da quando ci siamo interessanti alla questione animalista, abbiamo iniziato a ridurre il consumo di tutti quei prodotti (tra cui appunto i medicinali) la cui realizzazione remava contro la nostra causa. Cosmetici, vestiti, alimenti. Per non parlare delle abitudini di vita. Probabilmente non sappiamo ancora tutto delle poche cose che ci restano da fare o da comprare, e inconsapevolmente uccidiamo ancora centinaia di animali. Perchè dunque continuare nella nostra direzione? Esattamente per la stessa ragione per cui la maggior parte delle persone non commette un omicidio a dispetto di quanti, ogni giorno, continuano ad uccidere: perchè lo riteniamo giusto. Il prezzo sono i mal di schiena che ci teniamo per più tempo degli “altri”, i costi più alti in tempi di tempo e denaro per far la spesa, le difficoltà quotidiane nella vita sociale (eh sì, siamo pur sempre parte di una minoranza). Cosa pensiamo degli “altri”? Che, essendo stati per la prima parte dalla loro parte (non siamo nati “duri e puri”) il loro rapporto costi/benefici non ci sembra allettante – i famosi medicinali, per tornare sull’esempio di cui sopra, hanno molte controindicazioni – e ci rende più sereni e soddisfatti vivere con meno pretese e più pazienza nei confronti della vita materiale, e goderci di più la Natura nel rispetto – per quanto possibile – di quanti la compongono. Stiamo semplicemente meglio di prima. Non c’è altro di cui parlare: non le offese, non gli argomenti pretestuosi, le prove “schiaccianti”. Consapevolezza, accettazione dei propri limiti, coscenziosità. Se chi preferisce la sperimentazione all’insegna del mors tua vita mea ritiene, per le informazioni in suo possesso, che questa possa davvero procurare un tangibile aumento di benessere per se e per il suo “sistema” di appartenenza, e che tale benessere non possa essere maggiore altrimenti, potrebbero benissimo non esserci in quel momento argomentazioni forti da opporre. L’importante è che ciascuno scelga la propria posizione attingendo non al pregiudizio, ma alla conoscenza.

    1. Posizione rispettabilissima, soprattutto per il suo non voler imporre ad altri le conseguenze della propria posizione, almeno in via diretta. Il mio intervento era volutamente provocatorio, in risposta ad un climax per contro decisamente impositivo ed oscurantista, per usare due eufemismi (una cosa è scegliere -per se, ma anche per i propri figli?- in base alle proprie convinzioni, un’altra è auspicare epidemie purificatrici). Personalmente ho una forte avversione per le posizioni integraliste di ogni sorta -anche per certe posizioni scientiste, se proprio devo fare outing- e ritengo che la questione dell’animalismo e della relazione tra uomo e vita vadano affrontate con una certa medietas.

      Ad esempio, sono fortemente contrario alla caccia sportiva (quella praticata da noi) ma non mi sentirei affatto di vietarla là dove rappresenta ancora una forma di sussistenza per l’uomo. Sono fortemente contrario alle imposizioni politiche e religiose che tolgono alle persone la libertà di scegliere circa la fine della propria vita, ma non mi sentirei di proibire ad altri la scelta opposta. E non mi sentirei di proibire la sperimentazione animale laddove necessaria a salvare vite umane o via per evitare di sperimentare farmaci direttamente sull’uomo. Mi sentirei però di criticare le occasioni in cui questa sperimentazione viene condotta senza che siano fissati obiettivi coerenti con l’azione intrapresa (i.e. tanto per fare una pubblicazione), ma questo mi pare però proprio il senso della Dichiarazione di Basilea da cui si è partiti.

      A proposito di limiti dell’integralismo, esistono tecnologie che potrebbero in tempi molto brevi ridurre in modo consistente il ricorso ad animali da laboratorio, ma certa morale le condanna più per ignoranza che per conoscenza. Negli ultimi anni ad esempio l’European Centre for the Validation of Alternative Methods di Ispra e l’International Centre for Alternatives in Research and Education (I-CARE) hanno iniziato a sfornare modelli basati su tessuti rigererati da impiegare nella valutazione della corrosione della pelle e dei tessuti oculari, della sensibilizzazione e dell’irritazione cutanea e recentemente anche sulla tossicità acuta per via orale. In alcuni casi questi metodi consentono una drastica riduzione del numero di animali da sacrificare, in altri utilizzano tessuti artificiali generati da cellule staminali eliminando in toto gli animali. Inutile spiegare come l’avversione preconcetta alle staminali, alla possibilità di ricreare artificialmente organi ed una certa avversione per il lavoro della scienza “assassina” presso l’opinione pubblica mettano a forte rischio l’implementazione e l’affermazione di questi modelli sperimentali.

      Quando la posizione è quella di affrontare razionalmente i problemi e distiguere l’utile dall’inutile non credo si debba parlare di integralismo. In caso contrario, il rischio è quello di considerarsi animalisti o difensori della vita, ma essere al tempo stesso contraddittoriamente disumani (o anti-umani).

    2. Vorrei chiarire la mia posizione in merito a quanto scritto ieri. Di fronte a certi argomenti la passionalità prevale, e ci si fa prendere la mano. Inoltre, essendo purtroppo ancora oggi gli animali tanto messi in secondo piano, tanto sfruttati, persone come me che li amano al pari degli esseri umani sono stanchi delle posizioni “soft”, delle posizioni che continuano a produrre argomentazioni nebulose e poco chiare, con la conseguanza diretta di poter trovare mille scusanti ed attenuanti in merito ad un problema etico pesante e troppo trascurato.
      Personalmente ho apprezzato moltissimo la replica di Jaulleixe e di Paolo.
      Sappiamo che si può vivere riducendo o azzerando il consumo di carne/pesce e di medicine, senza danni per la salute ma anzi, traendone giovamento. Il fatto che la maggior parte delle persone non lo faccia è una questione di comodo, di abitudine, di poca voglia di sforzarsi in prima persona nel migliorare le cose. Di paura, anche.
      Sappiamo, è dimostrato, che la maggior parte delle medicine sperimentate sugli animali non danno risultati applicabili all’uomo, che è una specie diversa. La letteratura scientifica è piena di esempi in cui le pillole che funzionavano benissimo sui topi poi sull’uomo provocavano danni enormi.
      Sappiamo che esistono metodi alternativi (Meristemi ne ha fatto un esempio), ma si continua a finanziare la ricerca obsoleta che utilizza il modello animale.
      Perchè?
      La risposta è in parte nelle parole di Paolo: GLI ENORMI INTERESSI che ci sono dietro.
      E’ inutile fare dei distinguo, una cosa o è giusta o è sbagliata. Se vi chiedessero di votare una legge che permette di sperimentare i farmaci sui carcerati o sui diversamente abili cosa fareste? Ovviamente direste che è orribile, e non la votereste! Sperimentare sugli animali è crudele, ingiusto, allora perchè adottare posizioni soft, mezze vie?
      L’uomo (inutile negarlo) è fondamentalmente egoista “mors tua vita mea”, e ritiene che se per la sua salute, il suo benessere e soprattutto il suo portafoglio si debba ammazzare “qualche” bestiola, allora va bene.
      Viviamo in una società nata dalla cultura giudaico-cristiana (a mio avviso profondamente ingiusta e sbagliata) in cui l’uomo è considerato il centro dell’Universo e tutto ciò che è presente è inferiore a lui e al suo servizio: nessuno stupore che gli animali siano considerati solo come carne da macello, e non, invece, come esseri senzienti e viventi al pari dell’uomo e con cui condividere l’avventura della vita!
      Non invocavo certo il ritorno al Medioevo, ma è innegabile che l’aumento spropositato della popolazione mondiale stia creando danni enormi al Pianeta. Tutti vogliono il benessere, tutti vogliono la pancia piena e campare bene fino a 100 anni, ma non ci si rende conto che questo è impossibile, che le risorse non bastano, e quando saranno esaurite sarà la fine per tutti, volenti o nolenti.
      Se ognuno si desse una regolata, senza pretendere ogni comodità, senza eccedere nel consumismo sfrenato, senza pretendere di eliminare completamente la sofferenza dalla propria vita, cercando di dargli un senso più alto e collettivo, forse le cose sarebbero diverse. Non dimentichiamoci che tante malattie hanno una origine psicosomatica, e probabilmente è il tipo di esistenza moderna, di alienazione da un vero rapporto con la Natura, la causa prima di esse.

      Spero di essermi espressa meglio, e di farvi riflettere.

  5. Brava Federica, mi piaci sempre più, quelli come Barbara ci riporterebbero in un mondo oscuro e triste anche se, naturalmente, è auspicabile che non ci sia più bisogno di sperimentare sugli animali… forse quelli come Barbara si potrebbero offrire come cavie di rinforzo o in sostituzione dei diseredati del terzo mondo che sono costretti a fare da cavie a causa della loro povertà per guadagnare qualcosa. Addirittura si potrebbe non andare più a fare i turisti in quei posti così da renderli ancora più bisognosi degli spiccioli che diamo loro per provare le medicine che ci curano tutti i giorni.

  6. […] Sperimentazione animale: la dichiarazione di Basilea « Oggi Scienza oggiscienza.wordpress.com NOTIZIE – La scienza ha i suoi martiri, e non è piacevole ammetterlo. Milioni di animali vengono usati ogni anno, e molti di loro danno la vita. Fa orrore pensarci. Non stupisce dunque la reazione degli animalisti, che in parte si può condividere. Spesso però mi chiedo, quanti di questi animalisti a […]

  7. […] “manipolazione” di due topi maschi. Di fatto, è come se il topo avesse due padri. Sperimentazione animale: la dichiarazione di Basilea « Oggi Scienza oggiscienza.wordpress.com NOTIZIE – La scienza ha i suoi martiri, e non è piacevole ammetterlo. […]

  8. Prima di parlare dello “scienziato che lavora con gli animali” provo a leggersi i diari di Michelle Rokke (spero sia a conoscenza della loro esistenza) e poi veda se è il caso di continuare a parlare di scienziato.
    Prima di parlare di sperimentazione animale “indispensabile” provi a informarsi riguardo il numero dei farmaci presenti in commercio a fronte di quelli realmente necessari.
    Prima di parlare a vanvera sull’argomento, provi ad informarsi sulla vera ragione dell’esistenza della sperimentazione animale (IL PROFITTO OTTENUTO CON L’IMMISSIONE DI SEMPRE NUOVI FARMACI) a fronte dell’esistenza di metodi alternativi provatamente efficaci, ma
    sopratutto esenti dagli errori commessi da personaggi incompetenti e assolutamente irriguardosi nei confronti dei protocolli.
    Non esiste nessuna concertazione sulla pelle di creature inermi e inconsapevoli, semmai vada a farsi testare lei, o qualche altro senziente umano, poi allora si potrà concertare!
    Ultima cosa, l’aspirina (acido acetilsalicilico) bene o male la usiamo tutti, ma è stata scoperta nel 1853!! Non è più necessario riscoprirla, e come lei tanti altri farmaci.
    Io non so il perché lei abbia scritto queste righe, ma so che a volte, prima di parlare, è meglio contare fino a 10, per alcuni fino a 100 per altri fino a 1000, poi ci sono quelli che, dopo avere effettuata la conta, è meglio che scelgano di tacere.

  9. Mi ero riproposta, in linea di massima, di non rispondere ai commenti, non perché voglia sottrarmi al confronto, ma perché con l’articolo volevo stimolare, come appunto è avvenuto, una discussione fra le posizioni diverse.
    La discussione ha preso dei toni forse un pelino più coloriti di quanto mi aspettassi, e ho riletto attentamente il mio articolo per controllare se davvero avessi insultato qualcuno, perché non ricordavo di averlo fatto, ne era mia intenzione. Dopo aver riletto, resto della mia opinione: non credo di essere stata offensiva verso nessuno. Ho esposto la mia posizione questo sì, e non credo di averlo dissimulato. Per fortuna siamo ancora in un paese dove la costituzione sancisce la liberta d’espressione e di pensiero (a patto che no si scenda nel turpiloquio, eh?).
    Quello che volevo fare erano principalmente due cose. In primo luogo volevo dare la notizia dell’atto firmato dai neuroscienziati tedeschi e svizzeri, di cosa contenesse in via di massima e della mia opinione sul perché lo abbiano fatto (per aprire in qualche modo un dialogo con il pubblico, e anche per difendersi).
    In secondo luogo volevo sollevare delle domande su cosa significhi rinunciare in toto alla sperimentazione animale, cercando di far vedere che ci sono ragioni da entrambe le parti. Ho più volte dichiarato apertamente la mia posizione: credo debbano esistere regolamenti severi e chiari per evitare gli abusi, e ridurre al minimo l’uso e la sofferenza degli animali da laboratorio. Non credo possano al momento essere del tutto eliminati. Se devo scegliere fra la vita di un uomo e quella di un animale scelgo quella dell’essere umano, ma non credo affatto che questa miia posizione sia giusta o sbagliata, ne che tutti la debbano pensare come me. Capisco le posizioni differenti e ho stima di persone che esprimono il loro pensiero come ha fatto qui Jaulleixe, e che ringrazio per aver esposto così chiaramente il suo pensiero.
    Proprio questo vorrei qui, una discussione, un dialogo che puo aiutare tutti ad avere maggiori informazioni e giudicare la questione in maniera sensata, senza scadere nell’attacco personale, che qui non serve proprio a nessuno.
    Ringrazio i nostri lettori ancora una volta e spero la discussione possa proseguire su toni stimolanti per tutti.

  10. Credo che la leggerezza dovrebbe invadere i laboratori dove si pratica la vivisezione. Solo due secoli di così detto “illuminismo” e prepotenza umana hanno portato il Pianeta Terra oltre i suoi limiti di sopportazione. Molte delle filosofie e delle religioni narrate dall’uomo lo pongono al centro dell’universo e PADRONE di tutto e di tutti. Se l’uomo si ammala di tumore la colpa non è dei topi o delle scimmie. Nell’ultimo secolo abbiamo avvelenato la Terra con tanti di quei miscugli mortali che ci stiamo ammazzando semplicemente e per spostere nel tempo il momento della nostra morte ( da noi stessi seminata) usiamo topi e cani per provare rimedi comunque effimeri. Cosa c’entrano gli animali con le nostre perversioni velenose? Perchè gli scienziati non usano le loro capacità di ricerca per EVITARE di produrre veleni mortiferi? Chi ha inventato l’uso dissennato dei clorurati, dei polifenilici, degli additivi del tabacco da fumo, dei diserbanti e robaccia simile? i topi o gli scienziati? La RICERCA DEVE progredire e si di essa si DEVE INVESTIRE molto, ma per favore lasciate in pace gli animali, loro hanno la sola colpa di non avere voce.

  11. Io faccio un plauso a Jaulleixe e Meristemi che tra l’altro mi sembrano pensieri “socialisti”, inoltre le cose non sono bianche o nere poichè ritengo ci siano molti come me che nonostante quello che ho scritto si tengono il mal di testa, non prendono antibiotici al primo accenno di febbre tanto da avere una laringite cronica e sentirci poco a causa di questo comportamento, hanno fatto o fanno campagne private contro la caccia perchè non è giusto uccidere per divertimento ma solo per difesa e procacciarsi cibo, mangio meno carne di quella che si mangiava negli anni ’60 e 70 e via discorrendo. Io me la prendo contro chi uccide i rinoceronti, le tigri asiatiche o altro per ricavarne rimedi medicali sapendo che questi non funzionano, me la prendo con chi tiene nell’ignoranza le genti e gli crea i bisogni per poi soddisfarli a discapito della natura. Soprattutto ho fede nella scienza e in generale nell’intelligenza dell’uomo. Non vince Caino perchè se si guarda bene il mondo è fatto per lo più da brava gente che lavora per il progresso.

  12. Diretto: questo articolo è feccia.
    Motivazione: E’ feccia perché dalla scelta “metto l’uomo(o meglio l’umanità, perché l’uomo ha come primario obiettivo l’autoconservazione dell’ambiente che direttamente incide sull’equilibro dove esso è pedina) e le sue esigenze davanti” non si può fare il passo “ma capisco le motivazioni di chi si avversa la tortura e l’uccisione per il bene della sperimentazione”, è volere dare il colpo alla botte ed al cerchio.
    La tortura di una specie a vantaggio di un’altra può (e deve!) essere accettata solo a patto di “farsi assicurare” l’abbandono di qualunque (qualunque!) morale o etica. Se un uomo di scienza che sperimenta sui topi dichiara ben convinto che la sua scelta è per migliorare egoisticamente la vita dell’Umanità attualmente presente (e solo quella, tenendo a mente che tale pratica indebolisce l’intera umanità futura azzerando la selezione naturale e quindi dando modo ai potenzialmente scartati deboli, la maggior parte della progenie, di trasmettere la linea genetica decadente o comunque non ottimale o auspicatamente migliore) prescindendo dalla lungimiranza prima che da quel sentimento che paradossalmente porta il nome del suo carnefice: l’umanità; io sono il primo a riconoscergli onore e valore intellettuale.
    Ma così non è oggi. Questo non è il pensiero di Federica Sgorbissa che ha scritto questo articolo.
    E’ feccia perché delle aspirine ed delle cure di ogni genere ne possiamo fare tutti a meno se si ottengono per la via può facile e sbrigativa, questa.
    Con lo stesso tipo di ragionamento noi studenti agli ultimi anni della carriera universitaria ce ne saremmo dovuti fregare di opporci alla riforma in questi giorni in Parlamento, invece abbiamo rinunciato a studio, ad esami, a tempo-denaro dei nostri genitori o del servizio pubblico perché abbiamo chiara la convinzione che il privilegio personale non vale il concetto di giustizia, che è una bellissimo fine che vive solo se è condiviso. La forma mentis che Federica ha è profondamente sciocca, il fine di una specie tra tante non può essere di sopravvivere sui cadaveri dei suoi coinquilini.
    Theodor Adorno con grande lucidità diceva: Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali.
    La trasparenza, il limitarsi, le condizioni “moderate” (ex. anestesie locali) della sperimentazione animale sono colpi di una coscienza ipocrita.
    Posso accettare l’assassino, come lui dovrà accettare le conseguenze del suo gesto. Non posso accettare che all’assassino sia riconosciuta umanità o attenuanti se ha poi dato degna sepoltura al corpo. In questo caso abbiamo anzi questo omicida che si premura di coccolare o addormentare la vittima. E’ molto più orribile e come tale và avversato, non so quanto sia chiaro il paragone; c’è premeditazione e coscienza di ciò che si fa, profonda coscienza.

    Scrivo con cognizione di causa avendo una sorella che fa ricerca neurologica, che usa essenzialmente topi di varie razze. Lei è stata la persona che nell’infanzia si è premurata di insegnarmi il valore della vita in ogni forma. Oggi questo tra tanti valori mi porta a catturare le zanzare che d’estate girano per casa ed a liberarle fuori dal balcone, allo stesso modo di altri insetti, che mi fa seriamente dispiacere se dopo la pioggia schiaccio una chiocciola, che mi ricorda di usare il sorriso e le buone maniere con tutto ciò che incontro, da un rampicante attenta all’intonaco appena rinfrescato ad una donna isterica il lunedì mattina. E se scelgo di porre termine ad una vita, se lo faccio.. ho la cognizione di ciò, non è per me un’azione automatica come respirare o grattarmi un piede, ogni gesto di distruzione è una scelta, dev’ esserlo, lascio che automatismi si creino in altri frangenti.
    Mia sorella sceglie ogni giorno che va a lavoro, ed io perlomeno mi assicuro che rimanga obiettiva, che veda più lontano del mese seguente e saggi il peso (solo d’anima aimè) della preposizione di una specie ad un’altra.

    Vorrei scrivere ancora molto, moltissimo, ma meglio poco e chiaro: per me questo pensiero e le ipocrisie che si porta dietro sono feccia.

    Valentino Ventruti

  13. Tristissimo vedere qui questo articolo.
    Cito “Non conosco nessuno che ci goda a far sperimentazione sugli animali. Nessuno che li usi come se si trattasse di fazzolettini usa e getta. Credo che anche coloro che lavorano sulla sperimentazione animale auspichino la maggiore moderazione possibile nell’uso degli animali.”
    O sei fortunata, parecchio fortunata, oppure il tuo spirito critico dov’e`? Gli scienziati non sono tutti santi, fra loro le varie tipologie umane sono tutte ben rappresentate, come nelle altre categorie. Questo quadretto con gli scienziati salvatori dell’umanita` che sanno fare solo del bene non mi sembra convincente, ne` realistico.

  14. Kalel84 ha scritto: “Se un uomo di scienza che sperimenta sui topi dichiara ben convinto che la sua scelta è per migliorare egoisticamente la vita dell’Umanità attualmente presente (e solo quella, tenendo a mente che tale pratica indebolisce l’intera umanità futura azzerando la selezione naturale e quindi dando modo ai potenzialmente scartati deboli, la maggior parte della progenie, di trasmettere la linea genetica decadente o comunque non ottimale o auspicatamente migliore) prescindendo dalla lungimiranza prima che da quel sentimento che paradossalmente porta il nome del suo carnefice: l’umanità; io sono il primo a riconoscergli onore e valore intellettuale.”

    Rifletti con calma -e se non lo fai tu lo può fare chiunque ti legga- su quanto hai inserito nella parentesi, sulle conseguenze che ha e su cosa è successo quando questo pensiero è diventato azione politica. Poi pensa che opinione si sarebbe fatta Adorno di te, se avesse avuto ora la sventura di capitare su quell’inciso.

    1. Meristemi mi permetto di risponderti che se Adorno rifiutasse di comprendere il meccanismo con cui l’ecosistema sulla Terra ha agito, agisce ed agirà, sarebbe da chiamare a buon ragione: stolto.
      Ma confido che lui abbia avuto a suo tempo la lucidità di scindere la realtà imprescindibile (il modus operandi della natura non può essere cambiato, semmai distrutta lei nell’insieme, andando all’estremo con annichilazione della realtà a noi oggi irraggiungibile) dalle scelte che una persona fa e che lo dipingono nella storia dandogli un posto, dandogli dei meriti, dei demeriti, o meglio ancora riconoscendogli delle scelte.

  15. ORMAI si sa che è inutile la sperimentazione sugli agli animali e chi dice il contrario, cura gli interessi di qualcuno ma non quelli di tutti!!! Basta sofferenza inutile!!!
    http://www.limav.org/
    I Medici Internazionali – LIMAV (Lega Internazionale Medici per l’Abolizione della Vivisezione), sono un’Organizzazione internazionale, fondata a Zurigo il 24 ottobre 1987, che si occupa di antivivisezione a livello scientifico.
    L’Organizzazione è composta da tutti coloro che, contrari alla vivisezione, appartengono a quei settori di ricerca in cui essa viene praticata.Lo scopo dell’Organizzazione consiste nel miglioramento della salute pubblica attraverso l’abolizione di ogni esperimento su animali nei vari Paesi del mondo e attraverso ogni genere di iniziativa volta a migliorare esistenti condizioni ecologiche che possano causare danni alla salute umana ed alla vita animale e vegetale nel suo complesso.

    1. Sono un pochino stanca di sentire affermazioni come queste, che sono fasulle e scientificamente ignoranti.
      Su che base si dice che la sperimentazione su animali sarebbe inutile?
      Per favore, quando dite cose del genere potete insieme fornire delle fonti serie? Per esempio delle pubblicazioni su giornali peer-reviewed? Atti di qualche convegno scientifico?

      Questo è un giornale di scienza e avremmo bisogno di mantenere il discorso entro i limiti della scienza, quando facciamo affermazioni così categoriche.

      Perché a questo punto vi do anch’io qualche pubblicazione in merito. Pochi giorni fa è uscito questo studio per esempio, secondo il quale la ricerca in vitro può dare risultati molto diversi da quella in vivo:

      http://www.physorg.com/news/2010-12-small-vivo-vitro-big-differences.html

      tanto per dire che no, non è ancora possibile sostituire completamente la sperimentazione su animali con metodologie in vitro o simulazioni, se vogliamo ottenere gli stessi risultati scientifici che otteniamo ora.

      Diversa è la questione etica sulla quale è ovvio ci sono opinioni diverse. Possiamo decidere che i risultati scientifici affidabili non ci interessano, preferendo preservare la vita degli animali, scelta di tutto rispetto e questo è tutto un altro discorso.

      Esistono metodologie alternative, che in parte possono diminuire l’uso di animali. Ma non possono abolirlo.

      1. …non ho tempo di leggere tutto, scusami, sarebbe carino risponderti con altre info su quanto sostenuto ( ma tu hai letto il link incollato?…) ma preferisco andare a leggere altro che reputo più affine al mio stile e modo di pensare…. cmq, io non credo a questa scienza, troppo marciume\manipolazioni, credo nella vita e alle sue risposte…ciao!

  16. Quello che mi par di riscontrare nella lettura dei vari articoli sulla sperimentazione su modelli animali, e sulla valutazione dei risvolti etici e scientifici di questa pratica, è che da una parte e dall’altra (con differenze di tono molto evidenti) sembra mancare un approfondimento delle argomentazioni. Per fare un esempio, nell’articolo Federica Sgorbissa dice di capire bene le argomentazioni degli animalisti, ma manca di chiarire, anche a grandi linee, quali siano queste argomentazioni. Per qualcuno che, come me, frequente tangenzialmente questo mondo, è chiaro che le posizioni sono varie, molto complesse ed a volte antitetiche (penso ad esempio alla grande frattura tra chi pensa che l’argomento scientifico sia utile e chi pensa che sia irrilevante, oppure tra chi ragiona in senso utilitaristico, chi in senso giusnaturalistico, chi in senso marxista). Queste distinzioni non sono solo accademiche, perché richiedono risposte differenti, e rendono irrilevanti certe argomentazioni (chi facesse un ragionamento marxista ad esempio troverebbe fuori luogo una difesa della rilevanza scientifica della sperimentazione).
    Naturalmente lo stesso errore, condito di solito da una maggior violenza verbale, si trova tra alcuni degli oppositori, che immaginano gli scienziati come delle figurine ritagliate, delle vignette, e mancano di rilevare la complessità della discussione interna.
    Per fare un altro esempio, dando per scontato che l’argomento scientifico sia moralmente rilevante, ambedue i campi semplificano eccessivamente. Da un lato l’argomento della comunità scientifica che vuole che grazie alla sperimentazione animale si siano ottenuto grandi successi manca spesso di chiarire in maggior dettaglio quale sia il legame tra il modello animale e il risultato finale. Mancano spesso di sottolineare la grande difficoltà nel tradurre risultati su modelli animali in applicazioni cliniche (qui mi limito al campo biomedico), ad esempio non citando quasi mai le differenze tra modellazione predittiva ed euristica. D’altro canto alcuni animalisti non hanno coscienza di come funzioni la scienza, del fatto che molto raramente esistono degli esperimenti chiave, risultati che siano automaticamente traducibili, e che quindi attaccare la modellazione perché non sarebbe immediatamente applicabile è un attacco a vuoto. La scienza utilizza tanti strumenti, tanti risultati parziali, per costruire per accrezioni successive immagini approssimate, e la modellazione è uno di questi strumenti, più o meno efficace.
    Finisco con i dire che però proprio in questi punto io trovo un contatto tra argomento scientifico ed argomento etico. Perchè se la modellazione animale avesse un legame molto forte ed univoco con un esito clinicamente applicabile, l’argomentazione di Meristemi (il dilemma della barca, chi sacrificare in una situazione limite) sarebbe più cogente, ma se invece, come iio credo che sia, il legame tra modellazione e risultati è molto più diffuso ed incerto, parte di un puzzle di dati, allora diventa più difficile accettare moralmente il sacrificio di animali.
    Cordialmente

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