CRONACA

Imbarazzo vicario

NOTIZIE – Credo sia uno dei motivi per cui non ho la televisione. Sono particolarmente soggetta all’”imbarazzo vicario”, e mi fa star così male che mi risulta impossibile guardare quei programmi televisivi dove la gente si mette in ridicolo (“X-factor”, “amici” e tutte le possibili declinazioni). Ora grazie a uno studio su PLoS One scopro che il problema è che sono fortemente empatica, e che tutte le mie aree cerebrali per l’”empatia del dolore” si attivano a palla di fronte ai “casi umani”.

Sören Krach e Frieder Paulus, della Philipps-University di Marburg, in Germania, e Christopher Cohrs della Queen’s University di Belfast, UK, hanno studiato l’esperienza soggettiva e i correlati neurali dell’”imbarazzo vicario”, cioè quell’emozione che si prova di fronte a qualcuno che si mette in ridicolo di fronte a un pubblico.

Gli scienziati hanno dimostrato che quest’emozione ha le stesse basi neurali dell’empatia per il dolore altrui (per la precisione interessa quella che gli scienziati chiamano la “matrice del dolore”, la corteccia cingolata anteriore e la corteccia dell’insula anteriore sinistra) e hanno anche osservato (a livello comportamentale) che maggiori erano i punteggi sulla scala dell’empatia nelle risposte soggettive a un questionario di personalità, maggiore era l’attivazione in queste aree, confermando il legame fra l’imbarazzo vicario e l’empatia.

Se però per provare empatia è necessario percepire che la persona che abbiamo davanti sta soffrendo palesemente, nel caso dell’imbarazzo vicario non è assolutamente cosi. Krach e colleghi infatti hanno dimostrato che questo tipo di emozione è molto forte anche quando è evidente che la persona oggetto dell’osservazione non è cosciente di essere in una situazione imbarazzante, o se mette in atto intenzionalmente i comportamenti imbarazzanti. Questa osservazione oltre a distinguere due diversi tipi di empatia (quella in cui l’emozione è condivisa fra chi è osservato e chi osserva, e quella che riflette la valutazione dell’osservatore della situazione nel contesto sociale) supporta l’ipotesi che l’esperienza di “emozione sociale” sia mediata da una rappresentazione cognitiva della situazione dell’altra persona.

A leggere i risultati dello studio (soprattutto il fatto che l’imbarazzo vicario è fortemente collegato all’empatia per il dolore) verrebbe da pensare che il pubblico dovrebbe evitare certe trasmissioni televisive come la peste. E invece no.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

3 Commenti

  1. Soffro dello stesso disturbo, ma la tv ce l’ho: per vedere i programmi che mi interessano.
    Evito come la peste Amici e company perché soffro anche di secondo disturbo anche più intenso: fastidio compulsivo per l’imbecillità.
    Ma non intendo curarmi 🙂

  2. Ma non è chiaro cosa spinga le persone a mettersi palesemente in ridicolo in certe trasmissioni tipo la Corrida… Lo studio dell’imbarazzo vicario, invece, spiega quel senso di vergogna misto a rabbia che mi assale nel vedere i concorrenti… decisamente è meglio evitare!!

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