mercoledì, Dicembre 19, 2018
CULTURALIBRIULISSE

LIBRI – Terra. Storia di un’idea

LIBRI – Sulla courl-1pertina di Terra. Storia di un’idea (edito da Laterza) di Marco Ciardi fa capolino un’immagine della Terra. È Blue Marble, la fotografia della Terra che l’equipaggio dell’Apollo 17 ha realizzato nel dicembre del 1972. Oggi è un’immagine che ci è familiare e, come molte altre simili ad essa, è entrata nella coscienza collettiva. Oggi sappiamo che la Terra è una sfera prevalentemente blu schiacciata ai poli e dominata dall’acqua. Ma per millenni la Terra, la sua struttura, la sua storia, la sua età e anche come si sia progressivamente abitata sono stati grandi misteri, capaci di sfidare i più grandi pensatori.

C’è chi l’ha immaginata come sorretta da Atlante, chi l’ha ritenuta piatta – una credenza molto più debole e circoscritta di quanto si creda, ammonisce l’autore – c’è chi l’ha collocata immobile al centro dell’Universo, chi in moto intorno al Sole. Marco Ciardi, docente di storia della scienza all’Università di Bologna, racconta in modo agile e incalzante come la rivoluzione scientifica inaugurata dall’ipotesi copernicana abbia progressivamente modificato il modo in cui l’uomo ha considerato la Terra, il suo posto nell’Universo e con essi anche il posto dell’umanità medesima.

La storia raccontata da Ciardi coinvolge le coordinate spazio-temporali del nostro pianeta. La rivoluzione scientifica ha ricollocato la Terra dal centro dell’universo alla periferia e, grazie all’influenza delle idee del filosofo-mago Giordano Bruno, ridimensiona anche l’universo stesso, che da chiuso, perfetto, cristallino e incorniciato dalle stelle fisse diventa smisurato e imperfetto. Con la Bibbia che perde lo status di testo scientifico, non solo lo spazio, ma anche il tempo e l’età della Terra vengono rimessi in discussione. Secondo la cronologia biblica la Terra era una “giovincella” di circa seimila anni, ma le scoperte della geologia e l’imporsi dell’evoluzionismo suggerivano tempi molto più lunghi: l’ordine di grandezza passava dalle migliaia di anni ai miliardi di anni. Una rivoluzione anche questa.

Rivoluzione galileiana, evoluzione darwiniana e tettonica a placche sono solo le pietre miliari che indirizzano il cammino della storia dell’idea-Terra. Un percorso che oggi si basa su risposte più solide alle domande fondamentali ma che non è finito e richiede ancora grande impegno: dal momento che oggi conosciamo meglio la nostra dimora sono anche maggiori le responsabilità che abbiamo come inquilini, sia rispetto alle mura domestiche sia rispetto ai nostri coinquilini. Nei capitoli finali Ciardi esplora le sfide ambientali che ci attendono, sempre più pressanti e non più procrastinabili, soprattutto alla luce del fatto che conosciamo bene il nostro pianeta e i suoi delicati equilibri.

Enrico Bergianti
Giornalista pubblicista. Scrive di scienza, sport e serie televisive. Adora l'estate e la bicicletta

4 Commenti

  1. Ho sfogliato il volume in questione, ma mi pare assecondi troppo, specie nella seconda parte, una visione “accomodazionista” in merito al rapporto religione-scienza. Magari si tratta di un’impressione errata, ma mi piacerebbe conoscere il punto di vista dell’autore della breve, ma ben organizzata, scheda dedicata al libro.

  2. Gentile Leo,
    la ringrazio molto del suo commento. Per quanto riguarda il mio punto di vista sulla questione posta, devo dire che non trovo “accomodazionista” l’atteggiamento dell’autore. Se si riferisce soprattutto le pagine da 99 a 104, credo che l’atteggiamento dell’autore sia genuinamente galileiano, nel senso che viene riconosciuta alla scienza l’ultima parola nelle questioni che riguardano la Natura, mentre su questioni al di là di ciò che l’indagine naturalistica può interessare sta ad ognuno di noi farsi la propria idea. Credo l’autore difenda comunque l’ambito e le prerogative dell’indagine scientifica, come si legge a pag. 17: “Galileo enunciava […] uno dei principi alla base delle società moderne e delle future democrazie, l’autonomia della scienza rispetto alla fede religiosa. Naturalmente la Chiesa Cattolica, al tempo di Galileo, non era disposta ad accettare questa autonomia. Per molti versi, non lo è ancora oggi”.
    Cordialmente,
    Enrico Bergianti

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