AMBIENTEULISSE

Piante Highlander

AnthocerosAMBIENTE – Non bastano centinaia di anni di ibernazione per fermare il potere germinativo delle piante: un gruppo di briofite, piante che non presentano tessuti vascolari lignificati e che oggi possono contare oltre 20.000 specie suddivise in muschi, epatiche e antoceri, sono infatti tornate a germinare dopo il ritiro del ghiacciaio Teardrop, in Canada.

Questa area era rimasta completamente ricoperta dal ghiaccio sin dai tempi della cosiddetta Piccola Era Glaciale, un periodo compreso tra la metà del XIV secolo e la metà del XIX secolo, durante cui l’emisfero settentrionale fu interessato da un repentino abbassamento delle temperature, che causò l’aumento della coltre glaciale nelle regioni più settentrionali.

Oggi, oltre 400 anni dopo (ma secondo le stime alcune di esse erano ibernate da circa 600 anni), diverse specie di piccole piante hanno continuato a crescere e riprodursi, come se nulla fosse accaduto. A dimostrarlo è stato un gruppo di ricercatori canadesi che ha dapprima osservato il fenomeno in natura e ha poi raccolto campioni di questi vegetali per portarli in laboratorio al fine di replicare l’evento in condizioni artificiali: dalle pagine dell rivista Proceedings of the National Academy of Sciences USA emerge come diverse cellule di queste piante, sebbene ormai prive del classico colore verde che le contraddistingue (gli autori le definiscono blackened, ovvero annerite), sono risultate in grado di produrre nuovi germogli, mostrando notevoli capacità di totipotenza, la condizione in cui una cellula è in grado di de-differenziarsi e dare origine a un nuovo organismo (analogamente a quanto accade per le cellule staminali negli animali).

Le briofite sono piante dall’origine molto antica e rappresentano le prime forme di vita vegetali pluricellulari ad avere colonizzato l’ambiente terrestre. Da oggi sappiamo anche che sono organismi dotati di un’estrema resilienza, la capacità di tornare ad una condizione simile alla precedente dopo aver subito una pesante perturbazione, e in grado di adattarsi a climi straordinariamente rigidi.

La rigenerazione di questi organismi dopo una dormienza di centinaia di anni, concludono i ricercatori, rende necessario ampliare il concetto di ‘rifugi glaciali’, tradizionalmente definite come aree localizzate ai margini dei ghiacci in cui sopravvivono piante e animali. Finora infatti la ricolonizzazione degli ambienti polari dopo il ritiro dei ghiacci era considerato un effetto della crescita delle piante che circondavano i ghiacciai: da oggi dobbiamo invece considerare che molti di questi processi potrebbero essere stati guidati dalla presenza di queste piante ‘immortali’ che contribuirebbero fortemente a favorire e velocizzare il ripristino di un ecosistema complesso.

Riferimenti:
Catherine La Farge, Krista H. Williams, and John H. England. Regeneration of Little Ice Age bryophytes emerging from a polar glacier with implications of totipotency in extreme environments. PNAS May 28, 2013. doi: 10.1073/pnas.1304199110

Crediti immagine: Pellaea, Wikimedia Commons

Andrea Romano
Biologo e giornalista scientifico, lavora come ecologo all'Università degli Studi di Milano, dove studia il comportamento animale. Scrive di animali, natura ed evoluzione anche su Le Scienze e Focus D&R. Dal 2008, è caporedattore di Pikaia - portale dell'evoluzione

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