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Stamina: figure falsificate

Crediti immagine: Robert M. HuntPOLITICA – La rivista scientifica Nature, fra le più autorevoli al mondo, accusa Davide Vannoni e il suo team di aver imbrogliato sulle figure usate nella richiesta di brevetto presentata sul famigerato metodo Stamina, negli Stati Uniti. La richiesta di brevetto risale al 2010 ed è stat a dire il vero rifiutata (in una forma che permette al richiedente di riproporla, ma al momento Vannoni non lo ha fatto) con la motivazione (fra le altre) che la richiesta non forniva sufficienti dettagli sulla procedura, cosa di cui Vannoni viene accusato ciclicamente: nonostante il gran polverone sollevato negli ultimi mesi, Stamina non ha mai reso pubblico il protocollo sperimentale, nemmeno ora che gli viene richiesto per vie legali (ma ci torniamo sotto su questo punto).

Tornando a Nature, ieri è uscito un articolo a firma di Allison Abbot, giornalista scientifica di gran calibro, che sostiene che le indagini condotte da Nature stessa hanno dimostrato che nell’application per il brevetto Vannoni ha fornito due figure (definite “chiave” dalla rivista) che non sono originali del suo team (come invece si sostiene nella documentazione) e in realtà erano state pubblicate anni prima da un gruppo di ricerca russo. La prima immagine è una microfotografia di due cellule che si sarebbero appena differenziate dalle cellule stromali del midollo osseo. La figura con il numero 3 nella richiesta di brevetto è identica alla “figura 2B” di un paper del 2003 pubblicato dal team di Elena Schegelskaya sul Russian Journal of Developmental Biology (Schegel’skaya, E. A. et al. Russian J. Dev. Biol. 34, 185–191 (2003)). Il paper originale testava una tecnica molto differente da quella descritta sommariamente da Vannoni per il metodo Stamina. Anche un’altra figura sarebbe stata rubata allo stesso grupppo di ricerca, ma da un altro paper. La figura numero 4 nella richiesta di brevetto sarebbe identica a una pubblicata nel 2006 nell’Ukranian Neurosurgical Journal, sempre da Schegelskaya e altri.

La scoperta getta ombre sempre più nere sulla condotta di Vannoni, “un filosofo trasformato in imprenditore in campo medico” come lo descrive Abbott. Il “metodo” è fumoso e dubbio, e il team è andato a rubacchiare immagini da giornali scientifici russi (non molto in vista, quindi si suppone che sperassero di non essere beccati). In realtà c’è chi offre un’interpretazione un po’ più approfondita sulla vicenda e suggerisce che un qualche legame fra i ricercatori russi e Vannoni ci sia. La trovate su Scienza in rete, leggete, ne vale la pena.

Come se non bastasse lo Stato italiano dopo l’approvazione del decreto Balduzzi sta chiedendo a Vannoni di fornire i dettagli dell protocollo sperimentale in modo da poter iniziare la sperimentazione, ma il filosofo ha già per tre volte rimandato, adducendo scuse varie e accuse di complottismi, come se per lui non valessero le regole che valgono per tutti. Una storia sempre più brutta, che rischia non solo di buttare all’aria 3 milioni di finanziamento pubblico, ma di gettare una pesante eredità sulla sanità pubblica nel nostro Paese.

Crediti immagine: Robert M. Hunt, Wikimedia Commons

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

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