La carica degli open data: ecco i punti caldi in Italia

CRONACA – Nel 2014 per farlo bastava rispettare 3 regole d’oro: 1. il giorno prescelto doveva essere il 22 febbraio; 2. le porte dovevano essere aperte a tutti; 3. il tema doveva riguardare gli open data in tutte le loro forme. Questa è la legislazione che hanno formulato gli appassionati di open data, per organizzare una giornata dedicata ai dati fruibili da qualsiasi cittadino. La missione era quella di far conoscere questa grande opportunità, nonché educare i cittadini all’attenzione per i dati e all’uso responsabile.

Chiunque poteva organizzare un evento intitolato “Open data day” nella propria città. All’appello hanno risposto 194 città, sparse nei 5 continenti. In Italia, sono 19 le città coinvolte in questa iniziativa: 10 di queste si trovano nel Meridione. Alcune delle città italiane hanno ospitato gruppi provenienti da province vicine, comportandosi da “hub”. Il fenomeno open data day è in crescita: le città che hanno partecipato sono il 38% in più rispetto all’anno precedente.

Il movimento sulla rete

L’open data day potrebbe dare l’idea di un evento frammentato perché avviene presso varie città, ma le idee che fuoriescono da questo fermento non sono certo limitate dallo spazio. La rete permette di condividere discorsi, idee, dubbi, buone pratiche e informazioni.
Con l’hashtag #ODDIT14 sono stati digitati e lanciati in rete 6000 tweets negli ultimi 30 giorni (qui una selezione di alcune frasi partite dalle città coinvolte nell’open data day).

Le storie dell’open data day italiano

Passando da un punto all’altro dell’Italia ci si imbatte in tante storie diverse, che il più delle volte raccontano le problematiche di un territorio. Alcune storie ci hanno colpito più delle altre per l’originalità o la novità.
Partendo dalla capitale, un tema che ha ricevuto una certa attenzione è OpenLabor, un progetto nato per rendere le offerte di lavoro più facili da raggiungere. L’idea nasce in Italia, ma si basa su due progetti europei: CitySDK e Commons4EU.

A Torino l’elemento principe è stata l’apertura dei dati relativi alle opere d’arte conservate in alcuni musei cittadini. Cosa simile è successa in Emilia Romagna con il progetto Reload di apertura dei dati archivistici. A Bologna si è parlato di genere. Via del mare racconta parla di fabbrica e di lavoro, narrati dal punto di vista delle donne. Si respira la storia e i problemi nell’usare i dati di archivio. Work Wide Women ha lanciato la sfida di mappare le aziende più women friendly in tutta Italia, con lo scopo di creare un network in favore delle donne. È invece dedicato al Mediterraneo il progetto HOMER, che si inserisce in una proposta europea che riguarda Spagna, Italia, Francia, Malta, Grecia, Slovenia, Cipro e Montenegro. L’obiettivo di Homer è quello di aprire i dataset relativi a 5 temi caldi per il mare su cui ci affacciamo: agricoltura, turismo, ambiente, energia e cultura.

Molte città hanno fatto partecipare i cittadini proprio nella giornata del 22 febbraio, lanciando un Monithon, il monitoraggio di alcuni aspetti che riguardano da vicino le città. Il fermento non è mancato e il movimento promette bene. Non ci resta altro da fare che mantenere gli occhi aperti sugli open data.

Informazioni su Giulia Annovi ()
Mi occupo di scienza e innovazione, con un occhio speciale ai dati, al mondo della ricerca e all'uso dei social media in ambito accademico e sanitario. Sono interessata alla salute, all'ambiente e, nel mondo microscopico, alle proteine.

2 Commenti su La carica degli open data: ecco i punti caldi in Italia

  1. Nel nostro piccolo cerchiamo di partecipare alla diffusione degli Open Data http://blia.it/opendata/

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