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Allevamento 2.0, il progetto All Smart Pigs

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FUTURO – Quattro allevamenti di maiali, cinque provider di servizi e tecnologie, due enti dedicati a ricerca e sviluppo (RTD). In tre parole, All Smart Pigs.

Si tratta di un progetto di precision livestock farming (PLF) finanziato dall’Unione Europea allo scopo di trasformare le classiche aziende agricole in aziende intelligenti e tecnologicamente avanzate, mantenendo costi ridotti a fronte di un allevamento più redditizio. Nei prossimi 15 anni è previsto un aumento della richiesta di carne a livello mondiale di circa il 40%, il che rende evidente come sia necessario intervenire al più presto con modelli di allevamento che siano sostenibili oltre che produttivi, e che garantiscano il benessere degli animali.

Il coordinatore del progetto è Heiner Lehr, partner dell’azienda spagnola Syntesa, società di consulenza internazionale che lavora nell’ambito dell’innovazione. Sul fronte di All Smart Pigs, dalla Syntesa sono dunque arrivati dei sensori che rilevano le esigenze degli animali, permettendo di risolvere i problemi più rapidamente e avere, come risultato, maiali più sani e che crescono velocemente. I tre aspetti che vengono monitorati sono: alimentazione degli animali, crescita e condizioni di salute.

Le tecnologie sviluppate finora sono state installate in quattro aziende tra Spagna e Ungheria, dove uno dei vari tipi di monitoraggio ha già cominciato a dare i suoi frutti: controllando gli episodi di tosse (negli allevamenti vengono registrate non solo immagini ma anche suoni), gli allevatori sono stati subito in grado di riconoscere la presenza di malattie respiratorie, e uno degli aspetti che è immediatamente stato implementato è la qualità dell’aria, a beneficio degli animali. Anche il controllo sull’alimentazione, in termini di quantità di cibo ingerito e aumento del peso corporeo, fornisce un potenziale allarme preventivo per problemi di salute legati proprio al consumo dei mangimi. Se per molti gli investimenti in tecnologie avanzate sono giustificati solamente da introiti sicuri e un cospicuo ritorno di quanto speso, nel caso dell’allevamento intensivo anche il benessere degli animali costituisce un driver non trascurabile.

Uno degli obiettivi più ambiziosi del progetto è quello di creare un database con le informazioni raccolte negli allevamenti. Ambizioso perché presuppone che gli allevatori coinvolti partecipino attivamente fornendo i dati relativi ai propri animali, superando il timore di favorire, in questo modo, gli altri concorrenti sul mercato. Parallelamente troviamo un problema molto più immediato e pratico, ma non più facilmente risolvibile: la banda larga. Non è raro in alcune zone rurali avere difficoltà con la trasmissione dei dati, e in una delle aziende spagnole è stato necessario installare una tecnologia piuttosto avanzata per poter caricare immagini e suoni. I risultati del progetto e i guadagni in termini di produttività verranno infine quantificati, in un’analisi costi-benefici che determinerà quanto sia (o non sia) praticabile il PLF in termini economici. Per quanto riguarda il benessere degli animali, il guadagno invece è assicurato.

Fonti: All Smart Pigs, commnet.eu, Alphagalileo

Crediti immagine: bertconcepts, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

5 Commenti

  1. In Italia nel gruppo Veronesi si fa una cosa analoga, si chiama allevatore attivo, la produzione di 3 milioni di suini è già monitorata, solo per i dati produttivi però, mortalità, resa, qualità delle carni, uso di antibiotici e vaccini ecc.. Ma non serve a niente, le cose che davvero risolverebbero i problemi sono: 1) obbligare gli agricoltori (se vogliono ricevere il premio PAAC) a concimare con concimi organici rinnovabili cioè con i liquami e non con l’urea 2) vigilare sulla filiera per un guadagno equo di tutti, come promettono sempre i ministri delle politiche agricole freschi di nomina ma poi non fanno mai niente e vincono sempre l’industria e la grande distribuzione,, del resto coop finanzia la politica 3) una tutela vera del made in Italy

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