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Le vittime dell’abuso di alcol

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RICERCA – Il dieci per cento delle morti fra gli adulti americani è dovuta all’abuso di alcol. Lo ha rivelato un gruppo di studiosi del Centers for Disease Control and Prevention (CDC) in un report pubblicato su Preventing Chronic Disease.

Fra il 2006 e il 2010, negli Stati Uniti, l’eccesso di alcol ha provocato circa 88 000 vittime. In queste stime sono comprese sia le morti dovute a un consumo di alcolici elevato e prolungato, che rappresentano il 44 per cento del totale, sia quelle causate da un consumo eccessivo in brevi periodi di tempo (56 per cento). Le prime sono soprattutto dovute a malattie epatiche, cancro alla mammella e problemi cardiovascolari, mentre le seconde sono per lo più la conseguenza di incidenti stradali, intossicazione da alcol e casi in cui l’ubriachezza ha favorito fenomeni di violenza. Se si calcola questo impatto in termini di anni di vita potenziale persi, la cifra stimata dagli esperti del CDC si aggira intorno ai due milioni e mezzo di anni. Il che vuol dire circa trenta in meno per ciascuna vittima.

Il 69 per cento di queste morti ha riguardato adulti in età lavorativa, vale a dire fra i 20 e i 64 anni. Significativa anche la differenza di genere: il 71 per cento dei morti erano maschi. Una percentuale simile (78 per cento) si ritrova anche fra i ragazzi sotto i 21 anni di età, che rappresentano circa il 5 per cento delle vittime totali dell’abuso di alcol.

In totale, la media annuale dei decessi in tutto il territorio degli Stati Uniti è di 27,9 ogni 100 000 abitanti. Solo due stati – New Mexico e Alaska – sono sopra i 40, con il primo che si assicura il triste primato (51,2 morti ogni 100 000 abitanti). Lo stato meno colpito da questa piaga è risultato essere il New Jersey, con 19,1.

Le fluttuazioni nella frequenza dei decessi nei vari stati sono probabilmente dovute alle differenze nelle leggi locali che regolano prezzi, disponibilità e marketing delle bevande alcoliche, ma anche ad altri fattori, come l’accesso alle cure mediche o la quantità media di chilometri percorsi, che a sua volta può influire sul rischio di morte per condizioni legate all’alcol. Gli esperti del CDC sottolineano che le stime di questo bilancio delle vittime non sono molto diverse da quelle del quinquennio precedente (2001-2005).

Non manca la pragmatica stima dei soldi persi a causa dell’eccessivo consumo di alcol: si parla di circa 224 miliardi di dollari nel periodo in esame, in gran parte (72 per cento) dovute alla perdita di produttività causata dalle morti di adulti in età lavorativa.

Fra le principali categorie di abuso di alcolici ci sono: il cosiddetto binge drinking, che potremmo tradurre con “sbronza”, quantificato in quattro o più drink in una singola occasione per le donne, cinque per gli uomini; l’eccesso di consumo cronico, o heavy drinking (otto o più drink a settimana per le donne, quindici per gli uomini); e l’uso di alcol da parte di donne in gravidanza e ragazzi sotto i 21 anni.

I dati analizzati dagli scienziati del CDC provengono dall’ARDI (Alcohol-Related Disease Impact), un database consultabile anche online che raccoglie informazioni sulle morti attribuite all’alcol sia a livello nazionale sia per ciascuno dei singoli stati americani.

Crediti immagine: Clément Belleudy, Flickr

Michele Bellone
Sono un giornalista e mi occupo di comunicazione della scienza in diversi ambiti. I principali sono la dissemination di progetti europei, in collaborazione con Zadig, e il rapporto fra scienza e narrativa, argomento su cui tengo anche un corso al Master di comunicazione della scienza Franco Prattico della SISSA di Trieste. Ho scritto e scrivo per Focus, Micron, Oggiscienza, Oxygen, Pagina 99, Pikaia, Le Scienze, Scienzainrete, La Stampa, Il Tascabile, Wired.it. Ho anche un blog: www.lineegrigie.it

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