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Posizione nel sonno e morte in utero

Come si dorme può rappresentare un fattore di rischio in più per la morte di feti già vulnerabili

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GRAVIDANZA E DINTORNI – Dormire sulla schiena negli ultimi mesi di gravidanza costituisce un fattore di rischio in più di morte in utero per feti già vulnerabili per altre ragioni. Lo affermano i risultati di uno studio clinico condotto in Australia dal gruppo di ricerca della neonatologa Adrienne Gordon, del Royal Prince Alfred Hospital di Sydney, appena pubblicati su Obstetrics and Gynecology. Risultati che offrono una nuova conferma a una linea di ricerca sempre più accreditata.

Per quanto sia spesso considerato un tabù, il fenomeno della morte in utero non è purtroppo particolarmente raro: ogni anno, nel mondo, più di 2,6 milioni di bambini muoiono prima di nascere. Anche nei paesi più avanzati, da 2 a 5 bambini ogni 1000 perdono la vita tra le 28 settimane di gravidanza e il momento in cui dovrebbero venire al mondo: un evento devastante per i genitori, che in molti casi non trova una spiegazione specifica.

Di recente, altri due specialisti perinatali australiani, Jane Warland e Edwin Mitchell, hanno proposto un modello di triplo rischio proprio per le morti fetali inspiegate. Secondo il modello, questi decessi sarebbero causati dalla combinazione di tre fattori. Primo: fattori di origine materna, come obesità, consumo di alcol, fumo o – più raramente – presenza di malattie, come trombofilie ereditarie, sindrome da antifosfolipidi o lupus eritematoso sistemico. Secondo: fattori di origine fetale, come presenza di anomalie genetiche, disfunzioni della placenta, ritardo di crescita intrauterino (IUGR). Terzo: fattori di stress aggiuntivo, che sommano un carico esterno a situazioni già difficili. Tra questi, gli autori segnalano in particolare fattori legati al sonno materno, come la posizione o la presenza di disturbi respiratori nel sonno. Proprio gli elementi messi in luce dallo studio clinico di Gordon e colleghi.

I ricercatori hanno confrontato un gruppo di 103 donne che avevano perso un bambino in utero, dopo le 32 settimane di gestazione, con un gruppo di 192 donne con caratteristiche simili, ma che alla fine avevano partorito un bambino sano. Alcuni fattori sono risultati più frequenti nel primo gruppo e tra questi in particolare il sospetto di un ritardo di crescita fetale e il fatto che la mamma dormisse sulla schiena. Secondo Gordon e collaboratori, questa associazione è in linea con un preciso dato biologico e cioè il fatto che la posizione supina fa pesare il corpo sulla vena cava inferiore e sull’aorta della mamma, riducendo così potenzialmente il flusso di sangue che arriva all’utero via placenta. Diversi studi mostrano effetti fisiologici significativi sulla pressione materna e sullo stato di ossigenazione fetale quando la mamma dorme sulla schiena o sul fianco destro.

«Proprio per questo consigliamo alle donne in gravidanza di dormire sul fianco sinistro: una posizione che allevia la pressione sull’apparato cardiovascolare» commenta la ginecologa Alessandra Kustermann, direttore del pronto soccorso ostetrico-ginecologico del Policlinico di Milano. «Lo diciamo a tutte, ma il consiglio diventa molto stringente se ci sono situazioni un po’ critiche, se per esempio il feto è piccolo».

Per riassumere: è chiaro che, da solo, il modo in cui si dorme durante la gravidanza non può provocare la morte di un feto. Se però il bimbo è già fragile o ci sono altre vulnerabilità materne, la posizione nel sonno può contribuire a questo drammatico evento. Per questo, secondo gli esperti, dovrebbe diventare un elemento sul quale lavorare sempre di più per tentare di ridurre l’incidenza del fenomeno.

Warland e Mitchell fanno il paragone con quanto accaduto per la SIDS, la sindrome della morte in culla: «Negli ultimi anni la mortalità è diminuita non perché si è capito esattamente che cosa la provochi, ma perché sono state proposte e diffuse semplici misure di protezione dei bambini più vulnerabili, a partire dal consiglio di porre i neonati a dormire a pancia in su. Allo stesso modo, piccoli interventi preventivi potrebbero avere un grande effetto anche sul rischio di morte fetale».

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Credit Immagine: dizznbonn/Flickr

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

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