SALUTE

Scoperto un ceppo di HIV più aggressivo

Fa sviluppare l'AIDS molto prima di quanto avviene normalmente. Intanto si aprono nuovi spiragli per curare una delle malattie infettive più diffuse

6813396647_614b18c089_zSALUTE – Perché la maggioranza degli infettati da HIV manifestano la malattia dopo molti anni, mentre alcuni decisamente prima? La risposta sembra essere dovuta al tipo di ceppo di virus. Da uno studio pubblicato da un team di ricercatori dell’Università di Leuven su EBioMedicine, sembra che esista un ceppo di virus particolarmente aggressivo che si è perfettamente adattato.

Solitamente l’AIDS impiega una decina di anni per svilupparsi, dopo che è avvenuta l’infezione del virus dell’HIV. Vi sono però evidenze che in alcuni casi la malattia si manifesta molto prima, già dopo due o tre anni. Per esempio a Cuba sono stati segnalati casi di progressione della malattia molto rapida.

Come mai? Per entrare nelle cellule umane l’HIV deve prima ancorarsi a loro. Generalmente il virus utilizza come punti di ancoraggio dei co-recettori, proteine presenti ​​sulla membrana cellulare. Durante l’infezione, il virus utilizza CCR5 e, dopo un certo numero di anni, cambia ancoraggio e inizia a utilizzare CXCR4 come punto di ancoraggio: è proprio questo cambio di co-recettore che determina la progressione veloce verso il manifestarsi della malattia.

I ricercatori hanno studiato il sangue di 73 pazienti con infezione recente, 52 con diagnosi di AIDS e 21 senza, e confrontato i risultati con il sangue di 22 pazienti che avevano sviluppato AIDS dopo un periodo “sano”. Hanno quindi scoperto una forma ricombinante di virus che sembra essere responsabile della transizione di co-recettore che fa sviluppare l’AIDS.

I pazienti che avevano mostrato precocemente i sintomi dell’AIDS (entro tre anni) presentavano un ceppo di virus HIV chiamato CFR19, con una carica virale insolitamente alta e la presenza in grandi quantità di una molecola chiamata RANTES. Questo è il ligando della proteina CCR5 e fa parte della risposta immunitaria naturale.

L’ipotesi dei ricercatori è quindi che sia stata favorita la selezione di un ceppo di virus in grado di legarsi direttamente al recettore CXCR4, inducendo una progressione della malattia più rapida.

Com’è avvenuta questa transizione?

Si tratta di un evento piuttosto difficile e per questo i ricercatori sospettano che essa sia dovuta alla ricombinazione di frammenti di diversi sottotipi di virus, evento che si presenta maggiormente in zone dove si hanno rapporti non protetti con più persone, che aumentano il rischio di contrarre diversi ceppi di HIV.

CFR19 è dunque un ceppo di HIV molto aggressivo, che utilizza una diversa proteina per l’ancoraggio alle cellule inducendo lo sviluppo dell’AIDS in pochi anni.

Un ceppo aggressivo significa anche una cura ancora più difficile. Il ceppo muta con frequenza altissima, motivo per cui ogni persona infetta presenta normalmente una serie di particelle virali simili, ma tutte diverse.

Nonostante questi problemi un nuovo studio pubblicato su Nature sembra aprire nuove speranze. Un gruppo di ricercatori dello Scripps Research Institute, infatti, ha annunciato di essere riuscito a realizzare un farmaco molto potente in grado di bloccare numerosi ceppi del virus dell’HIV (Hiv-1, Hiv-2 e Siv). Un inibitore ad ampio spettro che secondo gli autori è efficace contro un gran numero di ceppi «a differenza degli anticorpi, che falliscono nella neutralizzazione di una grande porzione dei ceppi di Hiv-1». Un possibile ingrediente per un futuro vaccino anti-HIV, quindi.

Il farmaco agirebbe sulla superficie esterna del virus legando due siti e impedendo alla particella di entrare nella cellula ospite e renderla incubatrice di nuovi virus. Gli esperimenti condotti su macachi ne hanno dimostrato l’efficacia e rendono questa scoperta davvero una speranza, anche se prima che il farmaco possa considerarsi pronto saranno necessari nuovi studi sui primati non umani, oltre alle successive fasi cliniche.

@FedeBaglioni88

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Crediti immagine: NIAID, Flickr

Federico Baglioni
Biotecnologo curioso, musicista e appassionato di divulgazione scientifica. Ho frequentato un Master di giornalismo scientifico a Roma e partecipato come animatore ai vari festival scientifici. Scrivo su testate come LeScienze, Wired e Today, ho fatto parte della redazione di RAI Nautilus e faccio divulgazione scientifica in scuole, Università, musei e attraverso il movimento culturale Italia Unita Per La Scienza, del quale sono fondatore e coordinatore. Mi trovate anche sul blog Ritagli di Scienza, Facebook e Twitter @FedeBaglioni88

6 Commenti

  1. mi auguro che i normali test di quarta generazione utilizzati attualmente siano in grado di identificare un eventuale infezione dovuta a questo nuovo ceppo

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