SCOPERTE

HIV, ecco dove si integra il virus

L'idea di una giovane dottoranda è oggi una delle più promettenti vie per la ricerca sull'HIV

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SCOPERTE – Fin dagli anni Ottanta è cosa nota che il virus dell’HIV si integra nel DNA della cellula che lo ospita, ma fino a oggi gli scienziati non erano riusciti a capire la zona precisa della cellula dove si inserisse. Ora invece il mistero è svelato, ed è merito di una ricerca tutta italiana condotta all’ICGEB di Trieste in collaborazione con l’Università di Modena: il virus si inserisce sempre nella periferia esterna del nucleo cellulare, in corrispondenza di quelle che potremmo definire le “porte d’entrata” del nucleo. Una scoperta che è valsa al team la pubblicazione su Nature.

“La ragione per cui il nostro articolo è piaciuto a Nature – ci racconta Mauro Giacca dell’ICGEB di Trieste – è che abbiamo provato a guardare il problema da una prospettiva capovolta. Si è cominciato a studiare seriamente la questione dell’integrazione di HIV nel DNA della cellula infettata all’inizio degli anni Duemila, ma sempre utilizzando lo stesso metodo, cioè sequenziare il DNA umano per individuare quale fosse il sito preciso in cui il virus si trovava inserito, non riuscendo mai a pervenire a risultati definitivi. Noi invece abbiamo pensato di guardare la cellula e cercare il DNA del virus al microscopio, e proprio nel guscio più esterno del nucleo siamo riusciti a fotografare dove il virus si nascondeva.” Questa regione del nucleo è molto particolare, perché contiene alcune proteine cellulari che regolano se il DNA del virus debba rimanere acceso o spento, ovvero se il virus stesso sia capace di replicarsi o meno.

Un aspetto particolarmente interessante è che ad avere l’idea qualche anno fa è stata una dottoranda, Bruna Marini, quella che oggi è la prima firmataria dell’articolo, che ne ha fatto una tesi di dottorato e poi un progetto di ricerca. “Si parla di fuga di cervelli, ma poi ci sono esempi come questo di giovani con idee brillanti a cui viene dato lo spazio che meritano anche qui in Italia, per fortuna” aggiunge Giacca.

Per togliere ogni dubbio va precisato, come spesso facciamo su Oggiscienza in questi casi, che qui si tratta di ricerca di base, in laboratorio. “Nessuno oggi come oggi può parlare di possibili farmaci – precisa Giacca – se in futuro ne verranno sviluppati sulla base di questa nostra ricerca da noi o da altri ne saremo contenti.”
Questa scoperta, sebbene sia un traguardo indiscutibile per la ricerca scientifica, non nasconde il fatto che molte delle questioni che riguardano l’HIV e una sua possibile sconfitta rimangono a oggi ancora inevase.

Sono almeno tre le grandi domande a cui i ricercatori devono ancora dare risposta, domande tutt’altro che secondarie. “Primo, perché il virus dell’HIV causi immunodeficienza, l’AIDS per capirci; il fatto che il virus distrugga le cellule che infetta non e’ una spiegazione sufficiente, visto che il midollo osseo ne può produrre molte di più di quelle che muoiono ogni giorno” spiega Giacca. La seconda grande domanda è come eradicare il virus, ambito in cui si inserisce la scoperta del team triestino. Oggi infatti esistono diversi farmaci che sono in grado di rendere la vita dei malati praticamente uguale a quella dei sani, ma non esiste modo di eliminare il virus dall’organismo. “Ci piacerebbe in futuro provare a mettere a punto dei farmaci genetici per impedire al virus di integrarsi nel sito dove appunto si inserisce: costringendo ad andare altrove nel nucleo o a non integrarsi affatto, ecco che forse si potrebbe pensare a eliminare del tutto l’infezione”
Infine, il terzo punto, l’annosa questione del vaccino, “che non solo non è stato finora mai messo a punto, ma non sappiamo neanche come fare a costruirlo – conclude Giacca – perché nessun essere umano finora, degli oltre 60 milioni di infettati dall’inizio dell’epidemia, è riuscito spontaneamente a debellare il virus.”

@CristinaDaRold

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: NIAID, Flickr

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Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.