SENZA BARRIERE

Il codice Braille: storia di una rivoluzione

Oggi, 21 febbraio, è la giornata nazionale dedicata al Braille. L'idea rivoluzionaria, che ha cambiato le sorti di migliaia di persone, risale al 1829

Nel 1829 Louis Braille, all’età di quindici anni, ha inventato il codice che porta il suo nome, rivoluzionando il modo in cui le persone cieche o ipovedenti si relazionano con la parola scritta. Crediti immagine: Ralph Aichinger

SENZA BARRIERE – L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che nel mondo le persone con problemi visivi siano 285 milioni. Tra queste, 39 milioni sono cieche e le restanti ipovedenti. Numeri significativi, se si pensa che, solo in Italia, secondo i dati rilasciati dal Ministero della Salute e aggiornati al 2014, circa lo 0,22% della popolazione soffre di deficit visivi e, nello specifico, 56 379 persone sono affette da cecità totale.

“Le persone non vedenti sono tante. Oggi sono inserite nella società, lavorano e hanno la possibilità di studiare. Fino a due secoli fa non era affatto così. I ciechi erano emarginati, non avevano accesso in modo diretto alla cultura e, se decidevano di studiare, incontravano enormi difficoltà. Se lo immagina un mondo in cui tutto è fatto su misura di chi può vedere? Chi è cieco è automaticamente tagliato fuori. In passato accadeva questo. Poi, un giorno, un ragazzino ha avuto un’idea geniale e, con la sua invenzione, ha dato il via a una vera e propria rivoluzione. Così, le sorti di migliaia di persone sono cambiate in modo definitivo”.

L’idea rivoluzionaria di cui parla Luciano Domenicali, educatore e referente del Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti di Roma, risale al 1829 e conserva il nome del suo inventore. Si tratta del codice Braille, una lingua studiata ad hoc dal francese Louis Braille per consentire, a chi come lui aveva un deficit visivo, di leggere e scrivere con facilità. “Provate solo a immaginare come poteva essere la vita di un cieco prima della creazione di questa lingua. La cultura era trasmessa solo per via orale e i vari tentativi di riprodurre l’alfabeto dei vedenti su carta, in rilievo, per consentire una lettura tattile, si erano rivelati per lo più fallimentari”, continua Domenicali.

“Il problema principale consisteva nel reputare il tatto alla stregua della vista. Si immaginava che, con le dita, le lettere dell’alfabeto potessero essere lette allo stesso modo e alla medesima velocità. Non è così”. Gli atti percettivo-motori che la mano deve compiere per comprendere una frase e per seguire le linee continue delle lettere, infatti, sono tali e tanti da rendere lenta e incomprensibile la lettura. “È proprio in questo che si ravvisa il genio di Louis Braille”, afferma l’educatore, “nella capacità di comprendere che non occorreva adattare l’alfabeto dei vedenti ai ciechi. Bisognava crearne uno nuovo, fatto su misura per le esigenze di chi legge con le dita”.

Insegnare e superare le barriere

E questo Domenicali lo sa bene: da anni insegna matematica ai bambini non vedenti facendo a meno dell’uso della vista. E ora, insieme ai colleghi dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti di Roma, all’associazione di volontariato Museum e ai Musei Capitolini di Roma, celebra Louis Braille e la sua scoperta, che ha consentito a tutte le persone del mondo con problemi visivi di rompere le barriere culturali e idiomatiche. “In occasione della giornata nazionale del Braille saremo a Roma, ai Musei Capitolini. Qui, tra le varie attività orientate al racconto e alla conoscenza di Louis Braille, presenteremo due esposizioni.

La prima è dedicata agli strumenti Braille: esporremo i vari tentativi che hanno preceduto la creazione del codice e le tecnologie che ne hanno permesso l’evoluzione. La seconda mostra sarà dedicata alla storia del disegno dei non vedenti. Un viaggio tra le tecniche fatte di feltro, velcro e cordoncini”, spiega Domenicali, ricordando che, nella stessa data si potrà esplorare anche la mostra permanente realizzata dalle artiste non vedenti dell’organizzazione “Mano sapiens”. L’esposizione consisterà in un percorso tattile fatto di riproduzioni di opere note di artisti quali Caravaggio, Garofalo e Rubens, installate su più leggii. “Celebrare il genio visionario e irripetibile di Louis Braille e ricordarne il suo operato oggi più che mai è d’obbligo, conclude Domanicali. “Il suo è molto più di un semplice codice: è l’abbattimento della prima barriera.  L’apertura di una strada che, attraverso un lungo e faticoso cammino, conduce al progresso e all’inclusione sociale.”

Louis Braille: il ragazzo di provincia che ha guardato il mondo con altri occhi

Umile e geniale. Chi ha avuto l’onore di conoscerlo lo ha dipinto così, Louis Braille. Come un giovane ragazzino di provincia pieno di sogni e di ambizioni, frenati a stento dalla perdita della vista che sopraggiunge dopo tre anni dalla sua nascita, nel 1812, a causa di un incidente. Louis è piccolo, gioca con gli arnesi del padre nella sua bottega da sellaio a Coupvray, vicino Parigi. Si avvicina al tavolo di lavoro, scruta il punteruolo e gli altri attrezzi, ne è incuriosito. Uno di questi gli ferisce un occhio in modo accidentale, provocandogli la perdita della vista. Di lì a poco perderà anche il secondo occhio, a causa di una grave forma di congiuntivite. La famiglia è affranta ma non si abbatte di fronte alla disabilità del figlio. I Braille, seppur di umili origini, desiderano che Louis prosegua gli studi, così iscrivono il ragazzo in una comune scuola. Qui, il giovane, pur limitandosi a un apprendimento di tipo orale, si distingue per bravura e eccelle tra i suoi compagni.

Intanto i genitori vengono a sapere dell’esistenza di un istituto per l’educazione di giovani ciechi, fondato a Parigi da Valentin Haüy nel 1786. L’istituto è una novità nel panorama europeo dell’epoca e Louis, che ormai ha dieci anni, non può non cogliere l’occasione di farne parte. La nuova scuola spalanca al ragazzo un universo di conoscenze, fatto di libri scritti con sistemi elaborati e artificiosi che, tuttavia, consentono la lettura anche a chi, come lui, è cieco. L’apprendimento continua a essere per lo più orale ma l’ambiente è stimolante e Valentin Haüy è uno sperimentatore. Cerca di migliorare il suo metodo di insegnamento per ciechi di giorno in giorno ma qualcosa gli sfugge e l’alfabeto per vedenti, anche se realizzato in rilievo su carta, più che facilitare il mondo di chi legge con le dita sembra complicarlo.

Un giorno, nella scuola di Braille, giunge un militare: Charles Barbier de La Serre. Ha avuto un’intuizione e vorrebbe mettere a disposizione di altri il suo sapere. Durante le campagne belliche, aveva studiato un codice tattile per i soldati, che consentisse loro di comunicare anche di notte, in assenza di illuminazione. Lo strumento era rudimentale, riproduceva le parole secondo i suoni (e non in base alla struttura alfabetica) e utilizzava un sistema di dodici punti. Il codice-Barbier era troppo artificioso ma accese le idee di Braille che dopo l’incontro con il militare, nel 1842, durante una breve vacanza a casa, studiò con il suo punteruolo un sistema più agile, dando vita al nuovo codice di lettura e di scrittura per ciechi.

Braille all’epoca aveva quindici anni e di certo non sapeva che, con la sua idea, stava per rivoluzionare la vita dei non vedenti. Di lì a poco avrebbe consacrato, per la prima volta, il passaggio dalla fase dell’oralità a quella della scrittura, inaugurando una nuova dimensione, propria del mondo dei ciechi: quella tiflocentrica, che rifiuta di costruire un codice basato su quello dei vedenti e sceglie di adottare un nuovo sistema, cucito su misura per i lettori e gli scrittori tattili. Il metodo-Braille non si affermò nell’immediato e Louis, morto nel 1852 di tubercolosi, non poté godere in vita del successo globale della sua opera.

Comunicare lettere, numeri, simboli informatici e chimici…

Oggi, grazie al suo sistema composto da sei (o otto) punti, rappresentati in un rettangolo in posizione verticale e disposti su due colonne e tre righe, i ciechi di tutto il mondo scrivono e leggono, combinando i “pallini” in 64 modi differenti. “Queste combinazioni consentono di comunicare, oltre alle lettere, anche i numeri, i segni di interpunzione, i simboli matematici, informatici e chimici”, specifica Luciano Domenicali dell’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti di Roma, evidenziando anche alcuni limiti. “I progressi fatti grazie al codice Braille sono inquantificabili.

Con l’introduzione dei computer e delle barre braille oggi è possibile leggere e scrivere sul proprio pc. Inoltre, i supporti integrativi come i dispositivi di lettura vocale, di certo, aiutano molto. Tuttavia, per alcuni impieghi l’uso di questo codice resta ancora limitato, per via della necessità di linearizzare la scrittura. Qualsiasi testo concepito in Braille deve essere riportato su un unico rigo. Pensate alle frazioni, che hanno il numeratore e il denominatore disposto su due righi; o alla musica, che viene rappresentata con note danzanti su più righi e spazi di uno spartito. Per rappresentare queste strutture più complesse il codice ha bisogno di segnalare. Così la scrittura si complica, diviene più lunga e la lettura non è immediata”.

I limiti, inoltre, riguardano anche la rappresentazione di alcuni idiomi, come ricorda Domenicali: “i cinesi riscontrano molte difficoltà nell’uso del Braille. Ricreare gli ideogrammi con questo codice non è semplice. Chi si è cimentato nello studio della lingua orientale da non vedente ha dovuto adeguarsi, scegliendo dei sistemi alternativi come, per esempio, il piano in gomma, una tavoletta dalla superficie in gomma rivestita da un foglio di plastica che consente di realizzare dei disegni in rilievo.” I passi da fare per superare questi limiti sono ancora tanti, dunque. E, sebbene siano lontani i tempi in cui si cercava di comunicare con sistemi quali la tavoletta grafica Galimberti o si scriveva in negativo con il metodo Ballù, ci auguriamo che ben presto anche queste ultime barriere possano cadere, consentendo davvero a tutti l’impiego del codice rivoluzionario.

@MillyBarba

Leggi anche: Un guanto per imparare il braille

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Milly Barba
Science Writer e Marketing Communications Director in ambito Informatico e tech. Copywriter e event planner, con oltre dieci anni di esperienza nell'organizzazione e promozione di festival ed eventi quali il Festival della Scienza di Genova. Activist @SingularityU Milan. Laureata in Letteratura Italiana e Linguistica, sono specializzata in Comunicazione della Scienza. Per OggiScienza curo la rubrica #SenzaBarriere dedicata a inclusione, accessibilità e ricerca.