Perché le giraffe hanno il collo lungo?

Secondo uno studio pubblicato su Nature, che ne ha sequenziato il DNA per confrontarlo con altri 40 animali, la risposta potrebbe essere in soli 70 geni

Pressione sanguigna, sistema muscoloscheletrico, sistema nervoso e metabolismo: questi gli elementi chiave che distunguono le giraffe dagli okapi, gli unici membri della famiglia Giraffidae. Crediti immagine: Fir0002, Wikimedia Commons

RICERCA – Torreggia nella savana, brucando una trentina di chili al giorno tra foglie e rametti spinosi. È la giraffa, che con i suoi sei metri è l’animale più alto del mondo. Una bestia che affascina i naturalisti da sempre, ancor più dai tempi di Charles Darwin, che venne messo in crisi dalla sua storia evolutiva. Ora, uno studio pubblicato su Nature Communications fa luce sulle modificazioni genetiche che le hanno donato una conformazione fisica così particolare.

La squadra, capeggiata da Douglas Cavener e Morris Agaba – rispettivamente della Penn State University e del Nelson Mandela African Institute for Science and Technology – ha sequenziato il suo DNA, comparandolo poi con quello di altri quaranta animali, dall’uomo all’okapi.

Albero evolutivo giraffa

Proprio quest’ultimo, apparentemente molto simile a una zebra, ha fornito le informazioni più utili. Evolutesi separatamente per circa 12 milioni di anni, giraffa e okapi sono gli unici membri della famiglia Giraffidae: vantano un antenato comune vecchio di 28 milioni di anni, ma differiscono di soli 70 geni. Di questi, oltre la metà codifica proteine coinvolte nello sviluppo e nella fisiologia dell’apparato cardiovascolare, del sistema nervoso e dello scheletro.

Trasformazioni necessarie affinché l’animale potesse avere: una pressione sanguigna doppia rispetto a quella degli altri mammiferi; un sistema muscoloscheletrico capace di sopportare una massa corporea orientata verso l’alto; e un sistema nervoso che trasmetta rapidamente segnali su lunghe reti neurali.

Altre variazioni genetiche riguardano il metabolismo, il che potrebbe spiegare come faccia la giraffa a nutrirsi delle foglie e dei baccelli tossici dell’albero di acacia, tanto tossici quanto nutrienti. Uno dei geni identificati codifica il recettore per l’acido folico, una vitamina B essenziale necessaria per la crescita e lo sviluppo; mentre altri sono quelli relativi al metabolismo degli acidi grassi volatili, generati dalla fermentazione di piante ingerite.

Dato che il gene FGFRL1 è implicato nello sviluppo del sistema scheletrico e cardiovascolare dell’uomo e dei topi, gli scienziati ritengono che possa essere d’importanza strategica nelle giraffe, vista l’unicità della loro anatomia. Infatti ora si sta provando a inserire il suddetto gene estratto dai mammiferi africani per inserirlo nei topi. Se si dovessero ottenere dei topi dal collo lungo, con questa ‘prova del nove’ si potrebbe chiudere il cerchio.

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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