AMBIENTE

L’Amazzonia ora teme le attività umane

Non solo la deforestazione: la perdita di biodiversità è sempre più legata alle attività antropiche

AMBIENTE – I programmi per la conservazione della biodiversità forestale amazzonica si sono a lungo concentrati sull’obiettivo di ridurre la deforestazione. Un recente studio pubblicato su Nature, che ha raccolto i dati di una ricerca durata due anni, scardina i principi sui quali si sono basati molti dei programmi di tutela che hanno interessato l’Amazzonia, ponendo l’accento sull’importanza di gestione  delle attività antropiche come l’accensione dei fuochi o la caccia,  per salvaguardare lo stato di salute del polmone verde del pianeta.

Finora si partiva dall’ipotesi sbagliata: la deforestazione non è l’unica causa di perdita di biodiversità nell’ecosistema amazzonico e il ruolo delle attività umane, come la raccolta selettiva di legname o la caccia, non dev’essere sottovalutato. Per svolgere lo studio, i ricercatori hanno prelevato campioni appartenenti a circa 2000 specie differenti (1.538 piante, 460 specie di uccelli e 156 di scarabei stercorari) da 36 bacini forestali nello stato del Parà, che ospita il 25% circa dell’Amazzonia brasiliana. Per ognuna delle aree, hanno identificato la percentuale di foresta primaria abbattuta, per poi calcolare la perdita di biodiversità che si sarebbe dovuta teoricamente registrare. La differenza tra i risultati attesi e quelli reali è stata definita dai ricercatori con un coefficiente che esprime il deficit di valore conservativo, il “conservation value deficit”.

I risultati sono stati sconcertanti: nelle aree dov’è ancora presente l’80% di foresta primaria, quindi in linea con la normativa brasiliana che prevede una percentuale massima del 20% per gli alberi abbattuti in una certa zona, il conservation value deficit è risultato essere inferiore alle previsioni, con percentuali in negativo che oscillano tra il 39% e il 54%. In altri termini, stando allo studio, attività umane come la caccia o l’accensione di fuochi hanno provocato effetti paragonabili  all’abbattimento di circa 123mila ettari di alberi.

Le azioni di tutela promosse finora per la conservazione dell’ecosistema amazzonico non hanno funzionato a dovere. La ricerca offre solide basi per la progettazione di nuovi piani d’intervento che tengano conto degli importanti effetti delle attività umane sull’ecosistema, come spiega a Routers Toby Gardner, co-autore dello studio e ricercatore dello Stockholm Environment Institute: «Le foreste oggi esistenti sono solo una timida ombra rispetto alle incontaminate distese che esistevano tempo fa.  Gli sforzi del Governo brasiliano in tema di conservazione sono lodevoli, ma l’effetto combinato delle attività umane rischia di annullarli. Bisogna iniziare a progettare azioni che possano intervenire con successo non solo sulla deforestazione, ma anche su queste ulteriori fonti di disturbo».

Leggi anche: Dall’Amazzonia alla California: gli effetti della deforestazione in Sud America

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Condividi su
Sara Moraca
Dopo una prima laurea in comunicazione e una seconda in biologia, ho frequentato il Master in Comunicazione della Scienza della Sissa di Trieste. Da oltre dieci anni mi occupo di scrittura: prima come autore per Treccani e De Agostini, ora come giornalista per testate come Wired, National Geographic, Oggi Scienza, La Stampa.