ATTUALITÀ

Quando la bomba sveglia il vulcano

Il sonno del Monte Paektu, un vulcano inattivo al confine tra Corea del Nord e Cina, è stato disturbato dal susseguirsi di test sotterranei

ATTUALITÀ – La notizia è stata confermata dalla fonti governative ufficiali: il 9 settembre la Corea del Nord ha fatto esplodere il suo ordigno nucleare più potente provocando un terremoto di magnitudo 5.3. Quest’ultima scossa è stata registrata alle 2.30 di notte – ora italiana – dallo United States Geological Survey (USGS) e proveniva, come nel caso di tutti gli altri test condotti dalla Corea del Nord, dal sito sotterraneo di Punggye-ri.

Con questo i test nucleari nordcoreani salgono a cinque e, come in quello avvenuto il 6 gennaio di quest’anno, emergono forti dubbi sul tipo di arma utilizzata.

Gli indizi per capire di che bomba si tratti derivano dal tipo di onda sismica prodotta dall’esplosione. Come nella precedente esplosione sotterranea i rilevatori statunitensi hanno registrato un picco improvviso molto diverso da quello generato da un terremoto comune, un fatto che indica senza dubbio la natura artificiale dell’evento. Tuttavia la potenza dell’onda sismica generata dall’esplosione rimane ben al di sotto di quella che verrebbe sprigionata da una bomba all’idrogeno: l’arma che il governo del leader supremo Kim Jong-un dichiara di avere testato. Molto più probabile che si tratti di una “normale” bomba atomica dal potenziale di circa 10 chilotoni.

Se i test nucleari, condotti da una parte con grande riserbo – per quanto riguarda la tecnica e i materiali utilizzati – e dall’altra con tutta la veemenza della propaganda di stato, sono da considerarsi estremamente gravi, c’è un altro fattore che desta preoccupazione. Un recente studio ha rivelato che il sonno del Monte Paektu, un vulcano inattivo al confine tra Corea del Nord e Cina, è stato fortemente disturbato dal susseguirsi di questi test sotterranei.

Mappa con indicate le posizioni del Monte Paektu e del sito per test nucleari di Punggye-ri

Le onde sismiche generate dall’esplosione del 6 gennaio hanno raggiunto la camera magmatica del Paektu, distante circa 116 chilometri dall’epicentro di Punggye-ri. Bomba dopo bomba, la pressione della camera magmatica del vulcano sta aumentando.

Se mai la Corea del Nord dovesse sviluppare per davvero una bomba all’idrogeno, questa genererebbe una improvvisa scossa di terremoto di magnitudo 7.0, sufficiente per causare l’esplosione e la violenta risalita della roccia incandescente fino alla superficie.

Nel 946 d.C. il vulcano eruttò provocando quella che venne definita dalle cronache dei tempi “l’eruzione del Millennio”, una delle più grandi e violente della storia dell’umanità. L’attività eruttiva proseguì per mesi, venne registrata anche lungo le coste giapponesi, distanti più di 1.000 chilometri, il clima risentì per anni degli effetti dell’enorme quantità di cenere rilasciata nell’aria.

Kim Jong-un posa per i fotografi sul Monte Paektu, uno dei simboli nazionali della Corea del Nord

Se ciò dovesse accadere oggi le conseguenze sarebbero inimmaginabili e incontrollabili, anche per il presidente del Partito del Lavoro di Corea, presidente della Commissione per gli Affari di Stato, presidente della Commissione militare centrale e comandante supremo dell’Armata Popolare Coreana Kim Jong-un.

@livagianluca

Leggi anche: Bomba o non bomba, chi aiuta gli scienziati nord-coreani?

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Gianluca Liva
Giornalista scientifico freelance.