L’orso e Homo sapiens: alla riscoperta della wilderness

"Sulla via dell'orso. Un racconto trentino di uomini e natura" è un libro che vuole riconsiderare il rapporto dell'essere umano come elemento della natura selvaggia

sulla via dell'orso libro

“L’orso rappresenta tutti gli elementi della wilderness che abbiamo perso e che, come specie, abbiamo cercato di eliminare nel corso dei secoli”

STRANIMONDI – Uno dei romanzi più celebri di tutti i tempi, ovvero Il richiamo della foresta dello scrittore americano Jack London, ruota intorno al concetto di wilderness. È verso la wilderness che il cane Buck, protagonista del romanzo, arriverà al termine di un vero e proprio percorso di formazione che lo porta lontano dall’addomesticazione e dalle convenzioni umane, nonostante sia proprio l’essere umano a indirizzarlo su questa via. La lingua italiana non ha un vocabolo in grado di tradurre perfettamente l’inglese wilderness: per farlo abbiamo bisogno di ricorrere a una locuzione, ovvero natura selvaggia.

La wilderness non è solo natura, è qualcosa di più: è la natura senza l’intervento di Homo sapiens. La divisione fra natura e essere umano non basta a spiegare la wilderness: ci sono luoghi naturali controllati da Homo sapiens e fortemente antropizzati. La wilderness va oltre: è la natura che (ancora) sfugge a questa logica di controllo umano. Questa contrapposizione fra natura e essere umano parte dal presupposto che la nostra specie si ponga al di fuori della natura e non faccia parte di essa: nella wilderness questo rapporto di forza fra essere umano e natura è capovolto, e gli umani tornano a essere elemento della natura.

Riconsiderare il rapporto dell’essere umano come elemento della natura e della wilderness è l’obiettivo del racconto-saggio Sulla via dell’orso. Un racconto trentino di uomini e natura scritto dai giornalisti e comunicatori scientifici Anna Sustersic e Filippo Zibordi, edito da Idea Montagna. Icona e vero e proprio alter ego di Homo sapiens in questo viaggio è l’orso, animale che da sempre ha un rapporto molto complesso con l’essere umano. Nel corso della storia, raccontano Sustersic e Zibordi, la figura dell’orso si è confrontata a più riprese con quella umana: la postura e il portamento ricordano quelli umani e questa somiglianza porta a considerarlo come una versione selvaggia della nostra specie, quasi fosse una nostra controfigura wild, come scrive Sustersic nel libro. Ma l’orso è stato anche una fonte di sostentamento per carne e pelliccia per i nostri antenati preistorici, quindi simbolo di forza di regnanti prima e simbolo di peccato e lussuria poi, quindi elemento che pian piano è stato sempre più oggetto di vera e propria repressione da parte della nostra specie.

“L’orso rappresenta tutti gli elementi della wilderness che abbiamo perso e che, come specie, abbiamo cercato di eliminare nel corso dei secoli” spiega Sustersic. “Il libro, attraverso la storia dell’orso e la sua figura, si è posto l’obiettivo di riconsiderare un punto di vista sull’essere umano e sul suo rapporto con la natura selvaggia” aggiunge l’autrice. Il libro vuole coniugare due stili: “Da un lato abbiamo consultato ricerche, ci siamo confrontati con esperti, naturalisti, zoologi, abbiamo maneggiato molti dati – spiega Sustersic – ma abbiamo deciso di presentarli con un linguaggio narrativo, infatti non definirei il nostro libro un saggio, bensì un vero e proprio racconto di viaggio”.

Come recita il sottotitolo, si tratta di un racconto trentino. Il Trentino infatti è co-protagonista insieme all’orso. Non solo per via di alcuni territori, seppur non molto estesi, che possono essere considerati luoghi di wilderness. “In Europa e in Italia di wilderness ce n’è poca – afferma l’autrice – e il Trentino non fa eccezione. Tuttavia qualcosa c’è e nel mio viaggio sono stata in zone così: per esempio alcuni sentieri nel tragitto verso il Santuario di San Romedio, alcuni scorci del lago di Tovel, oppure alcune zone dei monti Lagorai”. Il Trentino è protagonista anche perché ha un rapporto particolare con gli orsi: il Santuario di San Romedio, per esempio, ha ospitato e continua ad ospitare orsi. Il Trentino ha ospitato dal 1996 un programma di ripopolamento degli orsi nell’ambito del progetto europeo URSUS, finanziato con i fondi del programma LIFE (ne abbiamo parlato qui).

Negli anni Novanta, infatti, con la popolazioni degli orsi del Trentino ormai estinta, è stata organizzata un’opera di conservazione della specie. Così nel 1999 il Parco Naturale Adamello Brenta ha ospitato dieci orsi provenienti dalla Slovenia. Quello che emerge con forza dal libro è che opere come queste non hanno successo solo per via del numero di orsi che poi si trovano nelle zone di ripopolamento, ma soprattutto per via del rapporto fra popolazioni locali e animali. “L’operazione di ripopolamento è stato un successo? Sicuramente sì, per gli amanti della natura. Ma non tutta la popolazione è d’accordo e accetta la convivenza con questi plantigradi. Tuttavia, ed è il motivo del successo dell’iniziativa in Trentino, qui la convivenza c’è ed è per larghi tratti un’esperienza positiva”. Altri tentativi, meno riusciti, sono avvenuti anche in Spagna e in Francia.

@enricobergianti

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Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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