giovedì, 27 Febbraio, 2020
LIBRI

Liquidi: meravigliosi, potenti, pericolosi

Cosa hanno in comune un aeroplano, il burro di noccioline, la colla dei post-it e il ritratto di Dorian Gray? All’apparenza nulla e, in effetti, queste cose appena elencate formano un insieme piuttosto bizzarro. Eppure, se proviamo ad affinare lo sguardo e a solleticare la curiosità, magari con l’aiuto di una buona guida, riusciremo a scoprire cos’è che tiene insieme gli elementi di questo strano gruppo: la materia allo stato liquido.

La guida esperta in questo caso è Mark Miodownik, ingegnere e scienziato dei materiali, titolare della cattedra Materiali e società presso la University College di Londra, e popolare divulgatore scientifico in forze alla BBC. La scoperta arriva con il suo ultimo libro “Liquidi, le sostanze che scorrono nella nostra vita”, tradotto e pubblicato di recente nella versione italiana da Bollati Boringhieri.

Bevande, inchiostri, carburanti e molto altro

L’aspetto dei corpi solidi ci procura di solito un generale senso di sicurezza, anche se non ci badiamo molto, basti pensare ai monumenti in pietra che sfidano la prova dei secoli. I liquidi, viceversa, godono spesso della nostra attenzione, sono sinuosi, scatenano diversi sensi contemporaneamente, non riusciamo a farne a meno anche quando sono superflui, nondimeno possono rivelarsi subdoli, infingardi, fino a farci anche del male, silenziosamente e senza lasciare troppe tracce.

È questa l’idea di base con cui Miodownik ci introduce al mondo delle bevande, degli inchiostri, dei carburanti, dei cristalli liquidi. Sostanze che ci attraggono più di altre, quindi, ma non abbastanza da incuriosirci per conoscerle meglio. Anche se ci passano spesso sotto il naso, ne sappiamo in effetti ben poco. È urgente allora correre ai ripari, una missione tuttavia non semplice nemmeno per il direttore dell’Institute of Making di Londra. In questo senso, “Liquidi” è il seguito perfetto – e inevitabile – del suo precedente libro “La sostanza delle cose” (Bollati Boringhieri, 2015), saggio premiato con il Royal Society Prize e con cui Mark Miodownik ha fatto breccia in un pubblico più vasto, non solo britannico.

In quel primo lavoro di successo, l’ingegnere londinese era riuscito a raccontare la storia, i segreti, le proprietà e le meraviglie dei materiali più comuni e più insospettabili – tra cui l’aerogel e, inimmaginabile, la cioccolata – invitando il lettore a seguire il suo sguardo mentre era seduto a un tavolino del suo terrazzo per prendere una tazza di té. Anche stavolta, l’autore sceglie di raccontare passando per la strada del quotidiano, ma evita di snocciolare esempi più o meno alla rinfusa di “scienza di tutti i giorni”, affidandosi a uno stratagemma narrativo ancora più ardito del precedente, una cornice a cui si ricorre spesso anche in letteratura: il viaggio.

Un volo tra Londra e San Francisco per raccontare le sostanze liquide

Si tratta di un viaggio che forse a pochi verrebbe in mente pensando ai liquidi, visto che si consuma nella troposfera. Tutta la scena del libro infatti si svolge durante un volo tra Londra e San Francisco. Dopo aver perso un po’ le staffe per essersi visto sequestrare, ai controlli di routine all’imbarco, un tubetto di dentifricio, un vasetto di sugo al pesto e “sequestro ancor più doloroso, una bottiglia di whiskey single malt”, la nostra guida inizia a riflettere e rimuginare sul potere e l’eccezionalità dei liquidi lasciati a terra, per poi iniziare una riflessione più ampia – dopo aver ammesso l’imperdonabile errore di aver organizzato malamente i liquidi nel bagaglio.

L’aereo su cui viaggia Mark Miodownik diventa così un ambiente insolitamente ideale per parlare di materia allo stato liquido. Con un effetto domino degno dei più gustosi serial, lungo quattordici capitoli Miodownik passa in rassegna una ricca selezione di liquidi che ci circondano, ci permettono di vivere bene o solo di sopravvivere e che a volte ci fanno anche male, liquidi che fanno funzionare i nostri dispositivi, quelli con cui lavoriamo e comunichiamo, e che ci mettono in viaggio, appunto.

Si parte con l’”esplosivo” cherosene, il propellente scoperto nel IX secolo dall’alchimista persiano Al-Razi, che ha lanciato in orbita i razzi delle missioni spaziali e di cui è pieno l’aereo che sta per decollare. Per una sorta di tacito patto tra piloti e passeggeri, nelle istruzioni di sicurezza pre-volo non viene però fatta menzione delle decine di migliaia di litri di carburante stipati sotto le ali dell’aeroplano. Dopo questo primo shock, da diecimila metri di altezza lo sguardo si abbassa verso il “profondo” oceano per scoprire le meraviglie e il terrore delle onde, tra surf e tsunami, mentre si prova a facilitare la conversazione con un po’ di vino, così simile al cherosene o ai profumi duty free dell’aeroporto, superfluo eppure così attraente e irrinunciabile. E via di questo passo: è possibile preparare la tazza di té perfetta? Perché i liquidi corporei ci fanno schifo, ma stuzzicano anche gli ormoni durante l’accoppiamento, o abbassano il livello di testosterone? Perché l’olio e la colla dei post-it appiccicano, ma con risultati differenti? Che liquido scorre nei frigoriferi, cosa sono questi cristalli liquidi degli schermi di nuova generazione, veri e propri quadri cangianti che tanto sarebbero piaciuti a quel Dorian Gray di Oscar Wilde, spaventato dal tempo che passa?

Con una soluzione di continuità vivace che non sbaglia un colpo e tiene alta l’attenzione, Miodownik risponde a tutte queste domande e a molte altre, come in un gioco di scatole cinesi, supportato dalla sua vicina di viaggio, Susan, una specie di suggeritrice inconsapevole di questioni su cui riflettere.

Qualche purista potrà storcere il naso per le rappresentazioni delle molecole e delle strutture abbozzate a mano in maniera quasi infantile dallo stesso autore o per l’assenza di formule e reazioni. Miodownik tuttavia parla di chimica in modo volutamente poco accademico, o comunque in maniera originale e innovativa.
Le sostanze dialogano tra di loro e con il lettore, un po’ come fa lui con Susan, mentre restituisce ai materiali liquidi un certo carattere, una specie di personalità, che è poi a volte la stessa identità che noi umani abbiamo dato loro. Come nel caso dell’inchiostro inventato da László Bíró, fluido “non newtoniano” alla base della grande innovazione della penna omonima. È proprio nel racconto delle innovazioni tecnologiche a base di liquidi che si scatena l’entusiasmo di Miodownik.

Un’occhio puntato sull’ambiente

Certo, molti altri sarebbero da includere, e Miodownik non manca di esporre gli effetti nefasti di certe innovazioni liquide, soprattutto in campo ambientale (i saponi liquidi all’olio di palma o i refrigeranti che tanto impattano sul riscaldamento del pianeta). C’è spazio però anche per molto ottimismo, visto che laddove i prodotti dell’Antropocene hanno fatto disastri, è proprio grazie a questi che, forse, possiamo invertire la rotta. L’ultima tappa del viaggio, dal titolo “Sostenibile”, è dedicata proprio al tema futuro e ambiente, con una carrellata delle invenzioni liquide più promettenti (i lab-on-chip, i filtri per desalinizzare l’acqua, le finestre autopulenti, i combustibili puliti eccetera).

Obiettivo raggiunto: la noia che quasi sempre accompagna la chimica e i suoi prodotti è vinta, anche i liquidi diventano protagonisti non più ignorati nelle nostre vite, così come per i primi materiali scrutati sul terrazzino londinese.

Del resto, lo stato liquido è solo uno degli aspetti che assume la sostanza di cui noi stessi siamo fatti, così come le nebulose ai confini del cosmo e le rocce fuse in fondo all’oceano. Meravigliosa e potente (e a volte pericolosa), come spiega Miodownik in modo convincente.

Meglio però non cercare di convincere di questo i propri compagni di bevute, citando le digressioni sull’“intossicante” alcool, davanti a un boccale di birra. Gli effetti potrebbero essere tutt’altro che meravigliosi.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Marco Milano
Dopo gli studi in Scienza dei Materiali si è specializzato in diagnostica, fonti rinnovabili e comunicazione della scienza. Da diversi anni si occupa di editoria scolastica e divulgazione scientifica. Ha collaborato, tra gli altri, con l’Ufficio Stampa Cnr e l’agenzia Zadig.

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