venerdì, Maggio 29, 2020
AMBIENTEricerca

L’effetto del disturbo umano sulla dispersione dei semi in Amazzonia

Per fare un albero, ci vuole il seme. Certo, ma da dove arriva il seme? Spesso da lontano, portato dal vento i dagli animali. E qual è l'effetto che le attività antropiche, come elementi di disturbo delle foreste, hanno sulla dispersione dei semi?

È quanto ha indagato uno studio pubblicato questa settimana sul Journal of Ecology. I ricercatori hanno analizzato come il taglio del legname o il fuoco influenzino la dispersione dei semi nella foresta amazzonica, sia primaria sia secondaria (ossia, rispettivamente, la foresta “vergine” e quella che ha ripreso il sopravvento su un’area precedentemente disboscata).

Disturbo antropico e foreste

A oggi, circa l’80 per cento delle foreste tropicali esistono in forme che, almeno in una certa misura, sono modificate: sono foreste secondarie, nate grazie agli alberi che hanno ricolonizzato un’area usata in precedenza per le attività antropiche, oppure sono foreste primarie ma degradate a vari livelli. Capire quale sia l’impatto a lungo termine della nostra specie è fondamentale per stabilire poi anche le migliori strategie di gestione; tuttavia, scrivono gli autori dell’articolo, sebbene ormai sappiamo molto degli effetti delle attività antropiche sulla biodiversità e sullo stoccaggio del carbonio, gli effetti su alcune funzioni ecologiche non sono ancora chiari.

L’attenzione dei ricercatori si è concentrata sui semi delle piante, per i quali gli studi stanno mostrando un certo livello di risposta al disturbo umano. Ad esempio, un habitat frammentato potrebbe far sì che diminuisca la proporzione di semi dispersi dagli animali a favore di quelli trasportati da fattori abiotici, come il vento. Per capire come le attività antropiche influenzino la dispersione dei semi, i ricercatori hanno studiato 230 lotti forestali in due diverse regioni della foresta amazzonica brasiliana; le aree prese in considerazione coprivano un gradiente che andava dalla foresta tropicale primaria fino a quella che era stata sottoposta a tagli, al fuoco o a entrambi. Quindi, hanno raccolto informazioni sui frutti e sui semi (forma, dimensione e modalità di dispersione) per ciascuna delle 846 specie di albero registrata (gli alberi vivi erano oltre 26.500).

Semi più piccoli e maggior dispersione biotica

Dai risultati delle analisi, gli autori dello studio hanno evidenziato come non solo l’attività antropica riduce la biodiversità complessiva degli alberi, ma anche che aumenta la proporzione di quelli i cui semi sono dispersi dagli animali. E questo primo risultato è per certi versi inaspettato: «Studi precedenti sulle foreste tropicali sottoposte a disturbo antropico hanno mostrato che queste hanno più probabilità di dipendere da semi portati dal vento o da altri meccanismi abiotici, piuttosto che da animali frugivori», spiega in un comunicato Joseph Hawes, primo autore dello studio. «Al contrario, nel nostro lavoro è emerso che il disturbo antropico porta a comunità arboree con una maggior proporzione d’individui i cui semi sono dispersi dagli animali».

Il disturbo antropico, inoltre, sembra favorire le specie con semi piccoli, trasportabili da animali di dimensioni ridotte quali gli uccelli e i pipistrelli.

Le ragioni per questo spostamento verso semi piccoli e dispersi dagli animali, spiegano i ricercatori, può avere diverse spiegazioni. Ad esempio, il taglio selettivo può aver favorito alcune specie più di altre e questo, a sua volta, influenzerebbe i pattern di dispersione. Inoltre, un altro disturbo antropico, ossia la caccia, può interessare gli animali più grandi, favorendo la dispersione dei semi da parte delle specie più piccole. Isolare un singolo fattore, scrivono i ricercatori nell’articolo, può essere difficile in un paesaggio che ha subito l’influenza umana e risponde a diversi fattori di cambiamento.

«Le specie con semi di dimensioni minori si stanno facendo più prevalenti nelle foreste fortemente disturbate dall’attività antropica. Poiché le specie con i semi più grandi sono anche quelle che di solito hanno anche una maggior densità di bosco, questi cambiamenti nella composizione forestale potrebbero avere effetti a lungo termine sia per lo stoccaggio di carbonio sia per la sensibilità delle foreste tropicali alla siccità», conclude Hawes.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Pixabay

Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.

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