lunedì, Agosto 19, 2019
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Cloud computing: diventa fan

Definire Internet come un (il)  mezzo di comunicazione di massa, è da molto tempo una definizione riduttiva, e ai limiti del ridicolo. "Rete" è anch'essa una espressione che non rende l'idea della portata di Internet: il flussi di dati che rimbalzano da un server all'altro, trascinandosi dietro i nostri stati Facebook, le nostre e-mail e le nostre chat, sono più simili a una sorta di nuvola, un miscuglio eterogeneo dove le risorse hardware e software sono condivise in uno spazio multidimensionale. Non si tratta di teologia cyberpunk, ma di un...
SALUTE

La proteasi dell’HIV: l’enzima che taglia se stesso

SALUTE - Si piega alle estremità e con un colpo di coda si taglia via dalle altre proteine a cui è legata: è la proteasi libera dell'HIV, un enzima cruciale nelle prima fasi di sviluppo del virus. Una ricerca spagnola (hanno collaborato ricercatori dell'Hospital del Mar e dell'Università Pompeu Fabra di Barcellona, e il gruppo è coordinato da Gianni De Fabritiis, un ricercatore italiano ora a Barcellona) pubblicata sui Proceedings on the NAtional Academy of Sciences descrive i passi cruciali della maturazione di questa proteasi, meccanismi che potrebbero essere sfruttati per la creazione di nuovi farmaci antiretrovirali. La proteasi in questione è importante perché taglia a pezzetti le catene di proteine che formano l'HIV riducendole a singole unità proteiche che andranno a formare la struttura infettiva di nuovi virioni - particelle infettive -. La cosa che lasciava perplessi gli scienziati è che nelle fasi precoci la proteina che forma l'enzima "forbice" è connessa alle altre proteine, proprio come quelle che dovrebbe tagliare. Come fa dunque a staccarsi se essa stessa è l'enzima che dovrebbe servire a tagliare le proteine?
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Un secondo di troppo

23:59:60. Così, alla fine della giornata del 30 giugno, apparivano i quadranti degli orologi atomici che misurano il tempo UTC (Tempo coordinato universale). Non si è trattato di un malfunzionamento, tutt'altro: quel secondo in più è stato aggiunto per avvicinare il tempo universale al tempo solare.
JEKYLL

State of the Net 2012. Com’è andata?

JEKYLL - Dopo quattro anni, State of the Net è tornato a Trieste. Un’occasione unica in Italia per osservare il Web da differenti punti di vista. State of the Net vuole raccontare la Rete e i suoi protagonisti. Nata da un’idea di un gruppo di giornalisti, blogger e appassionati di Web, già nel 2008, alla sua prima edizione, aveva raccontato come il Web stava cambiando il mondo, in un’epoca dove Twitter e Facebook non erano ancora così diffusi e virali, ed erano solo un luogo di incontro e svago, e non di...
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L’Unoptanio dell’elettronica?

FUTURO - Lo sparuto gruppo di detrattori del film Avatar ha spesso ironizzato sul nome del rarissimo metallo che i terrestri nel film di James Cameron vogliono estrarre su Pandora, l'Unoptanio. Un nome troppo ridicolo, per il cui conio Cameron magari meriterebbe una maratona coatta di stampo fantozziano, a suon di pellicole di Ėjzenštejn e Bergman
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Piovono note

Anche la filosofia dell'industria musicale si muove in direzione della "nuvola": saremo pronti ad alleggerire i nostri dispositivi da GB di Mp3? FUTURO - Pochi giorni fa Nokia annunciava la chiusura di Ovi music, il servizio che permetteva di scaricare musica gratis per un anno acquistando alcuni modelli di cellulare. Il colosso dei telefoni non ha retto alla concorrenza di iTunes, il negozio di musica on-line della Apple e gli analisti danno la colpa al DRM (Digital Rights Management), il sistema di protezione del diritto d'autore che limita fortemente la...
CRONACA

Chi vuol fare da antenna?

Nel futuro le antenne-ponte per le telecomunicazioni potrebbero essere sostituite dagli esseri umani NOTIZIE - Reti “corpo a corpo” (body-to-body network) le chiamano i loro inventori all’Istituto di elettronica, comunicazioni e tecnologia dell’informazione della Queen University di Belfast (io la chiamerei “uomini per antenne”). L’idea è di sostituire (almeno parzialmente) i supporti fissi per le telecomunicazioni wireless (un esempio su tutti gli odiatissimi ripetitori per i cellulari) con dei piccoli sensori portati addosso dalle persone. Per una qualche vaga analogia mi fa venire in mente il cloud-computing, ma il settore scientifico a cui appartiene questo approccio ha già un suo nome: delle “comunicazioni corpo-centriche”(body-centric communication, la traduzione è mia, forse si può fare di meglio).
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