venerdì, Maggio 24, 2019
LA VOCE DEL MASTER

Cosmetici “senza glutine”? No grazie

LA VOCE DEL MASTER - Se negli anni ’80 la celiachia veniva considerata una malattia rara, con una prevalenza di 1 caso su 2000-3000 persone, i nuovi metodi diagnostici sviluppati dagli anni ’90 hanno cambiato i numeri di questa patologia. Oggi si stima che 1 italiano su 100 sia celiaco e si contano 20000 nuove diagnosi all’anno, con un incremento annuo di circa il 20%. La dieta priva di glutine rimane l’unico modo di fronteggiare questa malattia, ma negli ultimi anni è emersa una controversia che riguarda un altro aspetto dei consumi quotidiani, soprattutto femminili: il make-up. Nel 2011, al meeting annuale del College of Gastroenterology di Washington, alcuni ricercatori avevano presentato il caso di una donna di 28 anni, che riusciva a controllare con successo la sua celiachia grazie ad una dieta corretta. Tuttavia, dopo aver provato una nuova lozione per il corpo, la donna aveva sviluppato una fastidiosa eruzione cutanea, diarrea e disturbi intestinali. Nel settembre 2012 sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics fu pubblicato uno studio su quattro principali cosmetici per le labbra e due lozioni contenenti glutine. La ricerca mise in luce che i prodotti contenevano una dose di glutine troppo bassa per provocare le reazioni cutanee tipiche della celiachia, ma il campione considerato non era abbastanza vasto per trarre delle conclusioni definitive
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RE-POST – AIDS: alla ricerca del vaccino perduto

LA VOCE DEL MASTER - Siamo giunti al quarto appuntamento con Re-post, il podcast del Master in Giornalismo Scientifico Digitale della Sissa di Trieste. Potete seguirci ogni due settimane sulle pagine di Oggiscienza. In questa puntata parleremo dell’AIDS e dei tentativi di produrre un vaccino contro quest’infezione, che continua a contare più di 2,5 milioni nuovi contagi all’anno. A che punto siamo con la ricerca? Ne parliamo con Guido Silvestri, capo della divisione di Microbiologia e immunologia allo Yerkes National Primate Research Center della Emory University di Atlanta, e , ex-presidente della LILA e autore del libro "AIDS: lo scandalo del vaccino italiano".
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Una mano (robotica) all’autismo

LA VOCE DEL MASTER - “Un robot non può recare danno agli esseri Umani […]” diceva la Prima legge della Robotica di Isaac Asimov. Non solo non può recare danno, ma può addirittura aiutare. Per esempio i robot potrebbero anche supportare i bambini con autismo nello sviluppare le loro capacità sociali. Un team di ingegneri meccanici ed esperti di autismo della Vanderbilt University, negli Stati Uniti, lo ha dimostrato. Lo studio è stato pubblicato nel numero di marzo di IEEE Transactions on Neural Systems and Rehabilitation Engineering. A partire dai nove mesi normalmente un bambino comincia a sviluppare quello che gli scienziati definiscono come “attenzione condivisa”, un comportamento che consiste nel cercare di catturare e portare l’attenzione dell’altro, a partire dalla mamma, su un oggetto o una situazione, per condividere un fulcro di interesse. I bambini con autismo, però, faticano a sviluppare questa abilità e ciò comporta una serie di difficoltà di relazione e apprendimento durante la crescita. I ricercatori della Vanderbilt hanno dunque pensato di studiare l’interazione tra bambini autistici (Autism Spectrum Disorders,ASD) e robot appositamente progettati. L’idea iniziale è arrivato da Nilanjan Sarkar, professore di ingegneria meccanica, esperto di sistemi per migliorare l’interazione uomo-macchina. Sei anni fa, mentre visitava dei parenti in India, venne a sapere che al figlio di suo cugino era stato diagnosticato un disturbo autistico. Alcuni studi mostravano che i bambini autistici mostravano segnali di particolare interesse verso i robot. Bisognava però capire come sfruttare questa loro naturale inclinazione per migliorarne le capacità sociali e relazionali
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Quando magro è grasso

LA VOCE DEL MASTER - Bere latte magro non aiuta a ridurre il girovita dei bambini. È quanto emerge in uno studio pubblicato su Archives of Disease in Childhood. Per combattere l’epidemia di obesità infantile che affligge gli Stati Uniti, dal 2005 l’American Academy of Pediatrics e le Dietary Guidelines for Americans del 2010 consigliano ai genitori di scegliere latte scremato o parzialmente scremato per i bambini dopo i due anni. Questo perché il latte intero ha un contenuto di calorie maggiore e un’alta percentuale di grassi (intorno al 3,5% contro l’% delle versioni ‘magre’). Ma tagliare le calorie del latte non sembra aiutare a ridurre un problema sociale che sta colpendo in misura crescente anche l’Italia