domenica, Marzo 24, 2019

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Una finestra sul futuro. Diamo uno sguardo alle nuove frontiere della ricerca e ai protagonisti che rendono possibile il progresso della scienza.

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Yes, we do!

Cade il primo anniversario di un colpo basso, detto Fakegate, costato allo Heartland Institute la reputazione e molti donatori per cui ha dovuto ridimensionare la lotta contro le scienze e gli scienziati del clima. Per fortuna, può contare tuttora su un manipolo di volontari italiani.
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Dimmi che carne sei

Accade più spesso tra i pesci: una volta puliti, senza pelle senza testa e senza interiora, sembrano tutti uguali e chi li riconosce più? La frode in campo alimentare non è una novità, le sostituzioni tra materie prime o semilavorati avviene a sfavore della qualità e per un maggior ritorno economico dell’azienda. Spesso, come ci spiega Agostino Macrì, responsabile della sicurezza alimentare per l'Unione Nazionale Consumatori, si tratta di derrate vendute a prezzi stracciati da fornitori che garantiscono sulla qualità del loro prodotto attraverso le scartoffie rilasciate in quantità industriali dai laboratori del Controllo Qualità presenti in ogni azienda e che quindi spesso non vengono più controllate. Una catena di carta che attesta una Qualità, a volte non così ovvia e scrupolosamente sotto osservazione.
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OggiScienza TV – Geni e ambiente per vivere a lungo

OGGISCIENZA TV- Continua a crescere nel mondo occidentale l'aspettativa di vita: secondo i dati dell’Eurostat, in Europa la speranza di vita è aumentata di 10 anni dagli anni Sessanta. Le persone che superano i novanta anni rappresentano il segmento di popolazione in maggiore crescita, tuttavia sappiamo ancora poco dei fattori che contribuiscono alla longevità nei diversi organismi viventi. Un ruolo importante, secondo molti studi, è svolto dalla genetica. Ne parliamo con Dario Valenzano, un ricercatore che studia genetica della longevità presso la Stanford University....
AMBIENTE

(Triste) storia di un delfino

AMBIENTE - Riceviamo questo comunicato dall'associazione MareVivo e lo rilanciamo, perché seppur piccola ci sembra una storia del nostro mare da raccontare Roma, 20 febbraio 2013 - La mattina di martedì 19 febbraio un giovane delfino entrava nella darsena del porto di Civitavecchia attirando subito grande attenzione. Il delfino che secondo le testimonianze dei numerosi presenti appariva in ottimo stato di salute, nuotava tra le imbarcazioni ormeggiate. Nel pomeriggio il piccolo delfino purtroppo è morto in circostanze sulle quali è assolutamente necessario fare luce. Ci chiediamo se siano sono state messe in atto da tutti i soggetti intervenuti le procedure idonee quando si interviene in casi come questo. Solo l’autopsia eseguita da un Istituto pubblico abilitato può dare delle risposte che ci auguriamo arrivino al più presto
AMBIENTECRONACA

I cani rubano al buio

Sapersi mettere nei panni dell'altro comprendendone il punto di vista è una capacità unica, tipica solo dell'essere umano e dei primati. Questo è quello che gli psicologi hanno creduto fino ad oggi.
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La lotta continua

Nel febbraio 2012, a causa di un boicottaggio lanciato dal matematico Timothy Gowers, la casa editrice Elsevier smetteva di appoggiare il Research Works Act, un emendamento statunitense contro l’open access degli articoli scientifici. Bilancio della mobilitazione e nuove iniziative.
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Il nuovo gufetto indonesiano

L'avifauna dell'Indonesia, già nota per essere tra le più diversificate del mondo, si arricchisce di una nuova specie: si tratta di un piccolo strigiforme, un rapace notturno del genere Otus (quello che identifica gli assioli), endemico dell'isola di Lombok, la 'gemella' della famosa Bali.
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Prove tecniche di evoluzione umana

FUTURO - Studiare l'evoluzione umana con il metodo sperimentale è impresa ardua ed eticamente non del tutto desiderabile. Immaginate di causare una mutazione genetica in un individuo (o più) per poi verificare i mutamenti a livello dell'organismo, magari confrontandoli con quelli di altri individui a cui la variante non è stata "somministrata": le difficoltà tecniche sono enormi ma anche ammesso che si possa fare sarebbe inamissibile dal punto di vista etico. Per questo motivo gli studi sull'evoluzione umana fino a questo momento si sono limitati a osservare e isolare correlazioni e non elementi di causalità. Le nuove tecnologie stanno però aprendo orizzonti davvero promettenti. L'ultimo lavoro (anzi gli ultimi due) pubblicato sulla rivista Cell di Pardis Sabeti, astro nascente degli studi genetici sull'evoluzione umana che lavora all'Università di Harvard di qui avevamo già parlato qui e qui, è un esempio di "metodo sperimentale" applicato allo studio dell'evoluzione umana e rischia di splancare un nuovissimo e promettente campo di studi
AMBIENTECRONACAINFOGRAFICHE

Terreni che scompaiono

AMBIENTE - Sepolti dall’asfalto e dal cemento per costruire strade, case e industrie. È questo il destino, sempre più frequente, dei terreni agricoli o vergini. A dirlo è l’ultimo rapporto Ispra sul consumo di suolo in Italia. Solo negli ultimi 5 anni sono stati consumati 8 metri quadri al secondo. Per dare un’idea più concreta, è come se ogni 5 mesi venisse cementificata una superficie pari a quella della città di Napoli e ogni anno sparisse una superficie pari alle città di Milano e Firenze messe insieme. Dal 1956 al 2010, il consumo del suolo è passato da 8.000 kmq a più di 20.500 kmq. Una crescita che non può essere spiegata solo con la crescita demografica: se, infatti, nel 1956 andavano persi 170 mq per abitanti, nel 2010 sono più di 340 mq. Tra le regioni più cementificate, in testa c’è la Lombardia, seguita dal Veneto e dalla Puglia. Nel complesso sono ben 15 le regioni che oltrepassano abbondantemente il 5% di suolo asfaltato o cementificato
AMBIENTE

Plastica: e se la mettessimo tra i rifiuti tossici?

AMBIENTE - Produciamo e gettiamo plastica in quantità mostruose e se non ne teniamo sotto controllo lo smaltimento, finiremo per distruggere i nostri ecosistemi. Inserire questo materiale tra i rifiuti tossici potrebbe non solo prevenirne un ulteriore accumulo nell’ambiente e garantire un ripristino degli habitat contaminati, ma anche stimolare la ricerca verso nuovi polimeri più sicuri: è questa la riflessione di un team di esperti di ecologia guidato dalla University of California Davis alla luce delle cifre su consumi e inquinamento da materiali plastici degli ultimi anni, appena pubblicata sulla rivista Nature. I dati riportati nello studio sono in effetti allarmanti e si prevede che entro il 2050 accumuleremo una quantità di plastica così grande (le stime parlano di 33 miliardi di tonnellate) che i camion per contenerla, se posti in fila, farebbero 800 volte il giro del Pianeta. Solo l’anno scorso abbiamo prodotto a livello globale 280 milioni di tonnellate di materiali plastici e di questi meno della metà sono stati raccolti in discariche o riciclati.
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