venerdì, Novembre 22, 2019
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SALUTE

Staminali, immunità e sclerosi multipla

SALUTE - Per malattie complesse e sfuggenti come la sclerosi multipla, si sa, è difficile - per non dire impossibile - trovare d'un botto la soluzione miracolosa, il magic bullet che risolve tutto. Quello che si può fare è continuare imperterriti con la ricerca, accumulando un passo alla volta conoscenze utili per cercare di mettere a punto nuove terapie, che magari non saranno LA CURA definitiva, ma armi in più nell'arsenale del medico e a fianco dei pazienti. Va in questa direzione il lavoro sulle cellule staminali mesenchimali, staminali adulte presenti in differenti tessuti (midollo osseo, sangue del cordone ombelicale, grasso ecc.) e capaci di differenziarsi in vari tipi di cellule, portato avanti da alcuni anni da un gruppo di ricerca guidato dal neurologo Antonio Uccelli, dell'Università di Genova. Uccelli e colleghi hanno appena pubblicato su Pnas uno studio che conferma, per la prima volta in vivo su un modello animale, il ruolo di queste cellule nella modulazione dell'attività del sistema immunitario, illustrando in dettaglio i meccanismi di questa interazione. Il risultato rappresenta un ulteriore sostegno teorico per una sperimentazione internazionale sull'impiego di staminali mesenchimali nella sclerosi multipla che partirà nel 2012, proprio sotto la supervisione di Uccelli
CRONACASALUTE

Vaccini per il cancro: prove in corso

Il nuovo approccio terapeutico proposto nell'ultimo numero della rivista Nature Medicine sfrutta il sistema immunitario del paziente per eliminare le cellule tumorali, senza ricorrere alla chemioterapia e alla radioterapia. Una lotta senza effetti collaterali, che se effettivamente arrivasse in clinica potrebbe rivoluzionare la terapia oncologica. Istruire il nostro sistema immunitario ad aggredire le cellule tumorali non è certo un gioco da ragazzi. Prima di tutto è necessario conoscere quello che si chiama antigene che ci permetta di distinguere le cellule tumorali da quelle sane, come una bandierina issata sulla membrana cellulare... verde è buono, rosso è cattivo. La storia però non è così semplice. Gli epitopi sono tanti e nel corso della sua evoluzione, il tumore evolve e si modifica e quindi quella che oggi può essere una buona strategia, domani potrebbe non esserlo più. È una lotta ad armi impari, ma Alan Melcher e Richard Vile sembrano oggi aver ottenuto risultati più che incoraggianti nell'immunoterapia contro il tumore.
CRONACA

Asma infantile: vado a vivere in campagna

NOTIZIE - Le statistiche dimostrano che i bambini che crescono in campagna hanno un’incidenza minore di disturbi asmatici rispetto ai coetanei cittadini. Uno studio epidemiologico tedesco conferma questa osservazione e dimostra che in campagna i bambini sono esposti a una varietà maggiore di microorganismi e funghi, e questo stimolerebbe l’effetto protettivo del sistema immunitario. Markus Ege e Erika von Mutius dell’ospedale infantile von Hauner (dell’Università di Monaco) hanno raccolto la polvere presente nelle camerette di una gran numero di bambini e hanno analizzato la presenza di microorganismi e funghi. I bambini (tutti bavaresi) sono stati selezionati attraverso degli studi epidemiologici a livello europeo (GABRIEL e PARSIFAL) in modo da comparare ragazzi di città e altri che vivono nelle aree rurali.
CRONACA

Fuoco amico per il batterio

NOTIZIE - Provate a immaginare come vi sentireste ad andarvene in giro portando in braccio una cassa piena di tritolo. Così (se avesse modo di provare delle emozioni) si deve sentire lo Streptococcus Pyogenes, un batterio che causa una serie di malattie comuni (a volte lievi , a volte gravi fio alla morte). Il batterio in questione (ma non è l’unico) contiene all’interno della parete cellulare una riserva di tossina (chiamamta Streptococcus Pyogenes beta-NAD+ glicodrolase – SPN) che normalmente usa per neutralizzare le cellule nemiche (vedi gli anticorpi del sistema immunitario dell’organismo infetto). Questa tossina però, senza un’antitossina – anch’essa contenuta all’interno del corpo cellulare del batterio, che inattiva il “veleno” legandosi ad esso – potrebbe essergli a fatale.
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