domenica, Aprile 18, 2021

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Non finisce qui per le staminali di Haruko Obokata

CRONACA - Non finisce bene (in realtà pare non finisca affatto) la vicenda di Haruko Obokata, la scienziata giapponese del Riken Center for Developmental Biology accusata di aver falsificato parte del materiale di due paper pubblicati su Nature a gennaio, nei quali si illustrava una tecnica innovativa e decisamente rivoluzionaria per ottenere cellule staminali. Secondo quanto riportato da Obokata e i suoi co-autori, sarebbe stato possibile ottenere cellule staminali pluripotenti a partire da cellule del sangue mature, semplicemente sottoponendole a condizioni di stress come abbassamento del pH o pressione meccanica sulla membrana cellulare.
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Dalla clonazione alle staminali: vicissitudini di una ricerca “appeal”

Dobbiamo tornare indietro di 17 anni per vedere l’applicazione della tecnica del trasferimento nucleare dare vita alla famosa pecora Dolly, che ha fatto capolino su riviste e copertine patinate. Questo sistema ha permesso, come è noto, di ottenere una pecora con il patrimonio genetico identico alla madre, attraverso un sistema che implicava l’inserimento del DNA della cellula somatica della madre nella sua cellula uovo privata del nucleo. La procedura è stata portata avanti fino alla nascita di Dolly.

Speciale trapianti: organi in provetta

SPECIALI - (Questo articolo fa parte dello "Speciale trapianti") E ci sono infine le cellule staminali, quelle che hanno destato il maggior interesse nei media e nel pubblico, insieme alla cosiddetta “ingegneria tissutale”. Un connubio che consentirebbe di costruire organi direttamente in laboratorio utilizzando congiuntamente la chimica e le nanotecnologie. Lo scorso anno i ricercatori sono riusciti a dare vita a piccoli organi animali a partire da cellule staminali in laboratorio. Sia per il polmone della Yale University che per il fegato della Wake Forest University di Boston, gli organi non sono stati costituiti però interamente da staminali, ma piuttosto da strutture di appoggio ricavate da materiali plastici o sistemi derivati dalle nanotecnologie ricoperti da cellule come farebbe uno strato di cute. A marzo del 2010 e a giugno del 2011 sono stati effettuati i primi due interventi di trapianto di trachea bioartificiale. Entrambi gli interventi sono stati coordinati dal professor Paolo Macchiarini, esperto italiano emigrato all'estero, oggi in forza al Karolinska Institutet di Stoccolma, e considerati delle vere novità perché si tratterebbe dei primi trapianti al mondo di questo genere. A marzo del 2010 il prof. Macchiarini, insieme ad un'equipe del Great Ormond Street Hospital for Children di Londra, ha trapiantato un'intero tratto di trachea in un ragazzino di dieci anni affetto da una stenosi congenita. La trachea, in quel caso, proveniva da un donatore, ma tutte le vecchie cellule del donatore sono state rimosse dall'organo lasciandone intatta la struttura sulla quale sono state fatte proliferare le cellule staminali ricavate dal ricevente. Si è trattato in pratica di rivestire di cellule epiteliali la struttura cartilaginea, azzerando così il rischio di rigetto

Speciale trapianti: lo stato dell’arte

SPECIALI - Di organi, di tessuti, di cellule. Possiamo superare i limiti biologici con organi artificiali e animali, “pile” per far battere il cuore, fegati e occhi in vitro o cuori rigenerati grazie alle staminali? Oggi in Europa 12 persone moriranno nell'attesa di un organo. È questo il numero che riguarda le morti giornaliere dovute alla mancanza di organi disponibili che è stato segnalato sull'ultimo rapporto annuale mondiale sui trapianti presentato a Strasburgo. In totale in questo momento sono 56.000 le persone in lista d'attesa in tutta Europa per ricevere un organo, solo in Italia 9.221. E anche se il nostro Paese è considerato tra i primi posti in fatto di trapianto d'organo con all'attivo 2.572 interventi nel 2011, di cui 170 da donatore vivente, non basta. Nel 2010 in Italia sono morte aspettando 511 persone in lista: 159 attendevano un rene, 195 un fegato, 98 necessitavano di un cuore nuovo e 59 desideravano polmoni funzionanti

La fonte della prolungata giovinezza

SALUTE - Cellule che ringiovanisco: ci siamo. A infrangere questa barriera finora impenetrabile è riuscito un gruppo di ricercatori francesi. Alcuni pazienti ultracentenari si sono prestati alla causa scientifica (con una posta in palio del genere, chi non l'avrebbe fatto?) donando delle cellule: queste sono poi state riprogrammate in laboratorio attraverso una cura di 'ringiovanimento', che ha permesso loro di recuperare le caratteristiche di cellule staminali embrionali, capaci di differenziarsi in cellule di ogni tipo di tessuto umano. Questo risultato rappresenta un importante progresso nella ricerca sulle staminali pluripotenti (che mantengono, cioè, capacità proliferative durante tutta la vita dell'individuo), e un ulteriore passo in avanti per la medicina rigenerativa.
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