La cultura che esce dall’uovo

Alcuni scienziati newyorkesi osservando il comportamento dei fringuelli ritengono di aver scoperto le basi innate della cultura



Gli uomini e gli altri animali insegnano la conoscenza ai figli, tramandandola così di generazione in generazione. Talvolta succede che questa catena si interrrompa, ma stando a quanto osservato da Partha Mitra del Cold Spring Harbor Laboratory di New York, e colleghi la natura, qualche volta, riesce a porre rimedio.

Ascolta il canto di corteggiamento

I diamante mandarino, una specie di fringuello, imparano il complesso canto di corteggiamento tipico della specie dai genitori, ma nel caso in cui questo apprendimento non possa aver luogo dopo qualche generazione sviluppano spontaneamente il canto corretto. Secondo lo studio di Mitra, pubblicato su Nature, questo starebbe a indicare che esiste una componente della cultura che è codificata nel DNA. I maschi di diamante mandarino infatti normalmente imparano la melodia con cui corteggiano le femmine per convincerle all’accoppiamento dai padri – o dagli zii -. Se la canzone è acquisita tramite l’apprendimento, non si capisce però dove essa tragga le sue origini. Per questo motivo Mitra e colleghi hanno isolato una colonia di giovani fringuelli che non avevano ancora imparato il canto.

Come previsto, gli uccelli che non avevano potuto usufruire della “scuola” dei genitori sviluppavano canti cacofonici, sgraditi alle femmine. La cosa sorprendente però è avvenuta quando questi fringuelli “ignoranti” hanno dato lezioni di canto a una nuova nidiata. I giovani uccelli, la “seconda generazione”, imitavano il canto sbagliato degli adulti, ma lo modificavano leggermente. Permettendo anche a questi fringuelli di insegnare a loro volta il canto a una nuova nidiata – e così via – dopo poche generazioni, da tre a quattro, gli scienziati hanno ottenuto un canto praticamente indistinguibile da quello naturale.

Ascolta il canto senza insegnamento

Questi, e altri, uccelli trasmettono il canto alle generazioni successive attraverso l’insegnamento, proprio come fa l’uomo, quando tramanda la lingua e la cultura ai suoi discendenti. Per questo motivo, pur con i dovuti distinguo, questi studi ci possono dire molto sulla nostra specie. Molti scenziati infatti ritengono che negli approssimativamente 6000 linguaggi umani differenti esistano certi elementi strutturali e sintattici comuni.

“Guardate tutte le culture umane,” è stato il commento di Mitra. “Sono differenti – ma tutte dentro certi vincoli – quindi queste differenze non sono genetiche. Provate poi a compararle con la cultura degli scimpanzè: ci sono alcune differenze chiave. Le differenze fra queste culture sono determinate dalla biologia.”

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. Penso che sia normale che il linguaggio sia fortemente dipendente dalla conformazione degli organi (bocca,corde vocali) dell’individuo, e che gli elementi in comune nella società umana siano dovuti proprio alle capacità di pronunciare vocali e consonanti.
    Non mi sembra chiaro che gli uccelli imparino il canto giusto perché ce l’hanno nel DNA: forse il messaggio è che un canto bello viene prodotto solo se l’uccello sfrutta appieno le sue capacità organiche, e quindi genetiche.

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