Monitorare la vendita delle armi

Crediti: .esc.ape.  / EricAll’Università della California di Davis si studia come ridurre la vendita di armi da fuoco usate per commettere crimini

I rivenditori di armi – con regolare licenza di vendita – che più frequentemente vendono armi che poi vengono usate per commettere crimini, hanno caratteristiche simili e rintracciabili. Lo hanno stabilito gli scienziati dell’Università della California, di Davis, in un articolo pubblicato su Injury Prevention. Grazie a questo studio appare chiaro che alcuni provvedimenti legali focalizzati potrebbero danneggiare il commercio illegale di armi senza intaccare quello legale.

Negli stati uniti l’1,2 % dei rivenditori autorizzati vende addirittura il 57 % delle armi che vengono usate a scopi criminali. Come spiega Garen Wintemute, autore dello studio, “quando confrontati con altri rivenditori, questi hanno maggiori probabilità di vendere pistole poco costose, di fare prestiti su pegno, di avere il negozio in un’area urbana centrale e di avere fra la clientela potenziali acquirenti a cui però viene negato un finanziamento a rate per l’acquisto di un’arma nel momento in cui non viene concesso loro il porto d’armi.”

Quest’ultimo dato si è rivelato particolarmente importante: la percentuale di finanziamenti negati è strettamente collegata alla probabilità che le pistole vendute dal rivenditore fossero usate poi a scopi criminali. “Anche se il Dipartimento di Giustizia impedisce la vendita a questi soggetti, il rivenditore potrebbe ugualmente vendere armi a individui ad alto rischio,” ha spiegato  Wintemute. Il team dello scienziato ha raccolto informazioni da 60 diversi rivenditori in California, le cui vendite di armi usate poi a scopi criminali (fra il 1998 e il 2003) erano state significativamente più alte della media, calcolata su un altro gruppo di 240 rivenditori.

Secondo Wintemute la percentuale di finanziamenti negati potrebbe essere usata come indicatore, facilmente applicabile e poco dispendioso, per monitorare i rivenditori e individuare quelli che sono una fonte importante di armi per i criminali.

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

1 Commento

  1. In parole povere, tutto rientra nel quadro del commercio USA: se non compri con carta di credito o con altre forme di credito (e se ne sono visti gli effetti….) sei considerato uno sospetto. Se poi compri in contanti una pistola significa o che non ti hanno concesso una carta di credito o, peggio, che il venditore ti ritene personalmente uno sospetto assai. Conclusione il numero di vendite in contanti che fanno i venditori di armi fornisce un indicatore sulla quantità di clientela inaffidabile e quindi potenzialmente (con un’arnma in mano) criminale. E’ così? Ma allora perchè non si chiede (magari confidenzialmente) ai venditori “a chi” hanno venduto in contanti? Sarebbe troppo facile, ma forse sono io che non ho capito niente.

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