Robot (quasi) come noi

Alla Città della Scienza di Napoli, fino all’8 dicembre, gli androidi sono i protagonisti della kermesse “Futuro Remoto”

ARTE, MUSICA & SPETTACOLI – C’è Kobian che sa piangere, ridere, stupirsi e manifestare dolore. Proprio come gli ha insegnato suo papà, lo scienziato Atsuo Takanashi dell’Università Waseda di Tokyo. C’è poi I-Cub, genovese, nato nei laboratori dell’Istituto italiano di tecnologia: è alto come un bambino di tre anni e sa imparare a manipolare gli oggetti, gesticolare e, chissà in futuro, imparerà a comunicare con le persone. C’è anche Paro, una foca che reagisce agli stimoli sensoriali e interagisce con i bambini autistici. Sono alcuni degli abitanti che affollano l’universo parallelo dei robot, intelligenze artificiali “in evoluzione” quasi fossero specie viventi come noi. A loro è dedicata la 23esima edizione della kermesse Futuro Remoto, inaugurata il 20 novembre e ospitata fino all’8 dicembre alla Città della Scienza di Napoli.
La manifestazione –  con la mostra dal suggestivo titolo “…E creò il robot a sua immagine e somiglianza”, il ricco programma di conferenze, laboratori e una rassegna cinematografica all’insegna della fantascienza –  propone un viaggio tra cyborg, droni e creature artificiali. Di oggi e di domani.
È un’occasione per conoscere da vicino cosa “bolle in pentola” nei principali centri di ricerca robotica del mondo e, in particolare in Italia dove operano gruppi di eccellenza. Le università di Roma, Genova, Bologna, Pisa, Napoli hanno dato i natali a macchine intelligenti, tra cui RoboCare, un robot- badante per l’assistenza degli anziani in ambiente domestico, CyberHand, un progetto europeo di mano robotica con oltre mille posizioni possibili e l’autoregolamentazione della presa, Dexmart, un braccio destro intelligente pensato per l’assistenza ai disabili. E ancora, a Cagliari è stato elaborato un robot-murena per l’esplorazione dei fondali marini, e a Palermo è nato Cicerobot per fare da guida nei musei.
Oggi la gran parte delle applicazioni in ambito robotico è ancora in ambito manifatturiero. Ma secondo la Società robotica giapponese tra 15 anni i due terzi delle applicazioni saranno nei servizi e nelle applicazioni mediche. I robot saranno in grado di aiutarci nel lavoro e nelle faccende domestiche, di assistere terapisti e chirurghi di altissima precisione. All’orizzonte si profilano macchine che sapranno interpretare lo stato emotivo della persona, riusciranno a parlare con voce simile a quella umana, a rispondere a domande, camminare e correre in modo simile all’uomo. Tuttavia, prima di veder i robot-badanti muoversi in casa, bisognerà non solo perfezionare la tecnologia, ma anche superare l’ostacolo della scarsa accettazione sociale. Una persona in carne e ossa è ancora preferita a un androide, incapace di calore. A scanso di dubbi, un progetto europeo chiamato LIREC (Living with Robots and Interactive Companions) finanziato con oltre otto milioni di euro, cercherà di capire come si vive con un robot e quale relazione si possa instaurare tra noi e loro. Non è l’unico aspetto critico della convivenza tra uomini e robot. Le applicazioni nell’assistenza degli anziani, ma anche l’uso di robot-soldato nei conflitti bellici sollevano spinosi interrogativi etici. La kermesse “Futuro Remoto” sarà anche il palcoscenico per dibattere di questi aspetti: del corretto e lecito uso dei robot e sulle responsabilità delle loro azioni.

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