CRONACA

Primo: non sprecare gli animali!

RICERCA – Molti articoli scientifici sono di qualità così scarsa da violare il tacito patto su cui si basa la sperimentazione animale: considerare che ogni vita conta e non può essere sprecata. Un centro di ricerca inglese propone una lista di raccomandazioni per arginare il problema.

E’ una delle questioni più spinose della ricerca scientifica: è etico utilizzare – e sacrificare – animali (topi, ratti, conigli, scimpanzè…) per ottenere significativi avanzamenti di conoscenza e sperimentare nuove terapie prima di farlo sull’uomo? Ed è davvero sempre indispensabile?
Fino a pochissimo tempo fa, la maggior parte degli scienziati si trincerava dietro un “sì” che, in sostanza, non voleva sentir ragioni, anche perché di fronte si trovava soprattutto l’opposizione dura e intransigente dei gruppi antivivisezionisti. Un dialogo certo difficile… Negli ultimi mesi, però, sembra che stia cambiando qualcosa anche all’interno della comunità scientifica. In particolare, da alcuni recenti studi (scientifici appunto) emerge che molte ricerche condotte con test su animali non sono di qualità adeguata, o non sono riferite in modo adeguato. Così un gruppo di ricercatori del National Centre for the Replacement, Refinement and Reduction of Animals in Research di Londra (Nc3rs) ha deciso di stilare una serie di raccomandazioni per aiutare i ricercatori che hanno a che fare con sperimentazione animale a scrivere bene i loro articoli .

Sia tra gli scienziati sia tra i cittadini, molti ritengono i test sugli animali una sorta di “male minore”, che ci concediamo di praticare a patto di ridurre il più possibile l’impatto sugli animali stessi. Il che significa mantenerli in condizioni di benessere, sacrificarne il minor numero possibile e, ovviamente, non sacrificarli invano, ma solo per obiettivi scientifici chiari e sensati e nell’ambito di studi condotti nel più rigoroso dei modi. Sembrerebbero, queste, condizioni addirittura fondanti dell’attività scientifica, oltre che semplici indicazioni di buon senso, eppure sembra proprio che non si possano dare per scontate.

Pochi mesi fa, uno studio su Pnas aveva denunciato il fatto che le condizioni standard di allevamento di topi e ratti di laboratorio (troppo cibo e poco moto) possono falsare alcuni risultati sperimentali. Sempre di recente ci si è anche resi conto che la maggior parte delle sperimentazioni con roditori “arruolano” soprattutto maschi, il che potrebbe indurre a sottostimare differenze di genere invece importanti. Ancora più pesante è il risultato di un’ampia indagine condotta nel 2009 sempre dall’Nc3rs. Su 271 studi con sperimentazione animale analizzati, solo il 59% riportava chiaramente l’obiettivo della ricerca e ben il 4% “dimenticava” di menzionare il numero di animali su cui era fatta la sperimentazione. La maggior parte degli studi (oltre l’85%) non riferiva di eventuali misure per limitare il rischio di distorsioni nella selezione degli animali da esperimento e solo il 70% degli articoli che avevano utilizzato metodi statistici li descrivevano e presentavano i risultati ottenuti con un margine di errore.

Un panorama di mancanze diffuse – e molto gravi – che impediscono alla comunità scientifica di replicare gli studi descritti e di confrontare i risultati ottenuti con quelli di altri studi per inserirli in un contesto più ampio, come deve essere prassi nell’attività scientifica. Mancanze che indicano, nel migliore dei casi, una certa leggerezza nella stesura dell’articolo, ma forse anche gravi carenze nella fase di progettazione dello studio e che fanno male ai singoli animali, alla causa della sperimentazione animale, al portafoglio (che senso ha finanziare studi condotti o riportati in modo poco utile?) e all’immagine della scienza in generale.

A cercare di migliorare la situazione, arrivano ora le linee guida del Nc3rs. Si chiamano ARRIVE (Animal Research: Reporting In Vivo Experiments), sono 20 raccomandazioni in tutto, pubblicate pochi giorni fa in contemporanea su sei riviste scientifiche, e  già inserite nelle raccomandazioni per gli autori da altre 9 (la maggior parte del gruppo PLoS). Molte delle indicazioni potrebbero valere per qualunque tipo di articolo scientifico: per esempio, l’invito a descrivere chiaramente gli obiettivi che lo studio si pone, e a fornire dettagli precisi della procedura sperimentale seguita. Per quanto riguarda la descrizione delle attività con gli animali, le linee guida suggeriscono di fornire dettagli precisi sulla specie ed eventualmente il ceppo utilizzato, sul sesso, sull’età, sulle condizioni fisiche. E ancora, non dovrebbero mancare informazioni dettagliate sulle condizioni di allevamento (tipo di gabbia, temperatura, qualità dell’acqua, dieta, ciclo luce-buio ecc.) e naturalmente sulle dimensioni del campione.
L’iniziativa non è l’unica del suo genere, a indicare una sensibilità ormai diffusa degli scienziati sul tema: negli Usa, per esempio, è in corso un progetto analogo organizzato dalla National Academy of Sciences, e ad agosto si terrà a Washington DC una conferenza proprio sugli obblighi scientifici ed etici associati alla ricerca animale.

Valentina Murelli
Giornalista scientifica, science writer, editor freelance

6 Commenti

  1. Mi permetto di aggiungere una cosa: oltre a mantenere gli animali in condizioni dignitose e ucciderli solo quando è strettamente necessario, sarebbe molto auspicabile ottenere una normativa sul COME ucciderli, perché soffrano il meno possibile. Spesso io stessa ho visto usare metodi estremamente discutibili che li facevano soffrire inutilmente, magari solo perché più comodi e veloci. E’ vergognoso.

  2. L’articolo mi trova pienamente d’accordo, anche perche’ come avete puntualizzato alcune regole sono alla base della stesura di ogni articolo scientifico (come fare attenzione a dare le giuste coordinate per rendere l’esperimento riproducibile).
    Inoltre da fisico, se voglio condurre degli esperimenti devo giustificarli davanti al laboratorio per ottenere l’uso delle aparecchiature, a maggior ragione lo deve fare uno che deve disporre di animali.
    Purtroppo le sperimentazione sugli animali e’ necessaria ma credo che l’uomo come animale dotato di intelletto abbia la responsabilita’ delle altre creature e dell’ambiente, non possiamo prescindere da questo quando facciamo ricerca.

    1. daresti a tuo figlio un farmaco che non ha seguito la sperimentazione? Tempo fa avevo sentito che per la cosmesi si stavano sviluppando dei prototipi (credo tessuti sintetici, ovvero realizzati in laboratorio) che potevano sostituire le cavie…al di la’ del fatto che ritengo la sperimentazione sugli animali per la cosmesi inutile perche’ di quello potremmo fare a meno, potrebbe essere una strada da perseguire anche per la farmacolgia, ma sicuramente e’ lunghissima, quindi bisogna aspettare e cercare, come indicano qui di fare le cose con coscienza.

      1. Cara Silvia, davvero tu credi che il farmaco che dai a tuo figlio sia sicuro perché per testarlo sono stati torturati e sono morti animali??
        Con la vivisezione, metodo non scientifico perché basato sull’errore metodologico di usare una specie per ottenere risultati applicabili ad un altra, la vera cavia alla fine è proprio l’uomo!!
        Ti consiglio di fare una ricerca su internet, leggere un po’ e scoprirai tante cose interessanti.
        Per tutti i tipi di test ci sono metodi sostitutivi della vivisezione, solo che la mentalità scientifica non vuole cambiare, ma solo per abitudine, per denaro, per potere… non certo perché i vivisettori siano convinti di ciò che fanno!
        Informati!!

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