AMBIENTE

Parla forte non ti sento

Si apre oggi in Irlanda la seconda conferenza internazionale sull’effetto del rumore sugli organismi marini

AMBIENTE – Ridurre l’impronta ecologica acustica: è questo il messaggio che emerge dalla seconda conferenza internazionale sull’effetto del rumore sugli organismi marini, iniziata oggi a Cork (Irlanda). L’inquinamento acustico è uno dei problemi emergenti a livello internazionale, passato alla ribalta dopo l’evidenza che il rumore di fondo degli oceani mondiali è cresciuto di più di 10 dB negli ultimi quarant’anni anni. L’aumento del traffico marittimo così come molte altre attività umane (survey sismiche, sonar, costruzioni sottomarine, etc) sono i maggiori responsabili in questo processo.

Che si tratti di una vera ‘emergenza’ lo dimostrano gli oltre 250 studi che costituiscono l’agenda del congresso. È cosa ormai nota per gli addetti ai lavori che il rumore generato dalle attività umane rende di fatto sordi molti organismi marini, dai cetacei a fino a invertebrati marini come i cefalopodi, inficiando così la possibilità di mantenere contatti intraspecifici utili per la riproduzione e il mantenimento delle specie. Non è tutto, modificazioni delle rotte migratorie sono state evidenziate nelle grandi balene mentre l’allontanamento dai siti di permanenza è dimostrato in diverse specie (commerciali e non) di pesci. È proprio per questo che le agenzie per l’ambiente europee e americane cercano ora di correre ai ripari.

Definire linee guida che regolino l’introduzione di energia acustica nel mondo marino – che è tutt’altro che silenzioso – è il principale scopo della conferenza, che per questo coinvolge non solo studiosi ma anche legislatori e gestori.

Nel discorso di apertura è stato infine sottolineato come sia necessario far conoscere queste tematiche a livello del grande pubblico, affinché non si tratti di parole che rimangono nella ‘torre d’avorio’ dell’acustica ma che coinvolgano tutti, anche i diportisti che nei giorni di Ferragosto si muovono in mare con i motori accesi, ignari che sotto le loro eliche pesci chiacchieroni non riescono a sentirsi.

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