AMBIENTE

Salmoni OGM: chi rischia di più?

AMBIENTE – La FDA sta valutando se aprire l’era degli allevamenti ittici con uova modificate. Il rischio sarebbe prima di tutto per le popolazioni selvatiche. Parola di un veterinario.

Tagliatelle al salmone affumicato, tramezzini al salmone, salmone al brandy. Dopo il tonno, il salmone è il pesce pregiato più presente sulle tavole italiane. Potremmo però un giorno dover riscrivere i menù; patè al salmone OGM o carpaccio di salmone OGM se la Food and Drug Administration (FDA) approverà l’utilizzo negli impianti ittici delle uova di salmone atlantico AquaAdvantage®, prodotte dall’azienda americana bio-tech Aquabounty.

Queste uova contengono un gene del salmone Chinook che esprime un ormone della crescita. I salmoni “modificati” con questo gene aumenterebbero la loro velocità di accrescimento in metà del tempo di quelli selvatici. Il salmone Chinook è noto come salmone reale, per via delle dimensioni: raggiunge i 150 cm di lunghezza per un peso di 60 kg, tanta carne non c’è dubbio.

Questo nuovo (e futuro?) pesce sarebbe il primo cibo derivato da un animale transgenico approvato dalla FDA.

Craig Altier, membro del comitato di veterinaria della stessa FDA e professore associato di Veterinaria alla Cornell University, abituato a vedere il mondo anche da un punto di vista non solo umano, ha qualche dubbio.

“Le popolazioni di tutto il mondo di salmone selvatico sono state abbondantemente sfruttate, qualunque soluzione per evitare il collasso è ben accetta. Non sono contrario all’introduzione dell’ormone della crescita in acquacoltura. Le analisi della FDA dimostrano chiaramente che  non ci sono differenze tra salmoni selvatici o salmoni ingegnerizzati. L’ormone della crescita non presenta alcun fattore di rischio, già lo consumiamo quando mangiamo carne rossa. Non abbiamo inoltre riscontrato un aumento dei casi di allergia. È un aspetto importante perché molte persone mostrano intolleranza al pesce.

E mi preme sottolineare che i requisiti devono essere prima di tutto sicuri per l’uomo… abbiamo però avvisato la FDA che esiste un rischio potenziale per  le popolazioni selvatiche di salmone. Un rilascio di questo ormone al di fuori degli allevamenti potrebbe nuocere agli animali selvatici e perciò ci aspettiamo che Aquabounty rispetti le procedure per garantire la sicurezza anche dei pesci”.

Aquabounty è una azienda bio-tech che dichiara come propria mission “siamo un’azienda dedicata all’aumento della produttività in acquicoltura.” Riassumendo questi concetti come filosofia della Blue Revolution. Secondo Altier “dovremmo trattare questi pesci “modificati” con i guanti, come fossero medicine pericolose e applicare qualsiasi precauzione sia nelle fasi della filiera ittica sia durante il loro trasporto”. Per non fargli mai conoscere i loro fratelli selvatici.

1 Commento

  1. Più leggo notizie come questa sul mercato del salmone e più mi convinco che sarebbe meglio non comprarlo più. Per esempio, che cosa ne pensate di un’azienda notissima come la Fjord che dice di lavorare il gustoso pesce pescato (almeno credo!) in Norvegia solo in Italia mentre invece, come riportano le sue confezioni, lo fa in Polonia? A quando l’adozione di etichette chiare e dettagliate in questo come in molti altri settori alimentari?

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