CRONACA

Voglio indietro il mio chilo!

Il 24 gennaio, alla Royal Society di Londra si è svolta la 24ma conferenza sul Sistema Internazionale delle unità di misura. Durante la 23ma del 2007, i metrologi avevano promesso che questa volta ci dicevano quant’era un chilo. Invece neanche un comunicato stampa, neanche un plissé

CRONACA (NERA) – È da trent’anni che ci tengono in ballo con questa storia, come se la gloriosa rivoluzione francese non ci avesse già pensato! Tant’è che in onore del suo centenario nel 1889, proprio il cilindro di platino e titanio partorito dai suoi scienziati, uno più glorioso dell’altro meno quelli che avevano perso la testa, appena fuso e chiuso in doppia teca d’epoca su tavolino di ottone e bronzo in sobrio stile Troisième République, dentro un caveau a temperatura controllata del pavillon di Breteuil a Sèvres, ridente periferia a nord di Parigi, – la frase sta assumendo dimensioni proustiane, spero seguiate – è stato proclamato massa chilogrammatica detta da qui in poi Chilo che più perfetta non c’è, e la sua sede promossa a Bureau International des Poids et Mesures che si pronuncia puasem’sür.

Funzionava alla perfezione, bien sûr, quando trent’anni fa alla metrologia è venuto il ghiribizzo di stabilire i puasem’sür sulla base delle costanti fondamentali della natüre. Il metro sulla velocità della luce nel vuoto invece che nell’acquario con i pesciolini, il secondo sulla frequenza di oscillazione di un atomo di cesio invece che delle pigne sotto l’orologio a cucù. Solo roba moderna.

La Royal Society annuncia tuttora per il 24 scorso un Chilo ancora più perfetto, siamo in febbraio e ancora niente. Il fatto è che per oltre sei anni ci sono stati esperimenti per determinarlo in base non a una, ma addirittura a due costanti di natura (1). Quella di natura e di Planck doveva dire quanti quanti ci stanno in una copia del Chilo. E quella per convenzione di Avogadro il numero di atomi contenuti – attenzione – mica nel Chilo, troppo facile, in una sfera di cristallo! Giuro. Be’ quasi, in palle di silicio cristallino.

Ci vuol poco a capire com’è finita: fra i risultati c’è una differenza di 175 mila parti per miliardo! 175 per milione!! 0,175 per mille!!! Una tassa! Una gabella!! Un trucco per pelare le clienti e far la cresta sulle patate!!! O vice versa.

Cosa volete che sia, hanno detto i metrologi, dei maschi che mai fanno la spesa. Sommiamo i risultati, dividiamo per due et voilà! Di qua i fisici:  Stiamo scherzando!?! Una costante è una costante!! E quella di Planck non si tocca!!! Di là i chimici: E noi chi siamo, i figli della serva!?! Un rapporto costante è ecc.!! Il numero di Avogadro non si tocca!!! In mezzo i metrologi: Signori, per favore, gentlemen, please, messieurs, s’il-vous-plaît!  Se non scoccava l’ora del tè, una costante di natura britannica che nessuno osa toccare, eran botte.

Pare che si svolgeranno ulteriori esperimenti e che nel gennaio 2015 chimici e fisici saliranno sul ring con casco, guantoni e paradenti.

(1) grazie al prof. Della Volpe per la correzione, rif. primo commento.

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5 Commenti

  1. il numero di avogadro non è una costante universale come quella di planck; la costante di planck è una quantità realmente costante comunque la misuriamo, sono le nostre unità di misura a cambiare, mentre il numero di avogadro è solo il rapporto fra due unità di misura arbitrarie il grammo e l’unità di massa atomica, se decidiamo di cambiare le unità cambia il numero. Non c’è nulla di fondamentale nel numero di avogadro e nelle unità da esso derivate

  2. Il risultato è che, non essendoci una esatta definizione di metro e chilo, si può’ dire che nessuno di noi sappia quanto è alto e quanto pesa _veramente_? (ma veramente-veramente-veramente?!)
    Fantastico!
    Il paradiso dei tappi e degli obesi!
    Ooops, in quest’epoca di “politically correct”, forse è meglio che dica “ipo-alti” e “ipo-leggeri”?!

  3. @claudio d.v.
    Sacrosanta obiezione, aggiusto e ringrazio

    @davide
    “veramente” sì, ma solo fino alla prossima definizione.

    1. E’ stupefacente il numero di scemenze che sono state inserite in un breve testo.

      Il “chilo”, meglio il kilo, è un multiplo e non un’unità di misura.

      Come tale, è perfettamente individuato nel numero mille.

      Vedi kilometro , kWh, kt, etc.

      Quindi , quando dico un kilo, dico , piaccia o non piaccia, un mille.

      Di cosa, lo devo precisare con l’unità di misura corrispondente alla grandezza di cui voglio parlare.

      Penso che la sig.a Sylvie Coyaud, che , se non sbaglio, scrive o scriveva sul Sole 24 Ore, si riferisse al kg, kilogrammo, unità di massa e non di peso.

      Altra perla: materiale di cui era costituita la massa costituente l’unità di misura fondamentale, risalente a 150 anni fa, più o meno.

      Era ed è, mi risulta che sia tuttora conservata a Parigi , una lega di platino e iridio.

      Quel nature con l’ummlaut o dieresi è anch’essa una perla …linguistica!

      Non mi pare che questo testo abbia un minimo significato scientifico e non faccia poi troppo ridere, se non come esempio da inserire nella riedizione della fiera delle castronerie o foires aux cancres, se la memoria non mi tradisce.

      1. non facciamo censure se non sugli insulti. questo suo commento si avvicina molto alla definizione di insulto, e sono stata in dubbio se pubblicarlo o meno. la prego dunque in futuro di esporre le sue idee in maniera più garbata, nel rispetto di tutti coloro che scrivono e che leggono. grazie
        il direttore

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