SALUTE

Lavorare in gruppo per combattere la fatica

SALUTE – La stanchezza peggiora la nostra performance lavorativa. E questa non è affatto una novità. Ma, sebbene molti studi abbiano analizzato le difficoltà a cui va incontro chi lavora per troppe ore e nonostante la fatica (fisica o mentale), nulla è stato scritto riguardo a quali condizioni (non farmaci) potrebbero mitigare gli effetti negativi della stanchezza e come questa influisca sulla cosiddetta “flessibilità cognitiva”. Capire se qualcosa può ridurre il tasso di errore durante il lavoro in condizioni di stanchezza può essere fondamentale specialmente per alcuni mestieri, come il medico o il pilota. Dai dati reperibili pare, infatti, che solo in Italia muoiano 90 pazienti al giorno a causa di errori fatti dai medici; di questi pazienti il 32% perde la vita in sala operatoria e il 22% nei reparti d’urgenza: questi i settori più a rischio. Si calcola anche che la fatica alla quale sono sottoposti i medici causi un aumento di errore del 36%.

Stando ai dati pubblicati dal Journal of Experimental Psychology, la stanchezza riduce notevolmente la “flessibilità cognitiva”, cioè la capacità di un individuo di adattare il processo cognitivo del suo cervello e di mutare comportamento conseguentemente ad un cambiamento esterno; in buona sostanza prendere decisioni migliori analizzando una situazione e saper modificare il proprio comportamento quando le condizioni ambientali cambiano. Sembra che la flessibilità cognitiva, altrimenti chiamata in gergo “Einstellung”, sia particolarmente necessaria nei compiti di problem-solving. Ecco perché Daniel Frings ha voluto indagare a fondo, analizzando le differenze che possono esserci quando lavoriamo da soli o in gruppo, quando si tratta di risoluzione di problemi logici, un compito che, per quel che riguarda la flessibilità cognitiva, può essere confrontato a lavori come quello del medico.

La sua ricerca è partita dunque da un corso di addestramento per militari che si teneva nel fine settimana. In questo caso l’autore non ha analizzato solo semplici gruppi di soldati, ma dei “team”, cioè gruppi speciali, perché condividono lo stesso obiettivo e lavorano insieme per ottenerlo, esattamente come accade nelle equipe mediche.

Durante il week-end di addestramento, 171 allievi ufficiali sono stati messi alla prova in compiti di problem-solving, da soli o in team. Alcuni dei partecipanti hanno svolto il loro compito ad inizio corso, quando erano in piena forma; altri alla fine del week-end, affaticati e dopo molte notti insonni. L’esperimento ha mostrato che, sebbene i soggetti lavorassero bene autonomamente quando erano riposati, nelle prove che hanno dovuto sostenere da stanchi, si sono rivelati nettamente migliori se lavoravano in gruppo. Nei gruppi, infatti, i membri possono comparare soluzioni e idee per prendere una decisione migliore, soprattutto quando entra in gioco la stanchezza e la mancanza di flessibilità cognitiva si fa sentire, e in questo modo lavorare in team può mitigare gli effetti della fatica del singolo. Le prove matematiche hanno chiaramente mostrato una grande differenza nella performance di allievi ufficiali riposati da quelli stanchi nel caso in cui erano messi alla prova singolarmente, ma ai test di gruppo riposati e stanchi hanno, invece, totalizzato gli stessi punteggi. Ciò non solo ha dimostrato che la stanchezza e la mancanza di sonno influiscono notevolmente sull’Einstellung, ma anche che la complicità dei membri di un team può fungere da “antidoto” alla stanchezza, garantendo una performance sensibilmente migliore.

1 Commento

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: