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VolksWagen, Morte Nera per il pianeta Terra

AMBIENTE – Continua l’azione di Greenpeace contro la Volkswagen, accusata di ostacolare le politiche europee per la salvaguardia del clima. L’azienda tedesca avrebbe architettato una perfetta strategia di greenwashing contro l’UE.

«Salva Volksvagen dal Lato Oscuro della Forza. Unisciti all’Alleanza Ribelle» si legge dal sito vwdarkside.com promosso da GreenPeace International.

L’associazione ambientalista ha lanciato, da inizio estate, una  campagna di comunicazione contro la casa automobilistica tedesca, accusata di greenwashing e in particolare  di opporsi a due leggi europee pensate per la salvaguardia del clima.

La campagna, costruita sulla saga di Star Wars, si basa su un Rapporto dettagliato di Greenpeace International riguardante i «piani segreti della Volkswagen». Secondo il Rapporto (Il lato oscuro della Volkswagen, giugno 2011) l’azienda tedesca ha fatto di tutto per contrastare la normativa europea sull’efficienza dei veicoli.

Dal 2009 si è cominciato ad applicare uno standard UE sull’efficienza delle automobili che prevede di limitare le emissioni medie di CO2 di tutto il parco veicolare europeo entro i 130g di anidride carbonica per chilometro percorso. In particolare, secondo la normativa, ad ogni produttore è stato assegnato uno specifico target di riduzione, tenendo conto del peso medio dei veicoli e delle performance ambientali al momento dell’adozione di legge. Per esempio, alla BMW è stato assegnato il target di 138g di CO2 visto che produce automobili di grandi dimensioni e piuttosto pesanti. Per la FIAT, con utilitarie molto più leggere, il tetto è di 116g.

La Volkswagen, alla quale è stato assegnato il target di 120g, si è opposta fin da subito alla normativa, tanto da spedire già in data 26 gennaio 2007, una lettera alla Commissione Europea, nella quale si definiva «tecnicamente non raggiungibile» il limite di emissioni, ma non solo. Secondo il colosso tedesco una normativa del genere rappresentava la base per una generale destabilizzazione industriale per il settore automobilistico. La conseguenza diretta – si legge nella lettera – sarebbe stata la «rilocalizzazione di un gran numero di posti di lavoro degli stabilimenti europei di produzione dell’auto e di quelli che producono componentistica».Una minaccia pesante secondo Greenpeace, anche perché arrivava a due mesi di distanza dall’annuncio di piani di ristrutturazione che avrebbero comportato la perdita di 4mila posti di lavoro  nella regione di Bruxelles.

E così mentre l’Unione Europea è già al lavoro per raggiungere l’obiettivo ambizioso delle emissioni medie su 95g COper Km entro il 2020, la Volkswagen ha voltato le spalle alle politiche verdi, architettando, negli ultimi anni, una perfetta campagna di greenwashing.

La prima mossa è stata quella di dichiarare nel Rapporto per la sostenibilità dell’azienda 2009/2010 «di voler diventare il produttore più ecofriendly al mondo». In realtà le mosse della casa tedesca sono andate in una direzione ben diversa.

Secondo le indagini di Greenpeace, la VW si è dimostrata la più lenta a ridurre i consumi di carburante (e quindi le emissioni). Tra il 2006 e i 2009 la VW è riuscita a ridurre le emissioni medie del suo parco veicoli del 7,8% mentre le aziende rivali come BMW e Toyota sono arrivate rispettvamente al 18% e al 14%. Dagli ultimi dati del 2010 sembra che la VW, solo su vincolo legislativo, abbia migliorato sensibilmente la percentuale di abbattimento ma resta ben distante dalle performance delle altre aziende.

Il colosso industriale tedesco inoltre ha cercato di distogliere l’attenzione dalle scarse performance ambientali sviluppando prototipi super efficienti che però non entrano mai in produzione per il grande mercato. Al motorshow del Qatar, nel gennaio 2011, è stato presentato un modello altamente performante, un diesel plug in ibrido con emissioni pari a 24g CO2 per Km, presentandolo come «prossimo alla produzione in serie» anche se secondo i rapporti strategici dell’azienda riguarderebbe ancora una volta un numero esiguo di modelli.

La VW continua a penalizzare i consumatori che vogliono acquistare vetture più sostenibili aumentando i prezzi e rendendole marginali sul totale delle vendite. Nel 2010 solo il 6% della produzione ha riguardato autovetture più efficienti. Per la VW la tecnologia ecocompatibile viene trattata commercialmente come un optional.

Un esempio lampate è la politica adottata con il marchio BlueMotion che riconosce le vetture ad alta efficienza. Una golf BlueMotion emette 99g CO2 per Km contro una golf modello normale che ne emette più di 130. Ma la differenza di prezzo tra le due autovetture supera i 1500 euro.

Al di là della strategia di greenwashing, attraverso la quale la casa tedesca è riuscita a mantenere il primato nelle vendite a livello europeo, la VW nel 2011 ha attaccato nuovamente la Commissione Europea, questa volta contro i possibili aggiornamenti della politica 20-20-20. In particolare, da inizio anno, alla Commissione UE, si sta discutendo di alzare l’obiettivo dell’abbattimento della CO2 al 30% entro il 2020 (in precedenza fissato al 20%).

Questo nuovo obiettivo è frutto di una ricerca commisionata proprio dal Governo tedesco dal quale risulta che per abbattere le emissioni di anidride carbonica del 80-95% entro il 2050, così come suggerito dall’IPCC, è indispensabile fissare l’abbattimento al 30% entro il 2020. Obiettivo che verrebbe confermato anche dall’ultimo rapporto World Energy Outlook pubblicato dall’IEA (International Energy Agency) secondo il quale il settore automobilistico rivestirebbe un ruolo chiave nel contenimento delle emissioni inquinanti.

Questa volta la Volkswagen, attraverso la European Automobile Manufacturer’s Association (ACEA), in una vera e propria azione di lobbying contro la politica Europea ha dichiarato che la proposta sul 30% «mette a rischio posti di lavoro e si traduce in una de-industrializzazione dell’Europa». Dichiarazioni pesantissime che verrebbero tra l’altro smentite dallo studio commissionato dalla stesso Governo tedesco secondo il quale l’obiettivo sul clima del 30%, se accompagnato da politiche adeguate e consistenti, potrebbe incrementare il PIL dell’Unione Europea di 620 miliardi e creare ben 6 milioni di posti di lavoro. Come se non bastasse la Commissione dell’UE ha calcolato che innalzare i target climatici al 30% farebbe risparmiare, al 2020, 40 miliardi di euro in petrolio e gas.

Nello stesso periodo più di 60 grandi aziende – tra cui Google, Ikea, Sony, Unilever, Philips e Barilla – hanno firmato una dichiarazione pubblica a sostegno di obiettivi di salvaguardia del clima più ambiziosi e anche le case automobilistice GM e BMW sembrano intenzionate a rispettare gli obiettivi per il parco veicolare proposti dall’UE.

La greeneconomy in Europa è lenta a decollare e a questo punto sembra che l’ultima parola spetti proprio alla Volkswagen. Il gruppo tedesco, infatti, non è solo un colosso industriale ma un vero e proprio attore politico.

La VW, come sostiene Greenpeace, è il classico esempio di «organizzazione a porte girevoli», in cui la relazione tra politica e affari è molto stretta. Molti nomi noti della politica tedesca hanno un forte legame con VW. Gerard Schroeder, già primo ministro della Bassa Sassonia, sedeva nel board di VW prima di diventare Cancelliere. Il precedente portavoce del ministro dei Trasporti tedesco, Christian Maaß, è ora a capo dell’ufficio di rappresentanza di Berlino mentre Reinhold Kopp, ex ministro dell’economia nello stato federale del Saarland, è il nuovo capo delle relazioni istituzionali di Volskwagen. Ancora, il precedente capo del Liaison Office di VW a Bruxelles, Elisabeth Alteköster, adesso è il nuovo direttore delle Politiche dei Trasporti al Segretariato Generale del Consiglio tedesco.

Volkswagen resta il più grande e potente produttore di automobili in Europa dove 1 auto su 5 in circolazione è del marchio VW. Ha 62 stabilimenti distribuiti tra Europa, America, Asia e Africa e comprende 9 marchi famosi (tra i quali Audi, Seat, Skoda, Lamborghini, Bugatti e azioni determinanti di Porsche). Nel 2018  punta a diventare il primo produttore al mondo e, come se non bastasse, investe 2,3 milioni di euro l’anno per attività di lobby nell’UE.

Di fronte a una potenza del genere, che fare? Greenpeace ha presentato nel Rapporto una lista dettagliata di impegni per la casa tedesca e  ha raccolto attraverso il sito vwdarkside.com più di 410mila firme per l’Alleanza ribelle.

Basterà tutto questo per ribaltare il Lato Oscuro della Volkswagen? Forse ci si aspetta un po’ di chiarezza dalla grande Germania ecologista.

7 Commenti

  1. Dopo Durban ci sarà ancora qualcuno disposto a pagare per le emissioni di GHG, visto che Cina, primo emettitore mondiale dal 2006 e India hanno già dichiarato non solo di non accettare alcun limite alle emissioni ma nemmeno di poter verificare, da parte di terzi, le loro emissioni?

    L’Europa già dal 2030 conterà per il 10 % del consumo di energia primaria, anche con il 30 % di emissioni in meno farà il solletico all’aumento delle emissioni mondiali.

  2. Normativa non e giusta ! Motivo BMW fa grandi VW piccole (leggere) automobili non regge. Politica per puliti prodotti deve inglobare tutto ciclo della vita di un prodotto da materiali utilizati ,energia,durata dell prodotto … dall progetto fino all smaltimento del ogetto. VW ha ragione per trasferire produzione in Sud America ,Asia e Africa. In barba all’ burocrate di Bruxell

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