AMBIENTECRONACAULISSE

Leaving Kyoto

CRONACA – Il Canada ha trovato la sua soluzione per non pagare la penalità: abbandona il gioco. Un giorno dopo che a Durban anziché accordarsi su un nuovo protocollo 200 paesi hanno deciso di rinnovare quello di Kyoto (la cui fase I dovrebbe esaurisi a dicembre dell’anno prossimo) e intanto portare avanti negoziazioni a lungo termine al fine di arrivare per il 2015 a un nuovo protocollo, il Canada fa un colpo di mano e molla. A questo punto si tratta, insieme agli Stati Uniti, dell’unico paese che abbia detto chiaramente no.

Il Canada però, a differenza dei cugini americani che quantomeno sono stati sempre coerenti nel fregarsene di quanto riversano nell’aria globale, aveva inizialmente aderito al trattato che rappresenta una forma di autoregolamentazione approvata da centinaia di paesi nel mondo, autoregolamentazione che prevede forti tagli alle emissioni di gas serra nell’atmosfera del Pianeta, gas serra che, a detta della maggioranza delle ricerche scientifiche stanno provocando l’innalzamento della temperatura globale, con gravi conseguenza ambientali. I paesi firmatari nel 1997 hanno stabilito di ridurre specialemente le emissioni (in buona parte industriali) di CO2 in percentuali scandite nel corso degli anni, pena, nel caso gli standard non venissero raggiunti, il pagamento di forti multe.

E proprio questo il Canada vuole evitare. Come il bambino che a metà di una gara si accorge che non vincerà e in modo quasi arrogante abbandona la competizione, il Canada lascia Kyoto prima del 31 dicembre 2012, data in cui sarebbero scattate le sanzioni. Le stime di quanto avrebbero dovuto pagare variano fra i 14 miliardi di dollari e quelle più morbide di 6-9 milairdi di dollari. Comunque tanti.

Il ministro dell’ambiente canadese, Peter Kent, si è lanciato in ardite quanto melodrammatiche giustificazioni, dicendo che per raggiungere gli standard richiesti il suo Paese dovrebbe togliere dalla circolazione ogni mezzo a motore e chiudere il settore agricolo e anche servizi pubblici come gli ospedali (“dovremmo togliere ogni macchina, camion, ATV – i quad per intenderci -, trattore, ambulanza, macchina della polizia, e qualsiasi tipo di veicolo dalle strade canadesi e chiudere tutto il settore agricolo e dell’allevamento e togliere il riscaldamento da ogni casa, ufficio, ospedale, industria ed edificio in Canada”). Il Canada è il terzo paese al mondo con le più grandi riserve di idrocarburi (dopo il Venezuela e l’Arabia Saudita, che però non si sono ritirate dal protocollo). Solo che il petrolio canadese richiede molta acqua ed energia per essere estratto.

L’attuale governo canadese, conservatore, accusa il precedente governo di aver firmato il protocollo senza pianificare le azioni per soddisfare le azioni richieste dalo stesso. Non vi ricorda qualcuno?

Federica Sgorbissa
Federica Sgorbissa è laureata in Psicologia con un dottorato in percezione visiva ottenuto all'Università di Trieste. Dopo l'università, ha ottenuto il Master in comunicazione della scienza della SISSA di Trieste. Da qui varie esperienze lavorative, fra le quali addetta all'ufficio comunicazione del science centre Immaginario Scientifico di Trieste e oggi nell'area comunicazione di SISSA Medialab. Come giornalista free lance collabora con alcune testate come Le Scienze e Mente & Cervello.

7 Commenti

  1. Ma una volta sazionate le nazioni non conformi, i soldi della sanzione che fine fanno? Vengono forzatamente reinvestite nel paese sanzionato per adeguarlo agli standard?

  2. @E Volpi Kellermann e Madmaxmac

    Il Canada avrebbe dovuto ridurre le emissioni dell’equivalente dell’eccedenza accumulata tra il 2008 e il 2012 , più il 30% dell’eccedenza, entro il _secondo periodo_ di applicazione del prot. di Kyoto (2012-2020). E non avrebbe potuto usare il mercato dei crediti carbonio per mettersi in pari comprandone dai paesi virtuosi.

    Non ci sono penali
    Se Kyoto1 fosse stato emendato (art. 18), forse ce ne sarebbero state dopo il 2014. Non per il Canada: nel 2007 – vedi link – aveva deciso non partecipare a un secondo periodo di Kyoto e l’aveva ripetuto a Copenaghen nel 2009.

  3. Bene così. Io dovrei prendermi la macchina elettrica pagandola a peso d’oro, dovrei farmi il tetto fotovoltaico, avere tutti gli elettrodomestici in classe AA, usare il riscaldamento con moderazione, tenermi i rifiuti a puzzare in casa per la differenziata. Poi c’è chi fa i propri comodi: un poco come i sacrifici della manovra Monti.
    Così non se ne esce. Vado a prenotare i biglietti per Terra Nova.

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