AMBIENTE

Cherchez le mâle

AMBIENTE – Popolazioni formate da sole femmine – o quasi – a causa dei cambiamenti climatici. Non è uno scenario irrealistico bensì ciò che sta accandendo ad alcune specie di tartarughe marine.

A dirlo è uno studio apparso di recente su Proceedings of the Royal Society B: la ricerca condotta dalle università di Exeter (UK) e Lefke (Turchia) e la North Cyprus Society for Protection of Turtles nell’area settentrionale di Cipro, la terza isola per estensione del Mediterraneo, ha dimostrato come la quasi totalità delle uova di tartaruga verde (Chelonya midas) schiuse nel 2008 era costituito da femmine (per l’esattezza il 95% dei 809 nuovi nati).

Com’è possibile ? Il motivo è presto detto. In queste specie, come in altri rettili, il sesso della prole dipende dalla temperatura cui i piccoli sono esposti durante il periodo embrionale: a 29 °C il numero di maschi e femmine è lo stesso ma a valori superiori nasceranno più femmine; viceversa per valori più bassi i piccoli saranno soprattutto maschi. La temperatura infatti regola l’azione di un enzima e quindi la produzione di estrogeni responsabili del sesso del nascituro.

È evidente, quindi, che un aumento anche modesto della temperatura comporta una diminuzione dei maschi nella popolazione. Il pericolo per specie come quelle della tartaruga verde, considerata molto rara e a rischio di estinzione, è il raggiungimento del livello minimo necessario a mantenere fertile la popolazione.

Lo studio non si limita a suggerire un simile, potenziale, scenario.

Attraverso analisi genetiche, i ricercatori hanno identificato 20 colonie e hanno scoperto che ognuna di esse era nata da un’unica femmina e – sorprendentemente – da uno o più maschi (per un totale di 28 riproduttori in tutto). Vista la schiacciante presenza “rosa” nelle nidiate, confermata da studi precedenti, com’è possibile che ogni femmina avesse mediamente un contributo di 1,4 maschi alla riproduzione ? Insomma, da dove venivano tutti quei … “tartarughi” ?

A questa domanda i ricercatori contrappongono più di una interpretazione: i maschi potrebbero riprodursi più frequentemente delle femmine nell’arco di una stessa estate oppure le femmine potrebbero essere in grado di mantenere i gameti maschili da una stagione all’altra, come dimostrato in specie di tartarughe d’acqua dolce.

La teoria più probabile – a detta degli autori del lavoro – appare un’altra, cioè che alcuni maschi riproduttori siano originari da aree geografiche lontane, forse anche esterne al Mediterraneo. L’ipotesi sembra supportata dai dati raccolti mediante tracking satellitare (qui un esempio di come funziona questo sistema): alcuni individui, seguiti per 81 giorni nel 2009, hanno deviato dalla rotta principale che parte da Cipro e raggiunge le aree alimentari in Nord Africa, alla ricerca di femmine. Si tratta di una ‘divagazione’ di più di 300 chjilometri che ha avvicinati i maschi ad altri siti riproduttivi della specie.

La conclusione cui giungono i ricercatori è che si tratti di un adattamento comportamentale messo in atto dai maschi a fronte di una popolazione composta soprattutto da femmine, che consentirebbe loro di aumentare il numero di accoppiamenti. Se così fosse, ci sarebbero conseguenze positive a livello di popolazione, in quando si verrebbe a garantire il mantenimento un’alta variabilità genetica. Un fattore importante – se non essenziale – per le specie a rischio di estinzione. Attendiamo conferme.

Crediti immagine: motleypixel (CC)

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