AMBIENTEULISSE

Matti per gli insetti

agrilus-coyaudi.JPG AMBIENTE – Il progetto internazionale IBISCA-Panama ha coinvolto 102 entomologi di 21 paesi. Guidati da Yves Basset, hanno censito gli artropodi della foresta pluviale del Panama e 35 di loro – tra cui Gianfranco Curletti in rappresentanza dell’Italia – ne pubblicano oggi i risultati su Science.

Di stanza al Museo Civico di Storia Naturale di Carmagnola, Gianfranco Curletti aveva già narrato alcune sue avventure nel libro Matto per gli insetti, compreso l’allenamento sportivo al quale, prima di partire, si sottopone sulle pareti esterne di casa e negli alberi circostanti per la gioia di vicini e passanti. Questa sembra all’altezza delle precedenti.

Nel biennio 2003-2004 – scrive – la squadra ha speso sul campo un totale di quasi 70 anni/uomo nel campionamento della foresta pluviale, utilizzando gru, piattaforme gonfiabili, palloni aerostatici, arrampicandosi sugli alberi o strisciando sul suolo, utilizzando ogni tipo di monitoraggio conosciuto.

Al ritorno nelle rispettive patrie, è iniziata la classifica dei campioni raccolti, immessi in scatolette ed etichettati con una mano mentre l’altra stringe un ramo,  una corda, il bordo del “radeau des cimes“, una zattera molle che dondola appesa a un pallone e solo a vederla fa venire la nausea:

Nel corso dei successivi otto anni, il gruppo ha selezionato e inventariato 130.000 artropodi, raggruppati dopo lunghi studi in più di 6.000 specie.

Dai dati di dodici siti presi a campione, gli entomologi hanno inoltre calcolato che quella foresta pluviale protetta ospita oltre 25.000 specie di artropodi.  Sono insieme ospiti e artefici della sua biodiversità:

per ogni specie di pianta vascolare, uccello o mammifero di questa foresta si trovano rispettivamente 20, 83 e 312 specie di artropodi

L’evoluzione di insetti e fiori è strettamente collegata, come pensava Darwin, e il progetto Ibisca (l’acronimo sta per Investigating the Biodiversity of Soil and Canopy Arthropods) conferma che l’abbondanza dei primi dipende dalla varietà dei secondi e vice versa. La conclusione dei ricercatori è che per salvaguardare la biodiversità generale occorre concentrarsi sulle piante da fiore e sui loro impollinatori.

La strategia pare giusta: i fiori sono più soddisfacenti dal punto di vista estetico e nessuno è terrorizzato da una rosa. Un campagna mondiale per impedirne l’estinzione in natura potrebbe essere più popolare di una per mappare la strabiliante diversità degli artropodi, gli invertebrati che forniscono la stragrande maggioranza dei “servizi” necessari agli ecosistemi. I reduci della spedizione panamense dicono che ricerche simili, di cui nessun paese mette in dubbio l’utilità, sono rare a causa di una cronica carenza di fondi. Infatti “l’Italia” è nel progetto Ibisca-Panama solo perché Curletti si è autofinanziato.

Foto: Gianfranco Curletti, grande esperto di Agrilus

1 Commento

  1. “l’Italia” è nel progetto Ibisca-Panama solo perché Curletti si è autofinanziato” penso che già la sola ultima frase dica molto dello stato in cui verte la ricerca di base nel Belpaese. La cosa incredibile è che a dispetto dei tagli, i ricercatori italiani non ho per ora ridotto la loro capacità di produrre dati e pubblicazioni e per premiarli il prossimo anno si annuncia un ulteriore taglio del 20% di PRIN e FIRB… per fortuna che ci sono gli insetti a rallegrarci perché per il resto… Tra l’altro il libro di Carletti mi aveva fatto venire una gran voglia di uscire dal mio laboratorio per andare sul campo.. ovviamente a mie spese 😀

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