JEKYLL

Un passo compiuto verso l’open access?

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/2/25/Open_Access_logo_PLoS_white.svg“ASCOLTA IL PODCAST!”

JEKYLL – Alla fine di febbraio la Casa Bianca ha emanato una direttiva per rendere liberamente accessibili, entro un anno dalla pubblicazione, i risultati delle ricerche scientifiche finanziate con fondi pubblici. In questo modo si estende agli enti di ricerca con budget superiore a 100 milioni di dollari, quindi sostanzialmente a tutte le ricerche finanziate pubblicamente, quel che già avviene al National Institutes of Health (NIH) che dal 2007 ha una politica molto forte verso il libero accesso ai lavori dei propri ricercatori. La direttiva dell’amministrazione Obama, salutata con favore dai sostenitori dell’open access, arriva qualche giorno dopo una proposta di legge che chiedeva una policy analoga per le dodici agenzie federali. 

Nel mondo oltre trecento enti di ricerca, tra cui MIT, CERN e Università di Harvard, hanno politiche cosiddette di green open access: i ricercatori pubblicano le loro ricerche sulle riviste tradizionali, ma dopo un periodo di tempo stabilito dall’editore le rendono disponibili nei propri archivi online.

Nel mese di febbraio anche il Consiglio d’Europa ha discusso di politiche open access riguardo al programma Horizon 2020 che tra il 2014 e il 2020 allocherà 71 miliardi di euro in ricerca scientifica. Per capire cosa sta succedendo in Europa, abbiamo intervistato Elena Giglia, responsabile dei progetti open access all’Università di Torino e promotrice, alla fine del 2012, di una petizione che chiedeva ai rappresentanti in Consiglio d’Europa di far sì che la forte proposizione iniziale in favore dell’open access voluta dalla Commissione Europea non venisse sminuita e vanificata. “La proposta della Commissione Europea era di rendere open access tutta la ricerca finanziata con fondi pubblici, seguendo il principio secondo cui i risultati delle ricerche finanziate con i fondi pubblici devono essere pubblicamente disponibili, mentre la posizione del Parlamento è molto più tiepida”, ci ha spiegato Giglia. “Il Consiglio d’Europa, nella seduta del 18 febbraio, ha però ripreso le posizioni forti della Commissione Europea.”

In quell’occasione il ministro Profumo ha sostenuto l’importanza dell’open access in Horizon 2020. Secondo Giglia “questa dichiarazione è stata una bellissima sorpresa, un passo compiuto. Da lì non si può tornare indietro”.

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