AMBIENTEULISSE

Uova oggi e galline domani

indexAMBIENTE – L’International Energy Agency (IEA) pubblica Redrawing the energy-climate map, per chi fosse interessato a non superare i 2° C di aumento della temperatura, come pattuito da conferenze internazionali e “senza costi economici”. Recensione.

La Terra infuocata della copertina è volutamente inquietante. Tramontato il sogno di limitare a 350 ppm la concentrazione dell’anidride carbonica in atmosfera,  si cercano soluzioni per limitarla a 450 ppm. Da qui al 2020, scrivono gli autori, rispetto alla riduzione necessaria per restare entro i 2° C,  il settore dell’energia può abbattere le emissioni dell’80%, corrispondente a 3,1 gigatonnellate di CO2 equivalente:

  • adottando misure di efficienza energetica (-49% di emissioni)
  • limitando costruzione e uso delle centrali a carbone meno efficienti (-21%)
  • minimizzando le emissioni di metano a monte della produzione di petrolio e gas (-18%)
  • accelerando l’eliminazione (parziale) dei sussidi ai consumi di combustibili fossili (-12%)

Questo “Scenario 4 per 2°C” ricorda le buone intenzioni espresse a ogni vertice sul clima. Se non verrà adottato, il settore dell’energia subirà i danni del riscaldamento globale e ci rimetterà un sacco di soldi perché le assicurazioni stanno già piangendo miseria. In realtà, ci rimetteranno soprattutto i contribuenti. Stando alle assicurazioni, l’anno scorso e soltanto negli Stati Uniti, i risarcimenti per eventi aggravati dai cambiamenti  climatici  sono ammontati a 165 miliardi di dollari, pagati per due terzi dal governo federale…

Gli autori sembrano ritenere quello scenario poco probabile. Raccomandano le energie rinnovabili, un mercato mondiale dei crediti carbonio, una trasformazione dei trasporti ecc., ma soprattutto e con insistenza (box a p. 17, pp. 24-25, e pp. 76-82) di investire in ricerca e sviluppo delle tecnologie per la cattura e il sequestro del carbonio. Con la tecnologia attuale, qualora entrasse a pieno regime, si cattura al massimo l’1% della CO2 emessa dal settore energetico nel 2012.

Con “senza costi economici”, intendono dire che investire oggi sarà vantaggioso domani:

 Lo Scenario 4-per-2 °C  guadagna tempo prezioso per mantenere vivo l’obiettivo dei 2°C mentre proseguono i negoziati internazionali … ma non basta a limitare a 2°C l’aumento a lungo termine della temperatura. Va sviluppato un programma quadro per un abbattimento più ambizioso dopo il 2020… Nello scenario di 450 ppm, ritardare di dieci anni la cattura e lo stoccaggio del carbonio aumenterebbe il costo della decarbonizzazione per il settore privato di $1.000 miliardi, con perdita di reddito per i produttori di carbone  ($690 miliardi) e per quelli di petrolio e gas ($660 miliardi).

Chi prima spende, meno spende? Anche se i governi fossero d’accordo in tempi di riduzione del deficit e le multinazionali dell’energia si convertissero di botto in difensori dell’ambiente e della sanità pubblica (1), restano dubbi sulla tecnologia che farà miracoli tra i 2020 e il 2035. Il rapporto dell’IEA andrebbe confrontato con lo speciale Carbon Capture dell’IPCC, la valutazione economica della McKinsey e l’analisi dei rischi fatta dall’Agenzia britannica per l’ambiente.

Male che vada, si potrà ripiegare sugli scenari di 550 e 670 ppm.

(1) Link per chi nutrisse qualche illusione.

3 Commenti

  1. Cattura e stoccaggio della CO2: nascondere la polvere sotto al tappeto.
    Insostenibile, pericoloso e assurdo.
    I volumi di gas sono improponibili.
    Una fuga di CO2 può asfissiare un’intera città in poche ore.
    La forma stabile per stoccare a lungo termine è il carbone. Bruciarlo per poi rincorrere altre soluzioni di sequestro è il massimo dell’assurdità.

  2. @Fabio
    già, ma intanto qualche miliardo in investimenti pubblici ridà a BigOil parte dei sussidi eliminati, per fare ricerca su come stoccare CO2 nei pozzi vuoti. Cioè quello che la Statoil norvegese fa dal 1996

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