mercoledì, Dicembre 19, 2018
IL PARCO DELLE BUFALE

Disinvoltura

Open_Access_logo_PLoS_white.svgIL PARCO DELLE BUFALE – Su Scienza in rete, i ricercatori parlano della qualità sempre più scadente della ricerca biomedica. Colpa dell’incompetenza statistica degli autori? Dell’open access predatorio che li induce in tentazione? O dei direttori di laboratori o di riviste che non si assumono le proprie responsabilità?

Forse pensando allo scandalo delle immagini “aggiustate” nei lavori dell’oncologo Alfredo Fusco et al. di cui il professore accusa “tesisti” del suo lab, Caterina Porta e Stefano Zapperi ricordano una famosa ingiustizia. Dopo la scoperta di molte falsificazioni, il giovane Jan Hendrik Schön è stato licenziato e il suo dottorato revocato, invece ha proseguito nella brillante carriera il suo capo, Bertram Batlogg, che ne co-firmava gli articoli. Per guarire questa patologia, scrivono Porta e Zapperi,

La ricetta è una ed è semplice: Il responsabile del gruppo di ricerca deve essere chiamato a rispondere in prima persona nel caso di frodi accertate all’interno del proprio gruppo. Questo semplice fatto porterebbe ad una serie di conseguenze: per mantenere un controllo della qualità e riproducibilità dei risultati, il responsabile di un gruppo sarebbe costretto a seguire direttamente le ricerche e presterebbe maggiore attenzione a quanto viene pubblicato magari pubblicando anche un po’ meno.

Dubito che sia semplice. Ernesto Carafoli, per esempio, non è d’accordo: a suo avviso, si dovrebbe eliminare l’open access. Paradossalmente, dirige la rivista Biochemical and Biophysical Research Communications, non in open access, dell’editore Wiley. Senza controllare né l’esistenza degli autori né la fonte dei dati, ha pubblicato un clamoroso furto che il prof. Carafoli racconta come se la responsabilità non fosse affatto sua.

Trova più reprensibile manipolare i dati che trattarli con disinvoltura e, disinvolto, scrive:

La “punch line” sulle riviste Open Access, e lo voglio ripetere con enfasi, è che per il 99% (butto là…) sono solo un’operazione truffaldina. (1)

Una percentuale infondata, a meno che il prof. Carafoli non ritenga truffaldini anche editori come lo stesso Wiley. Fatto questo, a Stefano Zapperi che chiede un po’ rigore, risponde:

Quanto alla convinzione del mio cortese interlocutore che non vi sia differenza tra “disinvoltura” e fabbricazione totale dei risultati , bé, io dissento proprio. Fermo restando che i risultati NON vanno corretti, c’è differenza tra il rubare una mela e l’accoppare qualcuno. A molte persone tutto sommato scientificamente oneste è capitato di eliminare un punto di una curva che era, come dire, un poco “fuori”.

(Ingenua, credevo che gli scienziati “tutto sommato onesti” erano quelli che non eliminavano alcunché.)

Io a dire il vero ho anche il sospetto che molti di quelli che ora le osannano siano forse motivati dagli inutili motivi di arrivare a Nature o Science… Chi diceva che a pensar male si fa peccato, ma di solito ci si azzecca ? …

“A dire il vero”, Zapperi arriva sia a Nature che a Science e nel suo intervento non cita l’open access.

(1) Con la stessa disinvoltura, il prof. Carafoli lancia accuse ben peggiori, basate su dati altrettanto falsi.

*

p.s. Una bella notizia per noi cronisti, anche le scienze della vita si sono dotate di un deposito di preprints – http://biorxiv.org/ – per discipline dalla B come Biochimica alla Z come Zoologia.

Crediti immagine: art designer at PLoS, modified by Wikipedia users Nina, Beao, and JakobVoss, Wikimedia Commons

6 Commenti

  1. Cara custode, mi sono letto tutti i link (quelli in inglese fin dove la mia scarsa conoscenza della lingua mi ha sostenuto). Io non sono ricercatore, non sono “dentro il sistema” della ricerca, ma la puntualizzazione del dott. Carafoli é apparsa abnorme anche a me. La di lui “depenalizzazione” della correzione di una curva(!) accanto alla facilità con cui snocciola dati (99% delle riviste Open Assess) spt in ambiti che evidentemente non conosce bene (questione DDT), fa pensare ad un ego pericolosamente espanso. Saluti.

  2. Solo oggi un amico mi ha segnalato il commento qui sopra di Sylvie Coyaud. Dire che sono sbalordito è dire poco: pensavo che ci fosse un limite all’uso demagogico dell’informazione per compiacere il colto e l’inclita, ma evidentemente mi sbagliavo. Io non sapevo proprio chi fosse Sylvie Coyaud, ma ora ho letto che è una divulgatrice scientifica, ed è appunto per questo che mi cascano le braccia: perchè chi si picca di divulgare scienza dovrebbe, per l’appunto, divulgare, non offrire ai lettori rimasticature personali dei problemi. Come fa, ma dubito che la divulgatrice in questione lo sappia, la stampa di grande informazione d’Oltralpe e d’oltre Oceano. Non me la prendo per gli attacchi personali -ognuno si comporta come può- ma mi disturba il modo del tutto fuorviante di presentare il problema. Va bene cercare l’applauso con delle frasi ad effetto, ma qui non siamo in uno dei tristi talk shows che infestano la televisione Italiana. Qui parliamo di scienza, e che pretende di parlare di scienza ha il dovere principe di documentarsi prima di farlo, e di presentare le posizioni in modo corretto. Così, ad esempio, non fa buona impressione leggere che per la Signora Coyaud la Rivista BBRC è pubblicata da Wiley, né sentirla accusare di connivenza con i malfattori chi, avendo scritto che i risultati scientifici NON vanno mai corretti ( scrivendo NON in maiuscolo, si badi bene), dichiara tuttavia che tra il rubare una mela e il trucidare un bambino c’è una differenza di colpevolezza. Che da Beccaria in poi (ma anche da molto prima) è cosa del tutto ovvia…. Suvvia, Signora Coyaud, la prossima volta si documenti meglio, e tenga un po’ più a freno la demagogia. E sulla questione di cui stiamo scrivendo, legga almeno quanto hanno scritto John Bohannon su Science e Glenn Begley su Nature. Ma forse basterebbe, per capire come questi problemi senz’altro gravi vanno presentati, che lei leggesse quanto è apparso su Economist.

  3. “tra rubare una mela e trucidare un bambino”

    Perfettamente d’accordo.

    C’è solo quel piccolo dettaglio per cui in un lavoro scientifico interpretare male un risultato è rubare la mela, mentre limare i dati per far dire loro quello che si desidera è trucidare il bambino.

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