CRONACAULISSE

Un tuffo nel mare dei dinosauri

800px-ChesapeakelandsatCRONACA – Cercavano una falda di acqua dolce per segnarla su una mappa, ma hanno trovato acqua fossile: quella di un mare che ha assistito alla vita dei dinosauri. Siamo sulle coste della Virginia e alcuni ricercatori, appartenenti al gruppo di indagine geologica degli Stati Uniti (USGS), si accorgono che tra i sedimenti di terra estratti a 1500 metri di profondità è presente dell’acqua salata. Nulla di strano, se non fosse che l’acqua presenta una concentrazione di sale doppia rispetto a quella dell’Atlantico, l’oceano che bagna le coste della Virginia.

A Ward Sanford, il capo del gruppo di idrologi,  è balenata da subito l’idea che l’acqua potesse appartenere al mare chiamato Nord Atlantico del primo Cretaceo, cioè all’antenato dell’omonimo oceano. Se andassimo indietro di 100 milioni di anni fino al Cretaceo, al posto dell’Atlantico troveremmo  un piccolo oceano, separato dagli altri mari del globo. Per questo motivo il Nord Atlantico aveva una concentrazione salina particolare, e la sua evoluzione è avvenuta con tempi e modi diversi rispetto agli altri mari.
Secondo Sanford la baia di Chesapeake, il luogo dove i ricercatori hanno effettuato la trivellazione, avrebbe potuto custodire fino ai giorni nostri l’acqua dell’oceano primitivo, intrappolata tra i suoi sedimenti come un moscerino dentro l’ambra. Forse proprio il meteorite caduto in questo luogo 35 milioni di anni fa dando origine alla baia, avrebbe creato le condizioni per conservare l’acqua del Cretaceo. E l’ipotesi è stata dimostrata, tant’è che si è guadagnata una pubblicazione sul numero del 14 novembre di Nature.

Per avvalorare la teoria, i ricercatori hanno effettuato misure chimico – fisiche su un campione di acqua estratto dal terreno. Le caratteristiche chimiche e il grado di salinità erano comparabili a quelli che altri gruppi di ricerca avevano riscontrato in modo indiretto su materiale solido estratto da sedimenti di terreno. Ma è stata l’analisi del tipo di particelle radioattive presenti nell’acqua che ha allontanato ogni dubbio riguardo all’età del campione. Dunque per la prima volta, i ricercatori hanno avuto a disposizione un campione liquido proveniente dal Cretaceo: un’occasione unica per aggiungere un tassello alle conoscenze riguardanti la Terra di milioni di anni fa.

Vi chiedete se possiamo vedere un pesce del Cretaceo nel residuo di mare rimasto isolato per così tanto tempo? Ward Sanford lo esclude: l’acqua è ospitata in minuscoli pori e fratture della roccia. Sebbene la quantità d’acqua stimata potrebbe riempire un quinto del lago di Garda, non possiamo aspettarci un bacino dentro cui nuoterebbe un pesce primitivo.

Crediti immagine: NASA

Giulia Annovi
Mi occupo di scienza e innovazione, con un occhio speciale ai dati, al mondo della ricerca e all'uso dei social media in ambito accademico e sanitario. Sono interessata alla salute, all'ambiente e, nel mondo microscopico, alle proteine.

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