Chernobyl, gli uccelli si adattano alle radiazioni

Gli uccelli che producono maggiori quantità di feomelanina, un pigmento contenuto nel piumaggio, sono più sensibili all'esposizione alle radiazioni

638px-Chernobyl_nuclear_plant2AMBIENTE – Lunghi anni di studi ecologici nella zona interdetta di Chernobyl stanno dando i loro frutti. Se da una parte le notizie riguardo alle popolazioni di microbi non sono incoraggianti, arrivano da una ricerca su Functional Ecology risultati inaspettati per quanto riguarda gli uccelli: si stanno adattando alle radiazioni ionizzanti dell’area, e addirittura “potrebbero beneficiarne”.

Come spiega Ismael Galván dello Spanish National Research Council (CSIC), primo autore della ricerca, “studi precedenti sulla fauna di Chernobyl avevano mostrato che l’esposizione cronica alle radiazioni porta all’esaurimento degli antiossidanti, e aumenta lo stress ossidativo. Noi abbiamo scoperto l’opposto: i livelli di antiossidanti stanno aumentando, e cala lo stress ossidativo all’aumentare delle radiazioni presenti nell’ambiente”. Per la prima volta, inoltre, i ricercatori hanno constatato che gli uccelli che producono maggiori quantità di feomelanina, un pigmento contenuto nel piumaggio, sono più sensibili all’esposizione alle radiazioni.

Il team di Galván lavora a Chernobyl fin dagli anni Novanta, e per l’ultimo studio ha catturato 152 uccelli di 16 specie differenti in otto siti diversi sia all’interno dell’area interdetta che subito fuori. Hanno misurato la radioattività presente in ognuna delle zone, raccogliendo piumaggio e campioni di sangue da tutti gli esemplari prima di rilasciarli. All’interno del sangue sono andati alla ricerca dei danni subiti dal DNA, misurando inoltre il livello di glutatione (un fondamentale antiossidante) e lo stress ossidativo. Nelle piume hanno invece analizzato il livello di melanine, i pigmenti animali più comuni, per scoprire che gli animali che producevano maggior quantità di feomelanine erano più suscettibili agli effetti delle radiazioni. Inaspettatamente, all’aumentare del fondo di radioattività cresceva il livello di glutatione, e diminuivano invece lo stress ossidativo e i danni al DNA.

Dopo il disastro di Chernobyl, nell’aprile 1986, l’area contaminata è diventata una sorta di esperimento ecologico involontario. A decenni di distanza permette di studiare le conseguenze dell’esposizione alle radiazioni ionizzanti su varie specie di animali e piante. La capacità degli esseri umani e di altri animali di adattarsi a dosi minime di radiazioni era già stata testata in laboratorio, e gli scienziati avevano confermato che tale esposizione aumentava la resistenza a dosi più massicce. Tale adattamento, tuttavia, non era mai stato studiato al di fuori di un ambiente controllato, in popolazioni osservate nel loro ambiente naturale.

Negli studi precedenti effettuati a Chernobyl, i ricercatori si erano concentrati su esseri umani, due specie di uccelli e una specie ittica: siccome le reazioni alle radiazioni variano molto di specie in specie, si trattava di dati piuttosto incompleti, e non esisteva un quadro davvero ampio ad abbracciare la situazione. “Questi risultati sono importanti perché ci raccontano qualcosa in più rispetto alle capacità delle diverse specie di adattarsi alle sfide ambientali, come Chernobyl e Fukushima”, spiega Galván.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Il riso di Fukushima ora è sicuro?

Per avere maggiori informazioni qui potete trovare l’intervista a Andrea Bonisoli Alquati, biologo evoluzionista e co-autore dello studio.

Crediti immagine: Tiia Monto, Wikimedia Commons

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Informazioni su Eleonora Degano (703 Articles)
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collaboro con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, pagina99, dove mi occupo principalmente di zoologia, etologia e cognizione animale; nel 2016 ho vinto il Premio Giornalistico Tomassetti - Premio Speciale in Virologia

3 Commenti su Chernobyl, gli uccelli si adattano alle radiazioni

  1. Claudio Casonato // 12 maggio 2014 alle 14:28 // Rispondi

    L’ha ribloggato su bUFOle & Co..

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