WHAAAT?

La matematica del carpe diem

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WHAAAT? Il venerdì casual della scienza – Se doveste morire prima del previsto, vi perdereste un sacco di cose. È così, c’è poco da fare. Si basa (anche) su questo ragionamento il fatidico carpe diem, che se da un lato suggerisce di cogliere occasioni e opportunità perché “non si sa mai”, dall’altro implica che lasciando questa vita troppo presto potreste trascinare dietro di voi molte faccende in sospeso. Un po’ come succede ai fantasmi del film Casper, che proprio a causa di queste faccende sono costretti a vagare inquieti anche post-mortem.

Un team di economisti di Princeton ha preso la faccenda molto sul serio, sostenendo che in giovane età bisognerebbe godersela di più e lavorare meno (come se fosse sempre una scelta, tra l’altro). In previsione di una morte precoce bisognerebbe dunque compensare in qualche modo, garantendo a chi muore prima (e ai suoi parenti) una sorta di risarcimento. Ma certo non si può farlo a morte già avvenuta. Per questo il team di Marc Fleurbay ha elaborato un modello matematico, che permette di misurare le perdite economiche associate a una morte anticipata.

Insomma ogni volta che sentite dire YOLO (che sta per you only live once) dovreste pensare che, al di là del diffuso cliché, tra queste parole si cela una concreta saggezza economica. Sul Journal of Mathematical Economics i ricercatori del gruppo di Fleurbay hanno così indagato una diseguaglianza che spesso rimane nell’ombra: quella tra le persone longeve, che vivono una lunga esistenza ricca di esperienze, e le persone che muoiono presto.

La prima indagine ha riguardato le perdite economiche che derivano da una dipartita prematura, in termini di guadagno, per poi confrontarle con le disuguaglianze che, normalmente, ogni persona affronta nel corso della vita. I ricercatori hanno considerato quattro gruppi socio-professionali: dirigenti, professionisti, operai e commessi tra i 20 e i 100 anni. Assumendo che l’aspettativa di vita fosse più o meno la stessa per tutti, hanno scoperto – senza alcuna sorpresa – che le persone che guadagnavano di meno (i commessi) avrebbero subito le perdite più ingenti in caso di morte prematura. In tutti e quattro i gruppi considerati, in ogni caso, chi moriva a 55 anni subiva, mediamente, la perdita dell’equivalente del 40% degli introiti se confrontato con chi invece sopravviveva almeno fino agli 85. Sostanzialmente brevi esistenze per grandi perdite, il tutto strettamente legato al gruppo socio-economico di appartenenza.

Qualunque sia il gruppo in cui rientrate, è molto probabile che vogliate sapere come ridurre il triste gap di godimento tra vite brevi e vite lunghe. Perché non si sa mai. Secondo Fleurbay “l’unico modo in cui questa disuguaglianza può essere attenuata è godersela un po’ di più e lavorare un po’ di meno prima di invecchiare. In questo modo, per gli sfortunati che moriranno prematuramente, la vita non sarà economicamente infelice come sarebbe stata se avessero rimandato riposo e divertimento al futuro”. Gli autori sottolineano che non si tratta di sollevare il materasso e sperperare tutto ciò che avete messo da parte, ma ricordano che se negli Stati Uniti un tempo la vecchiaia si trascorreva spesso in povertà, con l’avvento di Social Security e delle pensioni private il rischio è ora invece di non vivere abbastanza a lungo per godersi quanto si è messo da parte.

Crediti immagine: TheTim, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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