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Squali e pesca accidentale: binomio che porta all’estinzione

6741931507_3d6e81a57d_bSCOPERTE – Pesca accidentale: ovvero quando tra le reti o sugli ami non finiscono solamente le specie d’interesse commerciale come i tonni, ma anche animali che vengono catturati per sbaglio e  in seguito ributtati in mare. Si tratta di una delle più grandi minacce che incombono al giorno d’oggi sulle popolazioni di molte specie marine: alcune sopravvivono altre no, e secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Global Ecology and Conservation il tasso di mortalità varia molto da una all’altra. In particolare tra gli squali.

Considerando 12 specie in particolare, gli scienziati hanno infatti scoperto che i più vulnerabili alle operazioni di pesca sono lo squalo volpe occhione, lo squalo bruno e lo squalo martello smerlato, con un tasso di sopravvivenza tra il 20 e il 40%. Per altre specie, come lo squalo tigre, si parla invece di oltre il 95%. Partendo da dataset raccolti nel corso di dieci anni, concentrati sulla pesca accidentale di squali nell’oceano Atlantico e nel golfo del Messico (pesca indirizzata a tonni e pesci spada), i ricercatori dell’Università di Miami hanno indagato vari elementi come il tasso di sopravvivenza in relazione a tempistiche e profondità della pesca, temperatura dell’acqua e dimensione degli animali pescati.

Per meglio comprendere l’impatto della pesca accidentale, che svolge un ruolo piuttosto determinante nel declino di svariate specie nell’area nord-ovest dell’Atlantico, gli scienziati hanno sottolineato le caratteristiche tipiche degli squali con minor tasso di sopravvivenza: si tratta di specie con basso potenziale riproduttivo ed evidenti tratti peculiari (lo squalo martello smerlato, elencato nella lista rossa IUCN come in pericolo, ne è un esempio calzante). “La nostra ricerca suggerisce che alcune specie di squali vengono pescate al di là della loro capacità di riprendersi”, spiega Neil Hammerschlag dell’Università di Miami. Ridurre la possibilità che interagiscano con l’attrezzatura da pesca dovrebbe essere il primo obiettivo in un’ottica, piuttosto urgente, di conservazione.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Crediti immagine: U.S. Fish and Wildlife Service Headquarters, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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