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Come trasformare un ricordo traumatico in una memoria positiva

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SCOPERTE – Il ricordo della spiaggia delle vostre vacanze vi riempie di serenità e benessere? Di certo non provereste le stesse sensazioni se su quella spiaggia foste approdati dopo un naufragio, rischiando la vita e riportando qualche ferita. Ma sarebbe possibile invertire le emozioni associate a un luogo, facendoci tremare di paura al ricordo di uno scenario in cui abbiamo vissuto solo esperienze piacevoli, e sorridere di piacere di fronte al contesto di un trauma?

L’idea non è fantascienza, ma è una possibilità che emerge da uno studio pubblicato su Nature e condotto da un gruppo di ricerca del RIKEN-MIT Center for Neural Circuit Genetics, negli Stati Uniti. I risultati della ricerca mostrano che, almeno nei topi, è possibile invertire in modo artificiale le emozioni legate a un luogo con una tecnica che interviene sul modo in cui sono rappresentati i ricordi nel cervello. La memoria emotiva, suggeriscono gli autori, sarebbe quindi più malleabile di quanto sospettiamo.

Per studiare se la rappresentazione del ricordo potesse essere dissociata dalla sua valenza emotiva, i ricercatori hanno progettato una serie di esperimenti per indurre esperienze positive o negative associate allo stesso luogo in due gruppi di topi. Introdotti in un nuovo ambiente, gli animali assegnati alla condizione negativa hanno ricevuto una leggera scossa alla zampa, un’esperienza che normalmente genera paura e comportamenti di evitamento quando il topo torna nel luogo del trauma. Il secondo gruppo di animali ha potuto invece associare all’ambiente un ricordo positivo, cioè un’esperienza sessuale (o almeno, si immagina che l’esperienza sia stata positiva per tutti…). Come previsto, in seguito i topi “traumatizzati” hanno cercato di evitare il luogo in cui avevano vissuto l’esperienza negativa, mentre gli animali che avevano potuto accoppiarsi in quell’ambiente sono rimasti a più a lungo a ricordare il passato piacere.

E fin qui tutto nella norma. Quello che hanno fatto allora i ricercatori è stato di manipolare la rappresentazione di questi ricordi in due aree del cervello degli animali: una regione dell’ippocampo, importante per la formazione della memoria spaziale, e l’amigdala, legata alle emozioni e alla paura. L’idea di base era questa: è possibile attivare artificialmente il ricordo di quell’ambiente, anche quando gli animali si trovano altrove, e associarlo a una diversa emozione?

I neuroscienziati hanno usato una tecnica chiamata optogenetica, che permette di controllare in modo preciso l’attivazione delle cellule nervose applicando una luce. Mentre “accendevano” questi ricordi mentre gli animali si trovavano lontani dall’ambiente, i ricercatori hanno sottoposto i due gruppi di topi a un’esperienza con valenza emotiva opposta: sesso a chi era stato traumatizzato e scossa elettrica a chi si era felicemente accoppiato.
Il risultato? Il ricordo dell’ambiente si è trasformato: da traumatico a piacevole, e viceversa.

Potremmo un giorno manipolare allo stesso modo i nostri ricordi più traumatici?
L’idea di poter associare una diversa valenza emotiva a un’esperienza vissuta, magari applicando un raggio di luce a una regione del nostro cervello, è al momento più vicina alla fantascienza che alla realtà. La strada per arrivare a un’applicazione clinica della tecnica è ovviamente lunga, e gli ostacoli comprendono moltissime difficoltà tecniche e non poche perplessità di tipo etico: la cura Ludovico che ha subito Alex di Arancia Meccanica è forse un po’ estrema, ma la possibilità di alterare la valenza emotiva di un’esperienza apre scenari almeno discutibili.
Comprendere come funzionano nel cervello le associazioni tra i ricordi e le emozioni è però un passo fondamentale per poter progettare un intervento di tipo clinico in casi di depressione o di disturbi da stress post-traumatici.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagini: Tambako The Jaguar, Flickr

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