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Scacco matto per Caruana

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SPORT – “Fabulous Fabiano”. Cosi è stato definito Fabiano Caruana, italoamericano ventiduenne entrato la scorsa settimana nella storia degli scacchi, aggiudicandosi la vittoria al Sinquefield Cup, a Saint Louis nel Missouri. Si tratta di un prestigioso torneo di scacchi, giunto alla seconda edizione, al quale partecipa un élite decisamente ristretta: solo 6 giocatori scelti tra i dieci migliori al mondo in base alla classifica della FIDE, la Federazione internazionale degli scacchi. Ogni scacchista gioca dieci partite e guadagna un punto per ogni vittoria e mezzo punto per ogni patta (una sfida che finisce in parità). Ebbene, il giovane italoamericano si è aggiudicato la vittoria ben due giorni prima della fine del torneo, vincendo 7 partite di fila. Bisogna tornare al 1968, ricorda il sito chessdom.com, per trovare una simile sequenza vittoriosa in un torneo professionistico messa a segno, all’epoca, dal russo Viktor Korchnoi. Caruana ha concluso il suo torneo con 7 vittorie e 3 pareggi, per un totale di 8,5 punti su 10 e portando a casa i 100 mila dollari in palio. Tra gli sconfitti illustri della Sinquefield Cup c’è anche Magnus Carlsen, giovane stella norvegese degli scacchi che detiene attualmente il primo posto nella classifica mondiale.

Il gioco degli scacchi sta facendo i conti, negli ultimi decenni, con un continuo aumento del livello dei propri giocatori: punteggi sempre più elevati e giocatori sempre più giovani. Una ragione sta nel fatto che gli scacchi hanno preso piede in paesi come l’India e la Cina, allargando di molto il bacino di potenziali talenti. Ma una grossa parte del merito, si vocifera tra gli esperti, spetta ai computer. È facile, infatti, trovare adesso software disponibili in rete capaci di sconfiggere anche i giocatori più forti e per i professionisti di oggi il computer è una palestra indispensabile. Lo stesso Carlsen è stato definito “l’eroe dell’era dei computer”.

Il rapporto tra scacchi e computer è da sempre un mix di amore e di odio. Il desiderio di “insegnare” ad un software il gioco degli scacchi è stato tale da voler poi sfidare, ad opera compiuta, uno dei più grandi campioni della storia, Garry Kimovic Kasparov. Nel 1996 il russo si trova di fronte a una scacchiera insieme ad un avversario virtuale, Deep Blue, un cervello di silicio messo a punto da IBM. Deep Blue si aggiudica subito il primo match, segnando la storia: per la prima volta un computer batte l’uomo in una competizione regolare. La partita finirà poi 4-2 per Kasparov. L’anno successivo il russo concede la rivincita a un Deep Blue decisamente potenziato (chiamato in via non ufficiale “Deeper Blue”). La macchina era in grado di valutare 200 milioni di mosse prima di decidere quale pedina muovere. Una capacità di calcolo immensa contro la quale nulla ha potuto Kasparov, che questa volta perde tra mille polemiche (sospetta infatti che ci sia una mano umana dietro alle mosse di Deep Blue). Non seguiranno altre rivincite in quanto IBM decide, poco tempo dopo, di smantellare il computer.

Oggi è possibile scontrarsi con delle versioni decisamente sofisticate di questi software, palestre indispensabili per ogni giocatore di alto livello. Allenamento quindi, ma cos’altro? Cosa serve per diventare un bravo giocatore di scacchi? Questa sembra essere una di quelle domande dalla risposta molto complessa. Sono stati compiuti numerosi studi per capire se la capacità di giocare a scacchi è correlata a qualche forma di intelligenza, ma la verità è che non esiste ancora una risposta chiara al quesito. Alcuni studi datati hanno documentato una correlazione nei bambini tra la capacità di giocare a scacchi e il QI. Tuttavia, questo non sembra essere il caso negli adulti. Sembra, inoltre, che non ci siano particolari legami nemmeno con la memoria visiva o una forma di intelligenza spazio-temporale. Studi più recenti hanno utilizzato tecniche di neuroimaging per capire se esistono delle differenze in alcune aree del cervello di giocatori esperti di scacchi in confronto ai non giocatori. Sembra, in effetti, che scacchisti di lunga data abbiano un diverso volume di materia grigia e un diverso spessore corticale rispetto ai controlli. Se queste differenze siano la causa o la conseguenza delle lunghe sessioni di scacchi resta ancora tutto da dimostrare. D’altronde, conformazioni cerebrali e QI a parte, è bello e poetico poter ancora definire quello di Caruana semplicemente come un “talento”, di quelli con cui ci nasci, e che sia proprio questo talento l’unica arma che gli ha permesso di sbaragliare la concorrenza.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: liz west, Flickr

2 Commenti

  1. A me sembra che nel gioco degli scacchi più che la logica pura verbale o immaginativa, sia più importante quella visiva e spaziale oltre ad un grande controllo emotivo mentre si sta perdendo o vincendo e soprattutto nella gestione del tempo del tempo della partita stessa!

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