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Eutanasia per i detenuti: Van Der Bleeken il primo di molti?

1920576575_a8e7b37768_zATTUALITÀ – Mentre in Italia tutto tace riguardo all’eutanasia legale e alla validità del testamento biologico, con una proposta di legge di iniziativa popolare ferma su una qualche scrivania del Parlamento da oltre un anno, in Belgio l’assassino e stupratore  ha ottenuto di poter morire, dopo tre anni di complesse battaglie legali.

È stata definita una sofferenza psicologica insopportabile quella del detenuto con alle spalle quasi 30 anni di carcere, che aveva già ribadito di non essere in grado di controllare la propria  violenza. Se rilasciato, spiegava, il suo comportamento si sarebbe ripetuto.  Quest’anno aveva dichiarato a VRT “Sono un pericolo per la società. Che cosa dovrei fare? Qual è lo scopo di stare seduto qui fino alla fine e marcire? Preferirei l’eutanasia”. E la richiesta è stata infine accolta, conferma il suo avvocato Jos Vander Velpen, in questi giorni Van Der Bleeken lascerà il penitenziario di Bruges per essere trasferito in un altro ospedale, dove incontrerà quella che viene chiamata “la dolce morte”.

Come riporta Newsweek, Van Der Bleeken aveva criticato aspramente la mancanza di terapie adeguate per la sua condizione. “Se le persone commettono crimini sessuali, bisogna aiutarle a gestire la cosa”, spiegava. “Limitarsi a rinchiuderle in prigione non aiuta nessuno: né il colpevole, né la società, tantomeno le vittime”. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha più volte sottolineato che il Belgio non fornisce adeguato supporto medico ai detenuti con disturbi mentali, né il corretto sostegno terapeutico.

Si tratta della prima volta che un detenuto riesce a ottenere l’eutanasia con una simile richiesta (diffusasi la notizia, riporta l’Independent, almeno altri suoi 15 compagni hanno chiesto informazioni al riguardo) ma non è certo il primo caso in cui viene approvata per sofferenze psicologiche. Nel 2012 c’è stata la vicenda di Marc ed Eddy Verbessen, due gemelli poco più che 40enni -entrambi sordi- i quali, una volta saputo che per un difetto genetico sarebbero presto diventati anche ciechi, hanno chiesto l’eutanasia. Nel gennaio del 2013, i media belgi hanno riportato la notizia della morte di entrambi.

Un altro caso, risalente invece a ottobre, è quello di Nathan Verhelst. Transessuale, ha chiesto di poter morire dopo il fallimento di numerose operazioni per cambiare sesso cui si era sottoposto, che l’avevano lasciato in una condizione di estrema sofferenza psicologica. Si sentiva “un mostro”. Wim Distelmans, medico specializzato in cure palliative, ha commentato al The Independent che dopo il caso Van Der Bleeken si aspetta di veder aumentare le richieste specialmente da parte dei detenuti. E sottolineato che sarà necessaria estrema cautela: l’eutanasia non deve diventare un’alternativa al fornire ai prigionieri le terapie delle quali hanno bisogno.

La legge che ha sancito la legalità dell’eutanasia in Belgio (di fronte a sofferenze fisiche o psicologiche insopportabili) risale ormai al 2002, mentre quest’anno il senato ne ha approvata una seconda, che ha aperto la possibilità della dolce morte a persone di qualsiasi età. Lo scandalo mediatico è ovviamente stato enorme, ma Els van Hoof e un ristretto gruppo di senatori sono intervenuti sul testo iniziale della legge, facendo sì che possa essere applicata solamente ai bambini con patologie in fase terminale e sofferenze fisiche impossibili da alleviare. Uno psicologo esterno all’equipe medica che ha trattato il caso specifico, inoltre, deve valutare le capacità di giudizio del bambino/a, per accertarsi che abbia pienamente compreso cosa significa morire.

La stessa van Hoof si è espressa anche nel caso di Van Der Bleeken, sottolineando che vari modi di interpretare la legge sull’eutanasia potrebbero rendere la questione preoccupantemente scivolosa. Un prigioniero, non terminale ma con sofferenze psicologiche permanenti, rappresenta un caso molto più controverso di quelli ai quali la legislazione belga si è applicata finora (ovvero persone anziane gravemente malate). La decisione medica e legale, che ha sancito che la patologia di Van Der Bleeken è da considerarsi incurabile e irreversibile, non è stata infatti condivisa da tutti.

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: Tim Samoff, Flickr

Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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