SCOPERTE

Fondersi per sopravvivere al buco nero

Trovata la spiegazione della natura di G2, l'oggetto strano al centro della nostra galassia

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SCOPERTE – È uno degli oggetti celesti che ha attratto maggiormente l’attenzione degli astronomi negli ultimi anni. Si chiama G2, si trova al centro della Via Lattea e per lungo tempo è stato considerato una semplice nuvola di idrogeno.
Ma in questa supposizione c’era qualcosa di non convincente, e la prova o la smentita poteva arrivare dall’osservazione di G2  durante il suo avvicinamento massimo al buco nero che sta al centro della nostra galassia. Infatti se la sua natura fosse stata quella di una nuvola gassosa, la forza eccezionale che avrebbe incontrato in prossimità del buco nero, l’avrebbe lacerata, provocando una sorta di esplosione pirotecnica. E invece l’oggetto ha continuato il suo moto lungo un’orbita ellittica e “lunga” 300 anni, ed è emerso dal periasse del buco nero acclamando una diversa spiegazione riguardo alla sua natura.

Nel numero di novembre di Astrophysical Journal Letters è apparsa una pubblicazione firmata dagli astronomi dell’UCLA, che sembra dare un’identità all’oggetto che in modo inspiegabile resiste alla forza gravitazionale del buco nero.
G2 sarebbe infatti una coppia di stelle binarie, capace di orbitare intorno al buco nero non senza avvertirne l’influenza: il potente campo gravitazionale del buco nero le farebbe infatti sovrapporre in un’unica stella, estremamente grande, rossa e avvolta da una nube di polveri e gas.

I buchi neri non possono essere osservati direttamente, ma i loro effetti si misurano dugli oggetti circostanti. La nuova forma “sovrapposta” in cui si è presentata questa coppia di stelle binarie, ha fatto emergere una nuova classe di stelle e spiegazioni inedite riguardo all’origine di alcune stelle osservate al centro della galassia, per cui era difficile trovare una giustificazione.
Secondo le recenti scoperte, due stelle che si trovino in prossimità del buco nero si sovrappongono e si espandono per un milione di anni, per poi tornare in una condizione di quiete. “Questo processo potrebbe essere accaduto molte più volte di quello che pensiamo” ha detto Ghez, una delle autrici dell’articolo. “Infatti le stelle al centro della galassia sono massive e binarie”. Ciò significa che avrebbero potuto subire in passato una sovrapposizione simile a quella di cui ora siamo testimoni. Mentre probabilmente G2 evolverà in una stella simile a quelle dell’ammasso stellare che si trova in prossimità del buco nero.

G2 è stato visualizzato in modo molto chiaro grazie ai telescopi del Keck Observatory: l’ottica del telescopio che vede nell’infrarosso, ha un sistema di adattamento in tempo reale per correggere le distorsioni dell’atmosfera terrestre.
Così G2 è apparso nella sua forma allungata, con un’enorme nuvola di gas e polveri surriscaldata che lo avvolgono.
“Abbiamo osservato un fenomeno legato ai buchi neri che non era possibile osservare da nessun altra parte dell’universo”, ha commentato la Ghez entusiasta delle sue osservazioni.

@AnnoviGiulia

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: NASA, Flickr

Giulia Annovi
Mi occupo di scienza e innovazione, con un occhio speciale ai dati, al mondo della ricerca e all'uso dei social media in ambito accademico e sanitario. Sono interessata alla salute, all'ambiente e, nel mondo microscopico, alle proteine.

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