mercoledì, Dicembre 19, 2018
SCOPERTEULISSE

Philae si è addormentato. Ora cosa ci aspetta?

Quello che abbiamo imparato e quello che possiamo ancora imparare sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko

Rosetta's_Philae_on_Comet_67P_Churyumov-Gerasimenko

SCOPERTE – Da mesi su OggiScienza seguiamo i passi della missione Rosetta e abbiamo già commentato il successo dell’atteraggio del Lander Philae sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Ora, a causa della poca luce che colpisce i suoi pannelli solari, Philae è andato in ibernazione dopo aver fatto buona parte dei lavori previsti. Ripercorriamo brevemente le sue ultime ore di attività e cerchiamo di capire cosa si è scoperto.

Come accennato, non sono mancati i colpi di scena: il modulo Philae, infatti, ha avuto un atteraggio piuttosto rocambolesco sulla cometa, per via di un malfunzionamento nel sistema che avrebbe dovuto frenarlo. Così, complice una gravità bassissima (100 Kg equivalgono ad appena un grammo sulla cometa), Philae è rimbalzato due volte sulla superficie della cometa e si è fermato in un luogo diverso da quello stabilito. Un luogo buio che, gli esperti l’avevano capito, non avrebbe consentito al modulo di “ricaricarsi” coi suoi pannelli solari. E, non avendo funzionato nemmeno gli arpioni che dovevano saldarlo al terreno, si temeva che non si sarebbe potuti procedere nemmeno alle trivellazioni, tra gli obiettivi più importanti della missione.

Ma Philae cel’ha fatta: con un count-down al cardiopalma (circa 60 ore totali, dopo “un’attesa” di dieci anni), il piccolo robottino è riuscito a utilizzare tutti i principali strumenti che aveva in dotazione.

Innanzitutto foto spettacolari, grazie a CONSERT (COmet Nucleus Sounding Experiment by Radiowave Transmission experiment), un sistema di trasmissione di onde radio che ha anche permesso l’individuazione del luogo esatto di Philae. Potrà sembrare banale, ma compiere operazioni di questo tipo considerando i 500 milioni di chilometri che ci separano dalla cometa è davvero stupefacente.

Grazie ai sistemi MUPUS (Multi-Purpose Sensors for Surface and Sub-Surface Science) e APXS (Alpha X-Ray Spectrometer) è stato possibile analizzare la superficie della cometa per scoprire caratteristiche termiche, meccaniche, densità e perfino la composizione elementare. Un strumento “fratello”, chiamato PTOLEMY, è stato in grado di fare analisi che ci diranno i gas (in particolare i costituenti) presenti sulla superficie della cometa.

Il fiore all’occhiello, però, è il trapano SD2, di realizzazione italiana, che è riuscito, nonostante i timori, a perforare la crosta della cometa fino a 25 centimetri di profondità, raccogliendo campioni di materiale che gli scienziati stanno analizzando attraverso lo strumento COSAC (COmetary SAmpling and Composition).

Cosa si è già scoperto?

Per esempio che la cometa ha una superficie tutt’altro che morbida, anzi: ha un aspetto roccioso ed è dura e comparabile al ghiaccio (la temperatura registrata era di -153 gradi). I dati sembrano esser stati confermati anche da SESAME (Surface Electrical, Sismic and Acoustic Monitoring Experiment). La cometa, inoltre, presenta sulla superficie uno strato di 10-20 centimetri di polveri.

Ma la notizia forse più eccitante è, stando ad analisi preliminari, nell’atmosfera vi è la presenza di molecole organiche, ulteriori analisi serviranno per capire quanto siano complesse queste molecole.

E ora? Saranno necessari anni di lavoro per analizzare in maniera completa tutti i dati, ma nel frattempo gli scienziati sperano che  Philae possa riattivarsi.

I ricercatori, infatti, prima che Philae entrasse in ibernazione, hanno tentato una manovra di rotazione per orientare il modulo verso il Sole. Ora Philae riceve ancora troppa poca luce per potersi attivare e ricaricare, ma la speranza è che nei mesi a seguire, con l’avvinamento della cometa al Sole, la rotazione e l’aumento di getti di gas, potrebbe far ricevere ai pannelli solari una maggior quantità di luce o, addirittura, spostare il Lander in una posizione più favorevole. Non c’è alcuna certezza ovviamente (a causa della bassissima gravità i getti potrebbe addirittura proiettare Philae fuori dalla cometa), ma come si dice “la speranza è l’ultima a morire”.

Nel frattempo godiamoci questo momento incredibile, rimaniamo in attesa delle analisi degli scienziati e ricordiamo che Rosetta, la sondra madre che gira intorno alla cometa, sta ancora lavorando.

La sonda, infatti, è su un’orbita a circa 30 chilometri di distanza dalla superficie e a breve arriverà fino ai 20 per poter seguire la cometa nella sua fase di avvicinamento al Sole.

Comunque vada per Philae, dunque, le scoperte non sono ancora finite.

@FedeBaglioni88

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   
Crediti immagine: DLR, Flickr

Federico Baglioni
Biotecnologo curioso, musicista e appassionato di divulgazione scientifica. Ho frequentato un Master di giornalismo scientifico a Roma e partecipato come animatore ai vari festival scientifici. Scrivo su testate come LeScienze, Wired e Today, ho fatto parte della redazione di RAI Nautilus e faccio divulgazione scientifica in scuole, Università, musei e attraverso il movimento culturale Italia Unita Per La Scienza, del quale sono fondatore e coordinatore. Mi trovate anche sul blog Ritagli di Scienza, Facebook e Twitter @FedeBaglioni88

2 Commenti

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: